INTERVISTA A LIVIA GROSSI

IL DOPPIO FEMMINILE E LA VERA IDENTITA' DI OGNUNO

a cura di Claudia Notargiacomo

Cara Livia,

 

eccoci finalmente con i lettori di Abc Milano News, dei quali ti ho tanto parlato. Il nostro è un pubblico curioso e appassionato, pieno di risorse e che ha voglia di approfondire ed evolvere insieme a noi. Ci piace parlare di ciò che ci coinvolge e che ci appassiona ed ecco perché mi ritrovo a seguire il tuo interessantissimo lavoro sul tema dell'identità femminile, che sviluppi e declini attraverso molteplici strumenti. Stiamo, in questo caso, parlando del nuovo testo "Il doppio femminile", che andrà in scena il 26/27 febbraio presso lo spazio Teatro NO'HMA Teresa Pomodoro (ingresso libero e gratuito) e che ti è stato commissionato da Livia Pomodoro (presidente del tribunale Milano) che lo dirige. Ti interroghi sulla vera identità e sulla responsabilità di ognuno in quanto essere umano...aiutaci a capire meglio, per favore.

Livia Grossi (GIORNALISTA FREE LANCE DEL CORRIERE DELLA SERA)

risponde Livia Grossi

 

Il tema è proprio quello dell'identità. La questione femminile è importantissima e in questo momento storico è necessario alzare la guardia, ci sono gravi arretramenti e sono sotto gli occhi di tutti. Non mi riferisco solo al femminicidio che segna i nostri giorni, ma anche alla questione identità al di là del ruolo sociale di madre, moglie, sorella che possiamo avere. La ricerca dell'identità in quanto individui, persone, in quanto Livia, Claudia, Maria... e basta. Questo lavoro, che presenterò il 26 e 27 febbraio, parla proprio di questo delicatissimo tema e fa parte di un percorso più ampio. La prima parte è sull'identità negata, un lavoro di qualche tempo fa, che si basa sull'intervista a Puska. Una vergine giurata albanese, donne-uomo albanesi, le vergini giurate, che, secondo l'antica legge del Canun, solo se rimaste senza uomini in famiglia e se vergini, hanno la possibilità di conquistare rispetto e libertà per sé e la propria famiglia, scegliendo per sempre abiti, pensiero e comportamento maschili, rinunciando ad essere donne. In questo caso ho scelto lo strumento a me caro dell'intervista, ma ci sono stati poi lavori differenti, dall'ironico monologo che ho scritto ispirandomi a un immaginario ufficio anagrafe che mi costringe a barrare con le sue stupide crocette il casellario dei ruoli e della dignità sociale, e varie riflessioni su antichi slogan femministi degli anni Settanta su che cosa è rimasto nel nostro tempo. 

 

L'intervista rappresenta uno strumento molto interessante, permette di  capire, conoscere e sentire chi abbiamo davanti e intorno: tu hai scelto questo strumento per andare in mezzo alla gente comune, alle persone, in mezzo a chi ha qualcosa da dire, insomma, perché lo vive quotidianamente. Una delle tappe salienti di questo percorso è costituita dalle quattro interviste a donne straniere per le strade della città.

 

risponde Livia Grossi

Esattamente questo è il punto, vivere l'esperienza per poterne parlare e per poter trasmettere qualcosa a chi ci ascolta. Sono per una comunicazione che arrivi dentro, sono per un giornalismo emotivo che porti l'informazione nella pancia e non solo nella testa, perché una scrittura che ti fa vedere le cose può cambiarti da dentro. Stai parlando delle interviste che ho condotto per le strade di Milano, tra le donne straniere, alle quali ho chiesto quale fosse secondo loro la differenza tra uomo e donna...ho intervistato donne africane, brasiliane, una giapponese e una cinese, è uscito di tutto... una grande esperienza che ho voluto condividere. E' questo il senso delle interviste che propongo durante i miei reportage teatrali, utilizzare strumenti che arrivino e trasmettano emozioni, affinché l'informazione non si fermi alla mera conoscenza di un fatto, ma arrivi a far riflettere e magari guardare se stessi e ciò che ci circonda con altri occhi.

 

Donne e potere. Molti gli uomini che si spaventano davanti ad una donna potente, ancora troppe le donne che non osano neanche immaginare di poter dirigere, gestire, scegliere le sorti di un'azienda, di un governo, di una nazione, eppure lo fanno da sempre: dirigono, gestiscono e scelgono le sorti di  intere famiglie, magari nel silenzio delle lotte quotidiane, donando al maschio di casa l'onore del titolo di capitano...e qui volevo arrivare. Tu ci parli proprio di un capitano in uno dei tuoi lavori: una donna che non rinuncia alla chioma bionda, né tanto meno alla propria femminilità, ma si mette la divisa militare.  Cosa crede di fare questa donna?

 

risponde Livia Grossi

Già...cosa crede di fare...(Livia sorride). Cosa ha già fatto! E' la risposta. Stiamo parlando di una delle prime donne capitano dell'esercito e che, precisamente, fa parte della Riserva Selezionata dell'esercito italiano. Questa donna veste la divisa da uomo durante il lavoro, ma non rinuncia alla propria femminilità, il suo modo di parlare gentile ma determinato, i suoi anelli e i suoi capelli biondi rappresentano questo. La sua sfida è ambiziosa, vuole cambiare da dentro la percezione dell'uomo, si tratta di una sfida quotidiana e consiste nel sentirsi assolutamente donna, occupando il posto di responsabilità che le interessa e per il quale è pronta, tecnicamente, psicologicamente, moralmente, professionalmente. Il potere "alla maschio" non ci serve, si parla di professioniste che hanno tutti i requisiti per ricoprire cariche di potere, nel rispetto di ciò che sono.

 

Insomma, non è una "mascherata"...

Tornando al teatro, Livia, il reading a cui assisteremo questa settimana come si svolge?

 

risponde Livia Grossi

Si tratta di una lettura, accompagnata da musica dal vivo. Sarò sola in scena, in qualità di giornalista che dà voce alla proprie interviste e al proprio lavoro. Come ti spiegavo prima, si tratta di un giornalismo emotivo, la notizia è detta guardando negli occhi il lettore/spettatore! Il mio obiettivo è quello di parlare alle persone arrivando al cuore, perché se l'informazione arriva al cuore ha più valore. Solo attraverso il confronto con la realtà, "stando nella vita" si può sentire ed entrare veramente nelle questioni per poi trasmetterle agli altri. La comunicazione è un regalo e non pretende nulla indietro: è necessario rifare il punto su questo tema. In Africa ho osservato alcuni griot autentici, antichi cantastorie che tengono viva la memoria dei loro Paesi, la forza dell'incontro, delle loro parole dette in modo semplice e diretto, il racconto di ciò che è stato vissuto... è uno strumento potentissimo!

 

Carissima Livia, ti ringrazio per le riflessioni, per l'entusiasmo e per il prezioso lavoro che stai conducendo per noi tutte, anzi per noi tutti! Spero vorrai essere nuovamente nostra ospite presto, abbiamo bisogno di momenti di approfondimento come questo e ci piacerebbe portare avanti questo confronto davvero costruttivo e contagioso. Come giornalista, invece, voglio ringraziarti per questa stupenda lezione di comunicazione. A presto!