INTERVISTA A FLAVIO OREGLIO

Direttore artistico del progetto Musicomedians, in occasione della serata del mercoledì (Musicomedians Club) ispirata al "CABARET ARTISTIQUE", presso il Blueshouse di Milano.

a cura di Claudia Notargiacomo

Buongiorno Flavio, eccoci in un luogo speciale dove si respira un'atmosfera diversa dal solito, il Blueshouse, infatti, è uno di quei locali milanesi che dà spazio ad un certo tipo di ricerca artistica. E allora parliamo del "cabaret artistique" di Musicomedians Club, il progetto del quale sei il direttore artistico e che proponi in questo luogo. Innanzitutto, credi che le persone abbiano voglia di mettersi in gioco, per accogliere un divertimento che muova i pensieri e stimoli la riflessione?

 

Flavio Oreglio – Parole impegnative… mi viene in mente l’Avvelenata di Guccini nel passaggio che dice “Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni”… Difficile se non impossibile cambiare il mondo con lo spettacolo, quello che possiamo provare a fare è tenere i cervelli accesi. Con il progetto Musicomedians ci prefiggiamo il compito di recuperare lo spirito del cabaret delle origini che integrava diverse forme artistiche ed espressive. Coniugare divertimento e pensiero è un punto fondamentale della nostra filosofia, ma il divertimento non è rappresentato solo dal ridere. Quella che promuoviamo è una proposta variegata di “spettacolo intelligente”, che abbia in sé significati artistici e racconto, uno spettacolo per chi non si accontenta di quello che oggi passa il convento. L’idea di fondo del progetto Musicomedians - che ha preso corpo al “Musicomedians Club” - è esattamente questa: un cabaret che si ispira alla tradizione riproposto in chiave moderna, anzi modernissima... non siamo dei nostalgici, vogliamo solo recuperare lo spirito originario del cabaret per declinarlo con le parole e il linguaggio dell’oggi. Mi spiego meglio. Il cabaret è nato a Parigi con il celebre CHAT NOIR, fondato nel 1881 da Rodolphe Salis ed Emile Goudeau. In quella proposta originaria - imprescindibile come punto di riferimento - convivevano molteplici espressioni intellettuali, oltre che artistiche. Dalla canzone d'autore, alla poesia, dalla critica sociale alla satira politica, dalle arti grafiche (vignette, fumetti) al dibattito intellettuale: un modo di fare spettacolo in antitesi con quello che caratterizzava la Belle Epoque e che preferiva un divertimento più leggero e festoso, fatto di mondanità e sfrenata allegria: quello del Moulin Rouge per intenderci e del mitico Can Can. Il "cabaret artistique" nacque proprio come movimento alternativo, raccogliendo in un’unica proposta diverse nicchie che provenivano dai cosiddetti “caffè bohemien”, dove pittori, poeti e musici si distinguevano per i contenuti trattati e le modalità con cui li esprimevano.

 

 

Insomma, non la risata a tutti i costi... Spesso il pubblico cerca, però, un divertimento che lo allontani proprio dal pensiero, per distrarsi, per godersela, per lasciarsi alle spalle le preoccupazioni o le insoddisfazioni della giornata...

 

Flavio Oreglio - Dovrebbero venire a trovarci! Durante i nostri spettacoli ci si diverte e si ride moltissimo, e comunque assistere alle performance di questi artisti sconosciuti ai più, perché non presenti in televisione, è un’esperienza interessante. Molte persone, dopo le rappresentazioni, mi fermano per dirmi che non hanno mai visto una cosa del genere e continuano a tornare perché ogni mercoledì, al Blueshouse, proponiamo artisti diversi e situazioni nuove: amiamo sperimentare! E proprio la sperimentazione ha caratterizzato il cabaret fin dalle sue origini. Stiamo combattendo una vera e propria battaglia, perché vogliamo che alla parola cabaret venga attribuito il significato corretto, che non è ridurre la proposta alla mera comicità. Pensare che tutto ciò che fa ridere sia cabaret è come pensare che tutto ciò che si mangia sia caviale. E’ una battaglia culturale minimalista ma importante, e la stiamo conducendo attraverso molteplici strumenti, primo tra tutti quello della ricerca storica che indaghi il percorso del cabaret in modo tale da comprenderne realmente il significato.  

 

 

"La vera storia del cabaret" è il testo che hai scritto per riassumere i passaggi salienti di questa ricerca, pubblicato da Garzanti nel 2012, rappresenta una pietra miliare nel cammino che state facendo: la vostra è un'operazione molto complessa e che prevede un lavoro serissimo, ma anche coraggio e determinazione nella lotta per il cambiamento. Quali sono gli altri momenti catartici di questo percorso?

 

Flavio Oreglio – Il progetto Musicomedians si articola in diversi momenti: La ricerca svolta (e il testo che ne è scaturito) certamente e poi il laboratorio artistico del Musicomedians Club che abbiamo insediato al Blueshouse. Tuttavia, il passaggio che considero più importante sarà l’insediamento del progetto Musicomedians alla Corte Ospitale di Rubiera (RE), lì finalmente il Centro Studi troverà una sede e potremo nuovamente dare vita al Festival “Musicomedians - Percorsi d’autore” che in questi ultimi due anni è rimasto in sospeso. Una cosa va detta: la riproposta dell’idea originaria del cabaret offre sicuramente un modo stimolante di vivere il tempo libero, un tempo importantissimo e fondamentale. In un profetico saggio del 1967 intitolato "La società dello spettacolo", il filosofo, scrittore e regista Guy Debord denunciò tutto quello che poi si è puntualmente verificato in questi ultimi trent’anni. Debord osservò che in futuro (scriveva nel 1967), tenendo conto delle conquiste sindacali del suo tempo, presumibilmente, la cosiddetta “classe subalterna” avrebbe avuto sempre più tempo libero a disposizione. Lui considerava questo un dato importante su cui riflettere, perché per sua natura, il tempo libero è potenzialmente rivoluzionario. A quel punto profetizzò una società del futuro in cui la “classe dominante” avrebbe cercato di impossessarsi del tempo libero della classe subalterna, proprio per impedire rigurgiti pericolosi di libero pensiero e libero confronto… Ma questa è un'altra storia o forse è la stessa. Comunque troppo lunga da affrontare ora.    

 

 

Terrei moltissimo ad approfondire questo discorso estremamente interessante... Per il momento ti sono grata per tutto il tempo che hai dedicato a me e ai nostri lettori e spero davvero tu abbia voglia di proseguire con noi questo racconto, saremo felici di averti come ospite per approfondire un po' alla volta i molti spunti che ci hai regalato...

 

 

Flavio Oreglio – Per me va bene, io ci sono.