Zona 8. Piazzale Accursio e dintorni

Vecchi e nuovi volti del quartiere.

Viaggio a puntate nei ricordi, nei resti di quanto è stato e non è più, e soprattutto nelle immagini di ieri e di oggi, per vedere come, nel corso di un secolo, può cambiare radicalmente un territorio e acquisire nuovo vigore e nuove abitudini, non escludendo, nell’azione inevitabile di cementificazione, il fattore natura e il lato umano.


Non succede spesso di vedere ridisegnate zone intere di una città, in periodi di tempo relativamente brevi e, come è successo nel nuovissimo quartiere Garibaldi-Isola, perdere completamente ogni punto di riferimento sentendosi quasi estraneo, un turista, a casa propria. È un po’ quello che è successo anche in Zona 8 nel quartiere del Portello.


Storicamente, quando si parla del Portello immediatamente il pensiero, o meglio il ricordo, di quelli ‘di una certa età’, ma neanche tanto in là (basterebbe avere già solo 40-50 anni), risale all’area occupata dagli stabilimenti industriali dell’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili (già Alfa Romeo), ma questa è un’altra storia.


Dalla dismissione dell’area industriale, avvenuta solo negli anni Ottanta (1982), dopo un ventennio circa di ‘tranquillità’ per il quartiere, ma non per il Comune di Milano e la Regione Lombardia occupate a valutare le numerose proposte di un nuovo inquadramento da dare all’immensa area oramai liberata dalle macerie dello storico quartiere industriale, all’inizio del nuovo secolo 2000, prende il via il Piano di Intervento Integrato (PII) Progetto Portello, i cui obiettivi, a partire dalla riqualificazione delle aree dismesse ex Alfa Romeo e ex Lancia, focalizzano il recupero e la restituzione alla città di spazi fino ad oggi specializzati e chiusi, creando un nuovo grande parco, aree e piazze attrezzate, servizi, nuove abitazioni.


Tutto nella prospettiva di funzioni compatibili con il tessuto urbano circostante e umano, oltre ad una riorganizzazione del sistema viabilistico. Passeggiando per il quartiere, è proprio il caso di dirlo, si può osservare con i propri occhi il piano di riconversione territoriale, peraltro ancora in atto.


Si può cominciare ad esempio prendendo un caffè ad uno dei bar del centro commerciale Iper, che da un punto di vista architettonico, per alcune particolari proposte commerciali e soprattutto per il suo forte carattere di aggregazione sociale assunto nel corso dei dieci anni dalla sua nascita, risulta un punto focale nel quartiere. Dal centro commerciale ci si può allungare fino ai nuovi palazzi, secondo la nuova toponomastica decisa dai giovani del quartiere, attraversare il vialetto custodito al loro interno e arrivare fino alla collinetta, situata tra viale R. Serra e via De Gasperi.


Si tratta di un parco di 65.000 mq di superficie, collegato tramite una passerella con la Montagnetta di San Siro, e come questa anch’esso costruito con macerie e terra di scavo. Si tratta di un’opera architettonica ambientale e la sua bellezza è osservabile nella sua interezza soltanto scalandola fino in cima, seguendo un percorso a spirale. Al suo interno, insieme ad un’inaspettata pace e tranquillità, considerando la location, si trova un piccolo laghetto, ma non è l’unica sorpresa che riserva.


Arrivati in cima ci si trova giustamente davanti una fontanella, per riprendersi un po’, e una scultura, che rappresenta la doppia elica del DNA. Allungando poi lo sguardo oltre le transenne ci si trova faccia a faccia con le nuove strutture di FieraMilanoCity, situate oltre viale Serra, anche queste fondate su progetti architettonici ad impatto ambientale di grande scala e messe in comunicazione tra di loro con percorsi pedonali sopraelevati, che oltrepassano le infrastrutture stradali esistenti e organizzano una sequenza di luoghi non proprio vicini, rendendoli facilmente raggiungibili e accessibili, in una dimensione umana che è quella pedonale.


La creazione di un parco è già una vittoria per il cittadino, averlo fatto poi ‘in verticale’ ha risolto sicuramente l’oneroso problema dello smaltimento delle macerie e delle enormi masse di terreno di risulta, ma avergli dato carattere di sostenibilità ambientale e sociale è altro.


È l’uomo che prima di creare pensa e lo fa in funzione di proteggere se stesso e quindi la sua specie. Le creste verdi del nuovo Parco del Portello, in questa ottica, non sono solo belle da vedere ma ci rassicurano anche molto.


di Alida Parisi