Opera: il carcere si fa teatro

Con la compagnia teatrale Opera Liquida

«Opera Liquida trasforma la liquidità da negativa, o caratteristica faticosa della vita contemporanea, a valore fondante. All’interno di un carcere, dove le mura e i cancelli delineano con rigore i confini e le barriere, la liquidità di un’opera artistica e culturale assume una caratteristica assoluta di libertà. Perché la creatività è duttile, non conosce frontiere né barriere, non si ferma davanti alle serrature».


Il Festival del Teatro Carcere di Opera, Prova a sollevarti dal suolo, ha aperto con lo spettacolo Anime cosmetiche che si è svolto giovedì 13 novembre presso il Teatro Stabile In Opera. L’iniziativa è coordinata e diretta da Opera Liquida, associazione e compagnia teatrale attiva dal 2009 nella Casa di Reclusione Milano Opera.

 

«La sfida è che questo Stabile risieda nel luogo rimosso dalla coscienza civile per eccellenza, la volontà è che divenga un punto di forza, uno strumento reale di inclusione sociale, non solo per i detenuti ma per la società tutta»

Il carcere, luogo tenebroso, purgatorio delle anime peccatrici e luogo di sofferenza delle stesse. Il carcere, luogo di lacrime, di dolori e addii. Il carcere, luogo di pensieri, riflessioni, considerazioni sul passato, presente e futuro. Il carcere è anche luogo di miracoli, come quello accaduto giovedì 13 novembre presso la Casa di Reclusione di Opera, dove l’associazione Opera Liquida ha presentato lo spettacolo teatrale Anime Cosmetiche, regia di Ivana Trettel e interpretato dagli attori detenuti nel carcere. Uno show entusiasmante dove i protagonisti sono proprio loro, i detenuti, uomini che hanno perso il primo tempo della vita, ma che hanno ancora tutto il secondo tempo da giocarsi, più gli eventuali supplementari.


I temi affrontati sul palcoscenico, durante la serata di apertura di questo nuovo teatro, aperto alla cittadinanza e desideroso di rappresentare un luogo di evoluzione e crescita, sono molteplici. Gli appassionati attori animano con sentimento e partecipazione il palco, interpretando le paure, le difficoltà e i sensi di colpa, tipici della società contemporanea, ma qui viene rappresentato anche il tema della crisi economica che affligge i nostri tempi.


Lo strazio della solitudine e della malinconia rispetto, per esempio, ad un amore “recluso”, lontano, che non può essere vissuto e che manca terribilmente, arriva con forza e stravolge lo spettatore che vibra delle stesse vibrazioni che pervadono il palco durante l’urlo di dolore di chi ormai abbraccia il vuoto. Determinante l’energia, interessanti le performance, attuali i contenuti: il risultato è, indubbiamente, uno spettacolo coinvolgente e penetrante, che non lascia indifferenti.

 

Sono Alby Abazaj, Marian Cristescu, Davide De Lucci, Samuel Ferrera, Ilir Hamitay, Walter Pagani, Giuseppe Pellitteri e Luca Zanzottera i protagonisti di questo palco vivo e in fermento, capaci di trasmettere emozione e passione, far circolare energia, rendendo questa realtà, il carcere, un luogo da reinserire e non escludere nel panorama della società.


Claudia Notargiacomo, Marco Feliciani


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