La gabbia dei topolini

Ci incontriamo e ci scontriamo in spazi sempre più ristretti, tanto da risultarci insopportabili

Ai primordi della ricerca sociologica c’era la gabbia dei topolini, nella quale, ribattezzati scientificamente cavie, ne venivano studiati i modi di agire in varie situazioni, tutti codificati, e dall’esperimento se ne ricavavano teorie comportamentali elementari.


Insomma, in laboratorio si poteva facilmente constatare che più aumentavano i topolini nella gabbia, più la convivenza diventava difficile e cresceva l’aggressività dei singoli e del gruppo. Ecco come, in modo un po’ fantasioso, inquadriamo l’epoca che ci troviamo a vivere e come, in un clima teso e spesso intollerante, la reazione individuale e popolare influenza le azioni della politica, delle amministrazioni locali e persino dei condomìni.


Anche la stampa, dalle più svariate vedute, con il culto dello scoop o per compiacere i propri lettori (e tenere le vendite), fa la propria parte di amplificatore, in questo rimbombare continuo di sbarchi, occupazioni abusive, sgomberi, racket, mafia, cronaca nera e mala politica.

Se solo analizziamo quello che sta accadendo nella nostra Milano (non solo in questi giorni) e quello che vediamo di persona nei nostri quartieri, c’è da rimanere smarriti e enormemente preoccupati per gli episodi delinquenziali e di inciviltà da una parte e per gli umori di intolleranza e ostilità verso quelli che consideriamo diversi o intrusi.


Anche i cittadini con le più ferme convinzioni democratiche e di accoglienza vacillano di fronte a violenti episodi di scontri tra le Forze dell’ordine e i manifestanti. La Polizia (di Stato e Locale) «in prima linea che manganella e pesta della povera gente che non sa dove andare (caso sfratti)» è solo un flash della realtà, perché la foto verosimile è quella che spesso, se si arriva a questo, dietro c’è un eccesso di tutela o un ordine sbagliato, e dall’altra parte tanta istigazione innescata da veri e propri professionisti della provocazione e del caos.


Quindi come risultano condannabili tutte le azioni di forza della polizia contro persone inermi o disarmate e le mille angherie della burocrazia, così risultano non più sopportabili gli atti quotidiani di vandalismo becero e spesso idiota (graffitari che imbrattano lapidi e monumenti), le arroganze e le violenze ad opera di veri e propri delinquenti (in un miscuglio ideologico-malavitoso) che sfruttano persone disperate come nel caso delle occupazioni.


Dolorose e scioccanti diventano le imprese di ladri di appartamenti che violano la profonda intimità familiare per rubare (spesso) solo poche gioie che rappresentano i ricordi di una vita, promesse d’amore e pezzi di affetti familiari. Veramente fastidiosi poi, gli assalti agli automobilisti ai semafori, con vere e proprie prepotenze intimidatorie, spesso a carico di donne sole. Insopportabili gli schiamazzi e la sporcizia lasciata in giro, con un uso odioso dei giardinetti pubblici, che poi di giorno sono frequentati da bimbi, mamme e nonni.


Odioso, veramente odioso, l’occupazione di alloggi di altra povera gente sola, che teme persino di perdere la propria casa (compreso mobili e letti) in occasione di un improvviso ricovero in ospedale o al pronto soccorso. Insomma le misure della protesta e della rabbia si stanno colmando e quando questo succede si arriva all’irrazionale e all’odio per l’altro, al razzismo incontrollabile, alla cecità dei bersagli senza distinguere il grano dal loglio (erba infestante).


In tutto questo impasto di rabbia e di odio trovano alimento e speculazione filoni politico-culturali che formano partiti o li fanno rivivere, che invocano azioni e regimi repressivi che per storia sono stati un disastro per l’umanità. Non ci sentiamo adeguati a sciorinare ricette, sarebbe ridicolo, ma su una cosa ci sentiamo di interloquire: salviamo almeno la generazione dei nostri figli e nipoti (bambini, ragazzi e i tanti adolescenti) che sono spugne, avidi di sapere e di conoscenze.


E invitiamo i genitori, la scuola, gli insegnanti, i nonni a dare loro insegnamenti (ed esempi) di educazione civica se vogliamo salvare il loro futuro e quello della futura società. L’abbiamo, nel nostro piccolo, sperimentato con la Redazione ABCJunior assistendo a miracolosi recuperi di bambini e ragazzi con la voglia di ben fare.


Se abbiamo aperto questo nostro articolo con la metafora dei topolini in gabbia e del fenomeno dell’insofferenza, vogliamo chiuderlo, per darci speranza in un prossimo futuro, con quella di un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che fa vedere insieme, Papa Francesco con l’Imam di Istambul, vestiti in modo simile di bianco, pregare insieme nella Moschea Blu, scambiarsi doni e segni di fratellanza, con papa Bergoglio che scalzo tendeva la mano all’Islam e il Gran Mufti che spiegava versetti del Corano al Papa di Roma. Una speranza che apre il cuore.


Giovanni Russo

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