Festival teatrale del carcere di Opera

Chiude con lo spettacolo “Ma i sogni li ho persi?”

E’ con lo spettacolo “Ma i sogni li ho persi?”, splendidamente rappresentato sul palco del Teatro Stabile di Opera giovedì 11 dicembre, che si è concluso il Festival PROVA A SOLLEVARTI DAL SUOLO, coordinato e diretto da Opera Liquida, associazione e compagnia teatrale attiva dal 2009.


Il Festival ha rappresentato un’importante iniziativa promossa dall’associazione e compagnia teatrale Opera Liquida: tra gli obiettivi quello di aprire le porte del Teatro Stabile alla cittadinanza al fine di creare un punto di contatto e scambio tra i detenuti e il mondo esterno. Tra le priorità, dunque, quella di sensibilizzare la cittadinanza attraverso la rappresentazione di spettacoli interpretati anche da attori detenuti o ex detenuti, che raccontano storie personali di vita vissuta.

 

La regia dello spettacolo è di Ivana Trettel, gli appassionati attori sono Roger Mazzaro, Aferdita Arapi e Ivana Trettel, capaci di trasmettere e comunicare emozioni e sentimenti, animando un palcoscenico sempre coinvolgente e toccante. La storia è quella di Roger Mazzaro, attore ex detenuto di Opera: è una storia autobiografica scritta durante il periodo della reclusione. A partire dai ricordi d’infanzia, viene ripercorsa la vita di Mazzaro, dalla violenza alla delinquenza, passando attraverso il racconto delle emozioni e dei momenti d’amore.


E’ attraverso il racconto delle numerose carcerazioni che viene ripercorso il processo psicologico ed emotivo di questa graduale evoluzione, che porterà il protagonista a ritrovare la speranza. Roger, infatti, è intorno ai quarant’anni che ritrova la fiducia in un possibile cambiamento, arrivando alla consapevolezza della possibilità di un nuovo cammino nonostante le complessità e gli ostacoli da affrontare.  

Lo strumento del teatro diventa una vera e propria ancora di salvezza, in quello che è il momento di peggiore sconforto, quando l’uomo è, ormai, privo di ogni speranza; egli sente di essere in un limbo: vive, ma non riesce a vivere.. è morto ma non riesce a morire..


Attraverso questa rappresentazione, passa ai detenuti il concetto che il teatro può essere un’occasione di rinascita, una seconda chance, un modo per ricreare i legami con il mondo esterno, attraverso il racconto di un mondo lontano ai più e la rappresentazione di un vissuto difficile e problematico, fatto di paure e sensazioni, di ricordi e speranze. Poter interpretare differenti ruoli, recitando su un palcoscenico, permette ai detenuti di compiere un prezioso percorso interiore e allo stesso tempo di far vivere sul palco una realtà da comunicare e far conoscere.


Claudia Notargiacomo Marco Feliciani