L’economia italiana 

tra stagnazione e timidi segnali di ripresa

Gli ultimi dati sullo stato dell’economia italiana continuano a mostrare una situazione di sostanziale immobilità. Nel terzo trimestre del 2014 il Prodotto interno lordo è sceso dello 0,1% e, come avverte la Banca d’Italia, la dinamica di lieve contrazione che persiste dal 2013 è dovuta al calo degli investimenti, sia in costruzioni che in beni materiali, non compensate dal lieve aumento dei consumi delle famiglie, registrato a partire dal 2013.


E le famiglie come hanno reagito al perdurare della crisi? Spendendo di più in beni durevoli e aumentando la propensione al risparmio, a fronte di una contrazione del grado di fiducia sia sulla propria situazione economica che di quella del Paese. Interessante è anche la dinamica del debito delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile, che mostra una lieve riduzione nel corso dei primi tre trimestri del 2013: il livello registrato è del 62%, ben al di sotto della media delle famiglie dell’area Euro al 97%.


E il mercato del lavoro in quali condizioni versa? Alcuni timidi segnali di ripresa sono stati registrati nel terzo trimestre del 2014, fra cui l’aumento delle ore lavorate e del numero degli occupati, soprattutto di quelli dipendenti operanti nei servizi privati. Ma il tasso di disoccupazione è salito ancora al 12,8%, a causa dell’aumento del tasso di attività, ossia del numero di persone che offrono lavoro.


Il giudizio complessivo che si può trarre dalla fotografia dei dati forniti dalla Banca di Italia è, come al solito, di complessiva tenuta del sistema sociale su cui si fonda il nostro Paese, ovvero la famiglia. L’alta propensione al risparmio e il contenimento dell’indebitamento segnalano la capacità delle famiglie di assorbire le conseguenze negative di un contesto economico ‘fragile’, in cui la disoccupazione, e soprattutto quella giovanile, resta a livelli preoccupanti, gli investimenti languono e la domanda estera dei nostri prodotti diminuisce, soprattutto quella proveniente dagli altri Paesi dell’Unione europea.


Segnali incoraggianti per il futuro provengono dalla forte ripresa dell’economia statunitense e dalla forte riduzione del prezzo del petrolio, a cui la nostra economia è fortemente dipendente, per le note scelte di politica energetica e dei trasporti che ereditiamo dal passato.


Restano cruciali per una compiuta ripresa economica sia la crescita degli investimenti che la ripresa della domanda globale. E il Governo può giocare un ruolo cruciale nel creare le condizioni per la ripresa se sarà in grado finalmente di adottare una politica industriale incisiva, che favorisca gli investimenti privati esteri in Italia, incentivi gli investimenti delle aziende già presenti in Italia, e focalizzi gli investimenti pubblici alla realizzazione delle infrastrutture chiave per il rilancio del Paese.


Come dimostrato dagli Stati Uniti d’America la capacità della macchina pubblica di agire come volano della crescita economica è sempre più fondamentale, in un contesto economico globale competitivo e interdipendente. Non si può attendere oltre l’intervento di politiche economiche decise a livello dell’Unione Europea, sempre più divisa, o avere fiducia nel deprezzamento dell’euro, ma agire con le risorse e le capacità già disponibili, come priorità ultima di ogni finalità di Governo del Paese, per creare le condizioni di una crescita e ridare sogni e speranze alle nuove generazioni.


Pierangelo Martinelli