Intervista di ABC all’assessore Marco Granelli

Sicurezza e libertà, valori della democrazia

Assessore Marco Granelli, abbiamo assistito lunedì 12 gennaio 2015 alla commemorazione di Nicolò Savarino, il vigile ucciso in modo vigliacco e crudele il 12 gennaio 2012, svolta nel Parco di via Livigno intitolato allo stesso Savarino. Ma nei nostri occhi e nella nostra mente c’erano ancora in modo vivido, rilanciati da radio e televisione, i fatti terroristici di Parigi, con il suo drammatico epilogo che però ha una coda avvelenata di membri della banda di assassini ancora in libertà. L’accostamento può sembrare spropositato ma, secondo noi, può dare l’idea di come i cittadini vivono la questione sicurezza. Dal suo punto di osservazione, come risponde il suo Assessorato e l’Amministrazione comunale a questa esigenza e necessità?


In ogni società e in ogni tempo le regole e il loro rispetto costituiscono un aspetto fondamentale del vivere e delle comunità. Non può esistere una comunità, una società senza regole e senza chi si impegna per farle rispettare a nome di tutti. I diritti e le libertà di ciascuno non sono mai assoluti, ma sempre incastonati in una reciprocità e in relazione con le altre persone che vivono vicino a noi.


Il mondo oggi è molto globalizzato, e quindi anche le responsabilità e le relazioni sono molto più complesse, variegate e diffuse rispetto ad una società dove tempi e spazi erano in dimensione molto più ridotta. Oggi quello che avviene in Siria a migliaia di chilometri di distanza, ha immediate e dirette conseguenze sulla nostra vita quotidiana. Le notizie e le persone si spostano e con loro le responsabilità. Per questo viviamo il paradosso che gli esecutori degli attentati di Parigi risultano essere cittadini francesi, nati in Francia, che si sono sentiti coinvolti in fatti che si svolgono a migliaia di km di distanza e si sono addestrati e hanno vissuto la guerra lontanissimi dal loro Paese.


E queste persone, per un distorto pensiero sulle relazioni tra religione e libertà, tra principi religiosi e regole delle istituzioni civili, hanno attaccato il centro di una delle capitali più simboliche per storia e pensiero dell’Europa e del mondo libero occidentale, nato più di due secoli fa proprio in quella città con la Rivoluzione Francese e l’Illuminismo.

 

Quali quindi le responsabilità delle istituzioni europee?

Le istituzioni hanno una triplice responsabilità. La prima e immediata è quella di migliorare i controlli, la rete di intelligence, la collaborazione tra le Forze dell’Ordine, per cercare di prevenire questi episodi e colpire i loro autori. La seconda è quella di decidere in fretta un’univoca politica estera dell’Europa che sappia, insieme alle istituzioni internazionali, governare e sedare i conflitti così diffusi in tante parti della Terra e in alcuni casi proprio alle porte dell’Europa, come in Ucraina, in Siria, in Libia, in Somalia/Eritrea/Sudan e in Afganistan.


Se l’Europa non è capace di allargare la pace, la libertà e la democrazia, finirà perdente perché i muri ai confini non reggono quando la pressione diventa elevata. La terza è che dobbiamo includere e diffondere la forza delle nostre idee, della libertà, del giusto rapporto tra laicità e religioni, della pace e della responsabilità. Questo va fatto ogni giorno con la scuola, con la cultura, con politiche sociali di coesione e di sicurezza partecipata e per questo serve una grande alleanza tra le istituzioni e i politici che le governano.

 

E nella dimensione locale come si risolve?

È necessaria una stretta collaborazione delle Istituzionicon i cittadini organizzati in associazioni, comitati, fondazioni, cooperative e con le mille forme di partecipazione con la cittadinanza attiva. E penso che questo sia vero anche nelle piccole cose di ogni giorno, come i nonni amici volontari che aiutano i bambini all’ingresso e all’uscita dalle scuole, le insegnati e giovani che fanno doposcuola o le scuole di italiano, le mamme che si aiutano per tenere i bambini al pomeriggio o i volontari che tengono puliti i giardini sotto casa, o quelle famiglie che quest’estate ad Affori hanno aiutato famiglie siriane che scappavano dalla guerra.

 

Molti pensano, e noi con loro, che la mancanza di sicurezza, anche la più minuta, sia un terribile limite alla libertà, in generale e personale. Naturalmente dopo aver assolto, come cittadini, al dovere di rispettare le regole. Quanto di questo concetto è percepito dalla sua Amministrazione? E cosa fa Milano per garantire questo diritto, minacciato spesso dalla paura e dall’insicurezza percepita?

La Giunta Pisapia, io e i miei colleghi, ma anche i Consigli di Zona credono molto a questa idea. Il diritto alla sicurezza è essenziale per la libertà di tutti: persone e imprese. Ogni brutta notizia, un furto in appartamento, o dell’auto, o uno scippo, o una truffa all’anziano, o una violenza sulle donne, diminuiscono la sicurezza e soprattutto la fiducia nelle istituzioni e nel futuro. Quindi come prima cosa bisogna fare squadra tra le istituzioni e potenziare le azioni in presenza di chi deve far rispettare le regole per prevenire, contrastare e punire.


Per questo, caso quasi unico in Italia (mi sono confrontato con altri colleghi di città capoluogo), a partire da settembre 2013 io come assessore alla Sicurezza e il Comandante della Polizia Locale partecipiamo settimanalmente al Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica, una mattina alla settimana, per leggere la situazione, approfondire alcune criticità, dare l’indirizzo alle Forze dell’Ordine per programmare gli interventi.


Così sono nate le esperienze delle azioni congiunte tra Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale nei quartieri, programmate nelle 9 zone della città. Così si è dato vita al Piano operativo di contrasto alle occupazioni abusive nelle case popolari, che ha visto dal 1 dicembre 2014 diminuire nuove occupazioni, riuscendo a passare dal 40% all’85% dei casi in cui si è bloccato e annullato il tentativo di occupazione.

 

Con quali forze e strumenti?

Si sono potenziate le telecamere di sorveglianza in città, portando ad oggi il loro numero a 1.699, delle quali 350 collocate dalla nostra Giunta ultimamente, alle quali si aggiungeranno circa altre 200 nel 2015 grazie agli investimenti del Comune di Milano. Dal giugno 2014 si è creato un sistema unico, realizzato e finanziato dal Comune, che permette la visione in tempo reale a Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. Si è così dato vita ad una unità specializzata della Polizia Locale per il contrasto agli scippi e rapine in metropolitana e nei principali assi commerciali della città, riuscendo nel 2013 e nel 2014 a quadruplicare gli arresti annuali per questi reati rispetto al 2010.

 

Quali i numeri più significativi?

Nel 2013 sono state 101 le persone arrestate dai soli Vigili per reati di rapina, furto e scippo, nei primi 9 mesi del 2014 erano 77. Numeri molto più significativi dei 30 arresti del 2010 per gli stessi reati. Così è migliorato il controllo del territorio contro le occupazioni abusive di aree e stabili abbandonati realizzando nei primi 9 mesi del 2014, il doppio degli interventi del 2013, e cioè 292 interventi di allontanamento di bivacchi e occupazioni abusive di rom, uno al giorno, dei quali 191 da aree ed edifici e 101 di camper e roulotte in strada. Soprattutto si è cercato di mantenere libere le aree come per il cavalcavia Bacula in Bovisa, dove da oltre 10 anni continuava ad esistere più di un campo abusivo.


Si sono potenziate inoltre due unità della Polizia Locale, aumentando gli agenti a loro disposizione: come quella che lavora contro le truffe agli anziani e quella contro i writer. Entrambe lavorano insieme alla Polizia di Stato e alla Procura della Repubblica, potendo così essere più incisivi. Si è riusciti anche a bloccare l’apertura di nuove sale scommesse, a stabilire gli orari ridotti di apertura, vincendo i ricorsi in Consiglio di Stato proprio negli ultimi giorni del 2014, riuscendo così mettere in campo, da metà gennaio, una task-force di controllo nei quartieri.

 

Anche se la sicurezza percepita è sempre debole, i numeri sopra enunciati non sono noti ai cittadini, non ci sarà da migliorare la comunicazione?

Certo il lavoro è intenso e ancora tanto e molto c’è ancora da fare per diminuire il numero dei reati e aumentare la percezione di sicurezza. Le do alcuni macro dati presentati dal Questore il 29 dicembre 2014 scorso: i reati commessi nell’intera provincia di Milano nel 2014 sono stati 240.256, che segnano una diminuzione dei reati commessi con il 6,8% in meno rispetto al 2013, quando erano stati 257.911 dopo alcuni anni di aumento, riposizionandosi praticamente al dato del 2010 quando erano 238.990. Aumentano invece gli arresti: ad esempio la sola Polizia di Stato ha arrestato nel 2014 3.709 persone, il 4% in più rispetto al 2013 con 3.564 fermi, mentre nel 2011 erano 3.135.

 

La Polizia Locale è il primo sensore della sicurezza in città e la sua presenza in strada è per i cittadini un ‘bene’ che vorrebbero godere di più. Sono solo limiti economici a disattendere questa aspettativa o è un fatto organizzativo e sindacale?

 

I cittadini hanno ragione quando chiedono di avere il più possibile i vigili in strada. È anche il nostro obiettivo e il progetto Vigili di Quartiere è nato per questo. Abbiamo dato il governo della programmazione dei percorsi e delle priorità delle azioni dei Vigili di Quartiere ai Comandi di Zona e al Consiglio di Zona, sapendo che anche loro non possono fare miracoli con i numeri e le risorse sempre scarse. Da metà giugno 2014 abbiamo iniziato il progetto di predisporre la presenza dei vigili di quartiere in uno o due incroci per quartiere nelle ore di punta al mattino (9-9.45) e al pomeriggio (18-19), con orari compatibili con il servizio che fanno davanti alle scuole in ingresso e in uscita.


L’obiettivo è proprio quello di aumentare la presenza nel territorio individuando quegli incroci più problematici sia per criticità di polizia stradale che di sicurezza più in generale. Si tratta di agevolare il traffico, sanzionare i veicoli in sosta pericolosa nell’incrocio, sanzionare comportamenti contrari al Codice della strada e pericolosi come la guida con il telefonino, la mancata precedenza o il passaggio con il rosso, oltre che presentare un momento di incontro con la cittadinanza.


Nella nostra zona gli incroci individuati nel 2014 sono stati 15: piazza Freud e piazza Gae Aulenti per il quartiere Garibaldi-Isola; Marche/Murat e Zara/Laurana per il quartiere Istria; Jenner/Valtellina e Jenner/Maciachini per il quartiere Dergano; Nigra/Imbriani per il quartiere Bovisa; Pianell/Testi per il quartiere Bicocca; /Ca’ Granda/Benefattori dell’Ospedale per il quartiere Ca’ Granda; Suzzani/Ponale e Suzzani/Esperia per il quartiere Niguarda; Astesani/Affori per il quartiere Affori; Da Seregno/Fortunato e piazza Bruzzano/Marchionni per il quartiere di Bruzzano; Teano/Comasina per il quartiere Comasina.

 

Con quali risultati?

Dall’inizio del servizio e cioè da metà giugno fino all’inizio di dicembre ci sono state 574 presenze, delle quali 299 al mattino e 275 al pomeriggio. Il progetto ora sarà verificato e presumo migliorato con gli accorgimenti derivati dall’esperienza. Certo, la strada da compiere è ancora molta per raggiungere l’obiettivo di presenza in strada desiderata, ma alcuni dati ci dicono che stiamo percorrendo la strada giusta. Certamente potenziare il numero di vigili in strada dipende dal numero di vigili assunti e come sapete, per legge si può assumere solo un vigile per ciascuno che va in pensione. Abbiamo cercato di farlo sempre in questi anni, nonostante i limiti economici.

Altro problema è che con il poco ricambio aumenta l’età dei vigili e gli anni di servizio e quindi per contratto diminuiscono i turni serali/notturni, del sabato e festivi disponibili. E poi aumentano le situazioni di criticità di salute, per le quali ad esempio, su un Corpo di 3.000 vigili ne abbiamo 400 in ‘servizio condizionato’ cioè con mansioni limitate per cause sanitarie.

 

Si aggiungono poi le vertenze contrattuali in atto.

Proprio in queste settimane stiamo rivedendo il contratto di lavoro nella parte del salario accessorio e stiamo, in dialogo con il sindacato, aumentando la parte di salario accessorio collegata agli obiettivi e alle situazioni di disagio come i turni serali/notturni e festivi e i servizi esterni, proprio per andare responsabilmente nella direzione di quest’obiettivo. Per sostenere questa scelta abbiamo nel corso del nostro mandato, aumentato le auto del 10% e le risorse per la benzina, proprio per potenziare i servizi esterni.

 

Per chiudere, assessore Granelli, con il ricordo di Savarino, abbiamo notato da cronisti che la famiglia Savarino rimarca ad ogni occasione come poco sia curata la loro vicenda dalle Istituzioni, specialmente dalla Magistratura, ci spiega come stanno le cose?

Nicolò Savarino è stato un Vigile di Quartiere amato dai cittadini dei suoi quartieri, segno concreto di un impegno e una dedizione al servizio della sua comunità. L’impegno della nostra Amministrazione e dei suoi colleghi è massimo per ricordarlo, e i cittadini in tante occasioni ci spronano a questo. Purtroppo l’omicida è una persona di cui non si ha certezza della data di nascita, e l’esame medico lo ha considerato minorenne. Questo ha condizionato tutto il processo, che si svolge con il rito e con le norme del Tribunale per i minori.

Quindi la pena per questo motivo è stata ridotta e i parenti e lo stesso Comune di Milano non hanno potuto costituirsi come parte civile. La speranza è che la Magistratura possa meglio considerare la situazione e fare in modo che la pena sia adeguata. Il Tribunale di Milano è uno dei migliori d’Italia e proprio i dati contenuti nel bilancio di responsabilità sociale del 2014, pubblicato in questi giorni, fanno vedere un proficuo lavoro in tale senso.


Giovanni Russo