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Articoli marzo 2015



Museo della Scienza e della Tecnologia: 

Il sommergibile Toti

Sabato scorso sono andata al Museo della Scienza e della Tecnologia per vedere il sommergibile Toti. I miei genitori mi avevano parlato di questo bellissimo museo e dei suoi tesori storici e dopo tanto tempo siamo riusciti a vederlo fin nell’interno.

È strabiliante vedere un sottomarino di quelle dimensioni appoggiato su… semplici sostegni!

Toti fu costruito negli anni ’60 e dopo un’onorata carriera militare, fu donato al Museo della Scienza e della Tecnologia nell’anno 2005.


La cosa che mi ha impressionato di più è stata immaginare il suo viaggio dal porto di Augusta (Siracusa) fino al Museo di Milano. Per trasportarlo fin qui, fu adagiato su due carrelli motorizzati e dotati di 240 ruote, progettati appositamente per questo trasporto eccezionale.

Toti fu fatto viaggiare a sei chilometri all’ora, muovendolo solo di notte per non intralciare la circolazione.


Un percorso lungo dove gli operai smontarono semafori, pali della luce, deviato mezzi pubblici per consentire a questo colosso di passare nelle strade di Milano, a poca distanza dalle finestre dei palazzi.


Ricordiamo alcuni fattori tecnici: Toti era lungo 46 metri e aveva un peso di 536 tonnellate in superficie. Raggiungeva i 150 metri di profondità, ma da collaudo poteva raggiungere i 300 metri.

La sua autonomia era di 12 ore grazie a circa 40 batterie contenute nella stiva che si ricaricavano in mezz’ora sulla superficie dell’acqua.


Essendo il sottomarino di forma cilindrica, è stata costruita in cima… una pinna a forma di squalo! Questa serviva per non farlo capovolgere in mare e da qui, usciva l’equipaggio. Adesso sono state aperte due porte sui fianchi per consentire un passaggio più facile ai visitatori.


L’equipaggio era formato da 24 persone dove 12 dormivano e le altre lavorano facendo a turno.

Mangiavano nello stesso posto dove dormivano. Infatti i tavoli erano a cassetto perché il sottomarino era stretto e bisognava utilizzare tutto lo spazio disponibile.


Fu costruito come sommergibile spia e non era attrezzato a fare una guerra, ma al suo interno venivano trasportati dei siluri in caso di emergenza.

Non riesco proprio a immaginare le condizioni dell’equipaggio dentro ad uno spazio così piccolo e stretto, tutti ammassati tra loro per passare. Io non so se sarei riuscita a starci.



Alessia De Mattia (12 anni)


Diario di una gita a Istanbul

Oggi 19 dicembre 2014 alle ore 14 stiamo partendo per andare a Istanbul.

Il volo è durato tre ore. Abbiamo preso il pullman e siamo andati in albergo, dove abbiamo preso la stanza numero 4010. La sera siamo usciti dall’albergo e siamo andati a mangiare in un ristorante dove c’erano dei barattoli con sott’aceti di tutti i tipi. Il cibo non mi piaceva e così ho chiesto un piatto di pomodori. Quando stavamo tornando in albergo, in un ristorante abbiamo visto i narghilè, che sono delle pipe ad acqua molto grandi.

Quando siamo arrivati in albergo eravamo tutti stanchi morti e ci siamo addormentati subito. La mattina seguente siamo andati in un bar a fare colazione e io ho preso un dolcetto squisito.

Poi siamo andati alla chiesa ortodossa e abbiamo anche visitato la chiesa cristiana. Siamo andati al ponte di Galata dove abbiamo visto tanti pescatori che pescavano le sardine per poi fare i panini e venderli. Poi ci siamo spostati in un albergo molto più bello. Siamo andati al Gran Bazar, che è un mercato gigantesco, dove abbiamo comprato un braccialetto e delle sciarpe, dopo abbiamo visto la moschea di Solimano. È bellissima. Le donne sono coperte da un velo. Più tardi abbiamo mangiato la pizza e la carne in un ristorante vuoto. Poi siamo tornati in albergo e ci siamo addormentati. La mattina abbiamo fatto una colazione molto ricca. Oggi il programma è di andare alla Moschea Blu e all’Ayasofya Müzesi. Per andare alla Moschea Blu abbiamo preso la metrò che va anche in superficie. Quando siamo arrivati, era molto ma molto bella. Ci si doveva togliere le scarpe. Dopo siamo andati all’Ayasofya Müzesi che non era una moschea, era un museo dove c’erano mosaici bizantini.

Dopo questa visita abbiamo preso un drink. Poi abbiamo camminato sotto la pioggia e abbiamo trovato un ristorante per il pranzo. Finito il pranzo siamo saliti sulla torre di Galata da dove si vede tutto il paesaggio. Avremmo dovuto andare a vedere i Dervisci rotanti, soltanto che i biglietti erano finiti. A quel punto siamo tornati in albergo. Mamma e papà si sono addormentati. La mattina c’era sempre quella squisita colazione. Poi siamo andati al Topkapi. Abbiamo preso le autoguide per conoscere la storia di questo splendido palazzo, dove alloggiavano i sultani. Dentro il Topkapi si possono ammirare molti gioielli, vestiti antichi, ceramiche, armi, stanze molto eleganti, le cucine e i servizi di piatti.

Poi siamo andati all’Harem. La parola harem significa “intimo”, nell’harem vivevano le mogli del sultano che potevano essere da trecento a cinquecento. Finita la gita al Topkapi siamo andati a fare un giro in barca sul Bosforo. Dopo circa un’ora ci siamo fermati nella parte asiatica per pranzare. Finito di pranzare siamo ripartiti e siamo tornati a Galata, abbiamo fatto un giro al mercato delle spezie e abbiamo comprato il thè e i dolcetti turchi. Alla fine del giro siamo andati a vedere i Dervisci rotanti, che erano delle persone che giravano su se stessi, ed era molto bello perché le tuniche si alzavano. Siamo andati a mangiare in un ristorante stupendo. All’hotel ci siamo addormentati quasi subito.

La mattina abbiamo fatto colazione e dopo colazione siamo saliti sul pullman che ci ha portato all’aeroporto.



Deva Pioppi


Incidente in via Vincenzo da Seregno

A un mese di distanza mi piacerebbe ricordare la signora G. T. investita sulle strisce pedonali di un incrocio stradale vicino casa mia.

Oltre al dispiacere della sua morte, questo fatto mi ha colpito molto perché tutti i giorni attraverso su quelle strisce e penso che sarebbe potuto succedere anche a me.


Fortunatamente da quel giorno i semafori sono sempre funzionanti, ma una segnaletica più incisiva aiuterebbe gli automobilisti a rallentare in prossimità dell’incrocio.

Una bella idea sarebbe stampare un cartello di avviso attraversamento scuole come è stato messo in via A. Astesani vicino a un parco giochi poco lontano da una scuola materna.

Un abbraccio virtuale ai familiari.



Alessia De Mattia (12 anni)