Abuso di potere

Via Sbarbaro: la farsa, lo spreco, l’arroganza

Tutto incomincia quando Metropolitana Milanese Spa -controllata al 100% dal Comune di Milano- attraverso il proprio settore Servizio idrico integrato (che gestisce acquedotto e fognature, convenzione 2003), mette mano, con più lavori nella città, al rifacimento e al potenziamento della rete fognaria e idrica, tra cui anche quella che interessa via Sbarbaro (ex via Brusuglio), la strada che dal semaforo E. Fermi porta alla rotonda G. Pasta.


Come dettagliatamente descritto nel numero di ABC di marzo (pag. 2 e 3) e come meglio elencato dalla lettera inviata in redazione dall’arch. Simi, che pubblichiamo a pag. 3 di questo numero, in occasione dei lavori sopra richiamati venne istituito, anche per esigenze di cantiere, un senso unico che dall’incrocio semaforico Fermi/Brusuglio-Cormano/Sbarbaro andava verso Niguarda, sino alla rotonda di via Pasta.


Con l’occasione dei lavori, fu possibile constatare come il senso unico provvisoriamente istituito, realmente risolvesse una somma di problemi che gli abitanti delle vie Cialdini, Zanoli, Brusuglio, Fabriano, Cormano e anche alcuni abitanti del versante Niguarda avevano evidenziato da anni: l’incrocio semaforico Fermi creava un inaccettabile intasamento del traffico di dette vie che determinava un inquinamento da gas di scarico delle auto ferme per decine e decine di minuti. Non sembrò vero che la cosa avesse finalmente trovato una soluzione, e non sembrò vero che, a richiesta della presidenza del CdZ 9, un rapporto del Comandante della Vigilanza urbana di via Livigno descrivesse in modo perfetto quali erano le ragioni della giustezza del senso unico verso G. Pasta. Soluzione avallata anche dal Comune di Milano, come da progetto redatto dal Settore Tecnico e poi perfettamente così realizzato.


Ma, colpo di scena: come in uno scriteriato gioco dell’oca tutto è da rifare, tutto quanto realizzato (senso unico) e completato nel gennaio 2015, cioè materialmente già costruito (cordonatura, marciapiede/isola -a quota rialzata rispetto a quella della strada di sbocco sulla rotonda G. Pasta- segnaletica verticale, quella orizzontale e le opere già praticamente terminate all’incrocio con viale Fermi), viene proditoriamente disfatto, distrutto, demolito e poi riscavato, riempito, riasfaltato e risegnalato; per ritornare al doppio senso ai primi del mese di marzo 2015 (il tutto in neanche 60 giorni, un record!).


Il lettore che ci legge si domanderà.

Come mai è potuto accadere tutto ciò? Quali le motivazioni a sperperare piccole, ma preziose risorse? Quale l’urgenza che ha portato il CdZ 9 (ha votato la sola maggioranza di centrosinistra e neanche tutta, ndr) ad approvare in tutta fretta una delibera urgente a prima firma di un consigliere PD di Niguarda (pare che si siano riuniti il giorno della Befana per concertare questa “guerra santa”, ndr), per ripristinare il doppio senso?

Quale la forza che ha fatto smuovere addirittura l’assessore Maran in persona (non il suo ufficio, vedi foto 3) che approva questo “contrordine compagni” e sconfessa nell’ordine: se stesso (il proprio assessoratoe il proprio Ufficio tecnico autore del progetto del senso unico demolito, vedi foto 1), il Comando della Polizia locale (che ritiene un’ottima soluzione il senso unico progettato), e per certi versi il CdZ stesso per le vie deliberanti (scandalose le condizioni del ritiro, nei fatti, di una delibera già preparata in Commissione Territorio (Simi), ma di fatto fagocitata dalla mozione urgente del PD sul doppio senso?

Si è mai verificato a Milano, neanche in ipotesi, che la comunicazione scritta (assessore Maran) dell’ok al rifacimento, trovasse attuazione sul campo prima ancora che venisse letta in Aula (CdZ), trasformando l’efficienza (astrale) in una farsa?

Tanta furia, come di cancellare una prova, o magari a mente fredda si poteva capire che si stava commettendo un’assurdità e che il senso unico è la vera soluzione?

E infine, come può un CdZ attorcigliarsi su se stesso con tante ipotesi contraddittorie e demolire la propria autorevolezza e credibilità con azioni così puerili e contro ogni buon senso?

E le oltre 400 firme a favore del senso unico giunte in Zona (raccolte da signore e signori che nulla hanno a che fare con il potere), non avevano lo stesso valore delle 350/500 del doppio senso?

Bisognava venire con i forconi a Villa Hanau per essere presi in considerazione? O si voleva la guerra dei forconi e fare un po’ di “ammuina” mediatica?

Il cittadino normale non organizzato politicamente, quello dalla parte delle possibili giuste soluzioni, deve sempre essere asfaltato da chi urla e ha agganci politici in alto loco?

I partiti, le Istituzioni di loro espressione e i singoli esponenti politici possono essere presi dal delirio di potere (onnipotenza), convinti di poter fare e disfare a proprio piacimento?

Perché stravolgere una soluzione e una struttura già realizzata che non comprometteva in modo tragico il collegamento Niguarda-Affori e viceversa, alla quale si potevano trovare tante soluzioni indolori?

Perché per togliere un piccolo disagio (in città se ne contano mille) di un gruppo di abitanti sul lato Niguarda (allungare il percorso di qualche minuto) si ritorna a gasificare, con gravi danni alla salute, le strade densamente abitate e trafficate sul lato Affori?

Una cosa da bambini, un ritorno alle sassaiole metaforiche tra quartieri (storiche quelle tra Affori e Bruzzano sino agli anni ‘50), penserebbe qualche nostro lettore più anziano.

Per rispondere a tutte queste domande ci vorrebbe un libro (potrebbe essere un’idea) e per sintesi, la risposta potrebbe essere che il coraggio non può darselo chi non ce l’ha.

Cioè il coraggio di un’amministrazione (locale e centrale) responsabile e seria, di contrapporre a firme, urla, minacce, al populismo politico di esponenti di quartiere che millantano consenso tra la gente (si vedrà alle amministrative tra poco più di un anno), solidi argomenti del buon senso (es. il rapporto della Polizia locale) e magari spendere le risorse per disfare il già fatto in opere segnaletiche o quanto meno necessarie per meglio fluidificare il collegamento tra i quartieri e non trasformare in farsa il balletto del fai e disfa.


La seconda risposta è che lo spreco della cosa pubblica (cioè la cosa di tutti noi) è spesso per la politica una “sensazione”, avvertita solo come arma per la lotta politica, non sentita in senso stretto. Sentite questa: «ma che spreco e spreco (è stata più o meno la risposta di una consigliera di maggioranza in CdZ 9 ad una cittadina), il rifacimento non è pagato dal Comune, ma è uno scomputo oneri con MM». Non giuriamo sulle parole testuali ma il senso è chiaro: non paghiamo noi (CdZ/Comune) ma i lavori sono a carico di MM (che interpellata, un po’ arrabbiata lo è). Ma l’autorevole consigliera sa che la MM è al 100% del Comune di Milano (vedi schemino, fig. 4), quindi denaro pubblico, quindi sperpero pubblico, perché l’impresa giustamente chiederà il compenso del lavoro rifatto (ad occhio circa un 30.000 euro). E qui sta lo spreco e una prima punta di arroganza.


Perché di arroganza si tratta quando un partito al potere organizza la cosa (in un Comitato lampo) e le istituzioni al potere eseguono e sembrano a loro disposizione. Come la chiamereste? Abuso di potere? Forse. Basta mettere su un tavolo tutta la documentazione (richieste, delibere, mozioni, raccolte firme, e-mail e documenti vari) dal 2013 ad oggi e farne una sintesi con onestà intellettuale. Una cosa vogliamo sperare -se questo CdZ e il partito proponente il doppio senso, non vogliono perdere del tutto ogni brandello di credibilità- che venga attuata la svolta a destra venendo da Niguarda, come da mozione urgente. A quanto ci è noto neanche questo è certo. Staremo a vedere.




Giovanni Russo

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Foto 1: il senso unico finito nel gennaio 2015 - 2: la demolizione ai primi di marzo 2015 - 2: la demolizione ai primi di marzo 2015