Area confiscata alle mafie ad Affori

Verrà completato l’edificio in via U. Salis

L’edificio incompleto di via Salis visto da via Martini (Foto ABC)
L’edificio incompleto di via Salis visto da via Martini (Foto ABC)

di Franco Mirabelli*

 

In queste settimane la redazione di ABC e alcuni cittadini mi hanno chiesto di poter conoscere, anche in qualità di capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia, le sorti dell’edificio di via Ulisse Salis 4, che è stato sequestrato alla criminalità organizzata nel 1993 e la cui confisca definitiva è stata decretata nel 1997. Abbiamo approfondito la questione e possiamo dare qualche notizia e fare qualche riflessione su una vicenda che si trascina da troppo tempo ma che dovrebbe trovare una conclusione in tempi brevi.


Intanto, va ricordato che quel bene confiscato è stato trasferito dall’Agenzia per i Beni Confiscati al Demanio dello Stato, il quale nel 2007 lo ha assegnato al Corpo Forestale (ndr, vedi ABC ottobre 2009). Il progetto è quello di ristrutturare l’edificio e destinarlo ad ospitare la Direzione Regionale del Corpoliberando l’attuale sede, in cui i forestali sono in affitto e garantendo un significativo risparmio per lo Stato. Come sanno bene coloro che conoscono l’edificio, si è aperto il cantiere (con le demolizioni nel 2012, ndr) e poi i lavori sono stati fermi per un lungo periodo senza che sia nota la ragione dello stop. Dall’Agenzia del Demanio ci fanno sapere che ora i lavori sono ripresi e si concluderanno nei primi mesi del 2016. Quindi, sarà trasferita lì la Direzione Regionale della Guardia Forestale.


Insomma, tra non più di un anno in quel quartiere sarà collocata un’importante funzione che garantirà una presenza in grado anche di dare più sicurezza ai cittadini, ma soprattutto chiuderà un cantiere aperto da troppo tempo con i disagi che ne sono conseguiti.

Credo sia utile, a partire da questa vicenda, fare alcune considerazioni. Innanzitutto, vale la pena di sottolineare l’importanza di una legge, la Rognoni-La Torre, che colpisce le mafie togliendo loro i beni che possiedono, toccando cioè quello che più hanno a cuore, mettendoli a disposizione dei cittadini per iniziative sociali, civili e, come in questo caso, per dare nuove sedi ai Corpi dello Stato. Colpire le mafie e restituire alla società e allo Stato ciò che i criminali hanno ottenuto con attività illegali non è solo un’efficace misura di prevenzione e contrasto che indebolisce le mafie stesse, ma anche un messaggio sociale e culturale fortissimo.


Se è così, e deve essere così, tempi come quelli che hanno segnato questa vicenda non sono accettabili. Il fatto che passino quasi 20 anni dalla confisca definitiva di un bene al suo utilizzo e quasi 10 dalla destinazione all’effettivo utilizzo, non va bene. È decisivo che lo Stato dimostri di saper usare bene e utilmente ciò che viene sequestrato e che le aziende confiscate continuino a funzionare e a garantire lavoro.


Anche la storia di via Ulisse Salis conferma che su questo bisogna ancora lavorare, modificando la legge e, soprattutto, riformando l’Agenzia per i Beni Confiscati. Serve, infatti, assegnare i beni in tempi rapidissimi, non lasciarli deperire, garantire ai magistrati e ai custodi giudiziari il supporto e le consulenze necessarie per far funzionare le aziende e mantenere i posti di lavoro e destinare una parte dei soldi sequestrati agli Enti che prendono in carico i beni per consentire loro di attrezzarli e renderli agibili. Queste sono proposte contenute nel disegno di legge che abbiamo proposto come Commissione Parlamentare Antimafia e che si stanno discutendo in Parlamento.

I beni confiscati sono una risorsa importante che deve essere utilizzata e valorizzata sempre meglio, dando un messaggio chiaro: che ogni bene tolto alle mafie viene usato e usato bene nell’interesse di tutti. Sarà comunque così per l’edificio di via Ulisse Salis.




Sen. Franco Mirabelli,

capogruppo PD in

Commissione Parlamentare Antimafia