25 aprile 1945 ad Affori

Allora ero un ragazzo

Una splendida giornata di sole primaverile, almeno così la ricordo, un’alba promettente, già sveglio di primo mattino, rumori strani per le strade, gente di fretta nei cortili… l’impressione di un evento ormai maturo e pronto per piombarci addosso, serpeggiare per vie e piazze, avvolgerci nel suo turbinio. Per un ragazzo come me erano più i punti interrogativi che quelli esclamativi, anche perché in famiglia, in cortile, nella mia solitaria via c’era più animazione che risposte: gente che si interrogava, che si mandava voce dalle ringhiere, che usciva sui ballatoi, che scendeva di fretta le scale, il mormorio montava e faceva da sottofondo a questa popolare incertezza di tante persone che man mano si andavano compattando prima come gruppo, poi folla.


E dall’incertezza cominciava a prender forma una risposta: Ci siamo! Come un sonoro squillo di tromba, un dirompente concerto di campane, un pieno d’orchestra, un grido unificò quella folla, i miei concittadini afforesi, trovatisi a gridare all’unisono «Liberazione, Libertà. Speranza, Futuro!».

Dieci, cento, mille, chissà, una folla che ingrossava, ondeggiava, sfilava, andava, dove? Mah, una gioiosa e chiassosa invasione del quartiere, uomini, donne d’ogni età e condizione, fazzoletti, bandierine, bandiere, vessilli, canti, suoni, urla, e si andava.


Anche noi ragazzi tra loro, noi, i cittadini del futuro, che avremmo potuto raccontare di quale forza esplosiva sia capace un popolo per anni compresso nella pesante cappa del silenzio, nei legami di una catena che ti impedisce di agire, un bavaglio che ti impedisce di esprimerti, una nebbia che ti impedisce di pensare... anche noi, anch’io che sto battendo sulla mia tastiera queste poche righe e mi struggo di non poterne estrarre in tutta pienezza quel groviglio di sentimenti che si sono sprigionati dalla mia, pur inesperta, età giovanile, in quel fatidico momento in cui ho sentito vibrare l’aria della mia Affori dopo anni di un grigiore di stenti, di dura quotidianità ed anche di morte.


Affori era stata oltraggiata con una morte piovuta improvvisa dal cielo, con la morte che ha il volto di decine di giovani trafitti da uno sparo, caduti nelle boscaglie, sui monti, ed anche nelle vie del nostro quartiere. Questo lo sapevamo anche noi ragazzi, ce l’avevano raccontato con sommessi bisbigli i nostri padri tra le mura di casa. Una preghiera, un ricordo, un pensiero che non si è sbiadito nel corso di sette decenni. Anzi! Si ravviva quando, ormai coi capelli bianchi, passiamo accanto al monumento ai caduti, alle lapidi sui muri del nostro quartiere che ce li ricordano, con un nome, una data, un fiore, 25 Aprile anche per loro! Sono risorti ed i loro spiriti ci vivono accanto nella speranza di non aver sacrificato invano un promettente futuro nel momento della loro primavera.


Quel giorno fu solo l’inizio di uno sconvolgimento storico non solo a livello nazionale, ma nel vissuto del nostro quartiere che si trovò a compattare improvvisati ostacoli alla fuga di ufficiali e soldati tedeschi che, in ordine ed in gran fretta, abdicando allo spudorato orgoglio dei conquistatori, si dirigevano verso nord. Furono proprio in quei momenti che sulla via Astesani, che chiamavamo ‘lo stradone’, immerso nella folla sbandierante il tricolore gelosamente custodito nei cassetti, rividi in tutta lucentezza di ricordi la scena di mesi prima: il roboante passaggio di oltre un centinaio di terrificanti carri armati Tigre, l’ultimo segno della potenza bellica tedesca, lungo quella stessa via Astesani, con le case che tremavano al fragore dei cingoli, e giovani ufficiali, impettiti e statuari che con gelido, altero e sprezzante sguardo, passavano in rassegna i volti di uomini e donne dignitosi nella loro impotenza e noi ragazzi impauriti al massimo da quello sfoggio di potenza titanica.


La Storia! Dopo quasi un anno hanno ripercorso in fuga a ritroso la stessa strada! Una lezione che ancora oggi ha molto da dirci, un messaggio che ci giunge da quello splendido giorno di aprile, 70 anni fa, una primavera anche per noi afforesi, che troppo abbiamo pazientato, troppo abbiamo pagato; un giorno che molti nostri concittadini hanno sognato, ma non erano al nostro fianco per viverlo nella gioia della vittoria! Non li ho conosciuti di persona ma sapevo che stavano in via Cialdini (Bonalumi, Barlassina, Turati, Mazzola, Gaslini), in viale Affori (Valagussa, Gorla, De Ponti) in Bovisasca, in Dergano… tutti giovani promettenti, antifascisti tenaci sino a pagarne il rischio con la vita. Per un ragazzo sono momenti storici che lasciano una profonda ferita nell’animo, una cupa scia nei ricordi. Ne sto scrivendo ora. Anche quelle barricate che mi ricordavano le gloriose Giornate milanesi della Prima liberazionedall’oppressore: specialmente quelle accatastate all’incrocio Astesani/Brusuglio/Zanoli, vicino alle roventi macerie delle case distrutte dal bombardamento del settembre ’44.


Anche Affori, oppressa, ferita a morte là ai posti di blocco dove sarebbero avvenuti scontri a fuoco con sequestro di camion, merci, alimentari e valori in denaro, scontri che provocheranno feriti e qualche morto nelle nostre strade. Ora i ricordi dei singoli momenti di quel 25 Aprile mi si accavallano nelle mente, una leggera foschia dalla quale però emergono persone, volti, bandiere, cortei, un quartiere che assaporava la propria resurrezione, una conquista di libertà a lungo sognata, sofferta, vissuta nel nascondimento, nella persecuzione, velata o imposta con la forza.


Quel 25 aprile! Gli eventi dei giorni successivi fanno parte non secondaria della partecipazione degli antifascisti afforesi alla liberazione: su quelle barricate, per le strade del rione ci furono scontri, feriti afforesi in rapida successione: il 26 fu il giorno di più intensa attività sino a tutto il 27 con la definitiva liberazione di Affori! Alcune sacche di resistenza finirono per poi estinguersi col finire del mese. Il 1° maggio, una data già di per sé molto significativa, fu il tripudio e l’apoteosi al campo sportivo Ripamonti dove si ritrovò tutto il popolo di Affori a celebrare la grande festa mondiale del Lavoro e la sospirata liberazione dal fascismo!


Potrei continuare nel racconto di quei giorni e degli anni di lotta clandestina che li hanno preceduti e preparati, ma rimando i lettori alle belle pagine scritte nel volume Per non dimenticare edito dell’ANPI Sez. di Affori nel 1995, cinquantennale di quel luminoso 25 aprile. I miei ricordi di ragazzo, che da afforese ha vissuto quei momenti storici, hanno di nuovo commosso il mio animo che tenta di trasmettere quei sentimenti sulla tastiera del pc per poi essere letti dalle colonne di ABC. La sensibilità dei miei concittadini saprà molto meglio di me ridar loro quel valore che si tramuti in messaggio scolpito nel cuore, specialmente dei giovani, ai quali auguro di mai più dover affrontare nel loro futuro chi attenta e soffoca la loro libertà!



Luigi Ripamonti