L’oratorio laico

La politica è parte essenziale della vita civile

Gira da tanti anni ormai un sentimento popolare che si chiama per brevità antipolitica. Un termine popolare ma non usato dal popolo, un termine invece abusato dai media, dalla politica e dai politici per marcare una presunta discontinuità. La caduta di appeal della politica è ciclica, essa si verifica quando la corruzione percepita diventa insopportabile.


La corruzione a sua volta emerge quando le ingiustizie diventano diffuse, cioè quando la giustizia diventa ingiusta, aldilà di ogni ragionevolezza. La corruzione è endemica delle civiltà complesse e per fargli argine non servono molte leggi, ma un’organizzazione sociale basata su un progetto di civile convivenza, dove i diritti e i doveri sono chiari e condivisi e le pene per averla praticata certe.

Dove il processo continuo di rinnovamento democratico e riformista non distrugge ma muta, modella le leggi che già ci sono, anche quelle costituzionali.


In questi tempi, il riformismo, inflazionato dal ricorrente e inappropriato uso, si fonda su una tradizione di civiltà che ha radici popolari. Il vecchio adagio popolare «Ogni pulito ha il suo sporco» tanto caro alle nostre nonne per allertare da vanagloriose esternazioni e comportamenti in famiglia e fuori, e una citazione coniata da Pietro Nenni, un vecchio socialista d’altri tempi, che diceva a proposito degli intransigenti di maniera o ipocriti o interessati: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro… che ti epura», danno il senso, a nostro parere, della “filosofia” riformista. Non c’è sbocco positivo ad usare bazooka o ruspe in politica, bisogna trovare lo sporco per pulire e aggiustare le regole per farne sempre il meno possibile e trovare gli ‘impuri’ e coltivare le menti per comportamenti puliti.


Tutto questo -ci si può girare intorno quanto si vuole- lo può dare solo la politica. Ma, come tutto, la politica cammina sulle gambe di uomini e donne che hanno uno sguardo ampio, oltre la siepe del proprio giardino, oltre la recinzione del proprio cortile (nimby), che accettano di sacrificare anche se stessi, la propria popolarità e il proprio potere, pur di preservare il bene comune e raggiungere gli obiettivi per i quali ci si batte. Perciò bisogna diffidare fortemente di quegli uomini e quelle donne che propongono di abbattere, cancellare la politica e di poterne fare a meno. Mentono.


Perché nel momento stesso in cui dicono di non fare politica, di poterne fare a meno, la stanno praticando a pieno, per propri interessi di parte o peggio, personali. «In politica -diceva ancora Nenni- ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano».

L’assemblea permanente, anche quella telematica sul web, è un inganno, perché è la volontà di una piccola parte che illude le masse.


La politica è l’arte di governare, di gestire una comunità e persino di gestire una famiglia. Il politico è un prescelto in elezioni democratiche al quale è chiesto di più dei doveri di un cittadino comune che lo elegge e che se tradisce il suo giuramento, come tutti gli spergiuri, va messo all’indice. La res publica (la cosa del popolo) e quindi la cosa pubblica, non si tocca e non si ruba e le pene vanno riformate e nel caso, inasprite. Ma per formare questo politico possibile, ma non idealizzato, attingiamo ancora al pensiero di Nenni: «Nulla si può sperare dall’alto, tutto dal basso».


Allora bisogna ritornare ai partiti, al dettato costituzionale che all’art. 49 dice: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale» e dove forse una piccola riforma potrebbe essere necessaria, come quella già proposta, che si rifà alla certezza della democrazia interna ai partiti stessi, senza la quale il partito non è.


I partiti o i movimenti politici, infatti, costituiti su queste basi, con questi criteri e con questi valori (conformi alla Costituzione e alle leggi che il Parlamento emana), sono l’unico ‘contenitore’ che può esprimere al proprio interno (come nel secolo scorso alcuni partiti con le sezioni realizzavano) un ‘oratorio laico’ per la formazione e l’educazione del nuovo politico del futuro prossimo: conoscitore dei problemi, a partire dal territorio in cui vive, moderno e riformista, educato a difendere il bene comune e strenuo difensore della legalità.



Giovanni Russo