Milan

col coeur in man

Da ottobre 2013 a giugno 2015 quasi 70.000 persone straniere che scappano dalle guerre della Siria e del Corno d’Africa sono passate da Milano. È un lungo viaggio per arrivare nel nord Europa dove riprendere una vita normale. Solo poco più di 200 di queste hanno chiesto asilo in Italia, le altre hanno proseguito il viaggio. A Milano stanno dai 3 ai 15 giorni, per poi ripartire. I Siriani sono soprattutto famiglie con bambini, spesso piccoli. Gli Eritrei sono in generale adulti singoli, prevalentemente giovani uomini, anche minori, e alcune donne anche con figli. Milano ha cercato di rispondere a questa situazione e di non farsi travolgere.


Con i propri dipendenti, il terzo settore, tanti cittadini volontari, ha realizzato un hub, punto di raccolta, di primissima accoglienza e di smistamento nei centri di accoglienza. I centri sono allestiti in città con la collaborazione del terzo settore esperto in questi temi, partendo dal mettere a disposizione ogni notte all’inizio 200 posti e poi giungendo alla situazione odierna e della scorsa estate dove ogni notte in città dormono nei centri dalle 1.300 alle 1.500 persone.


I Centri sono in genere convenzionati con Comune e Prefettura, utilizzando fondi del Ministero dell’Interno. Il terzo settore è quello selezionato dal Comune attraverso percorsi trasparenti, valorizzando le migliori esperienze cresciute in città, non le improvvisazioni. L’hub è nato al piano ammezzato della Stazione Centrale, ma non poteva continuare a rimanere lì, perché la Stazione deve funzionare e per la dignità delle persone accolte.


Così, Prefettura, Ministero dell’Interno, Ferrovie dello Stato (FS) e Comune di Milano hanno cercato altre soluzioni. Si è liberato l’ammezzato, trasferendo l’hub nella Galleria delle Carrozze, utilizzando per 5 giorni spazi commerciali non ancora assegnati. E dal 18 giugno stiamo utilizzando alcuni uffici di FS in piazza Luigi di Savoia. E da qui ci trasferiremo in via Sammartini, angolo via Tonale, l’ex dopolavoro ferroviario, da sistemare ed utilizzare.


L’obiettivo è che le persone non bivacchino in città, nelle piazze attorno alla stazione o nei giardini dei bastioni di Porta Venezia. Così ogni pomeriggio e sera operatori madrelingua, associazioni, il Comune con i propri operatori e la Polizia Locale parlano con i profughi dicendo di andare in Stazione e da lì ai Centri, per la loro dignità e per la qualità e la sicurezza della città. Da qualche giorno ASL, responsabile della tutela della salute di tutti, è presente con un punto medico, da noi chiesto da un anno alla Regione. Spiace che Maroni (presidente di Regione Lombardia, ndr) dica che i Comuni non debbano accogliere: facendo così danneggia i Milanesi perché, mancando una ridistribuzione a Milano, aumentano le presenze.


Milano ha dimostrato di essere capace di affrontare i problemi, ma non può essere lasciata sola. Non siamo di fronte ad una normale immigrazione per ricerca di lavoro, ma a persone che scappano da guerre e soprusi e cercano ospitalità in Europa, nell’Europa della libertà e della democrazia. E l’Italia oggi è la porta dell’Europa, perché sulle sponde di fronte c’è la Libia, dove le Istituzioni sono assenti. Diverso è per la Spagna che di fronte ha Marocco e Algeria, paesi molto più stabili.


Servono scelte coraggiose dell’Europa che si abitui ad essere protagonista del Mediterraneo, con azioni di controllo, di sviluppo, di crescita democratica. Serve politica estera, per il rispetto dei diritti di tutti e della giustizia internazionale, ma anche perché i problemi sull’altra sponda del Mediterraneo hanno precise conseguenze da noi, quindi è meglio esserci, provare ad agire, e non fare finta di niente o peggio costruire un muro o allargare un mare, sperando di fermare chi scappa dalla guerra e dalla povertà.



Marco Granelli

Assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale