Ricordi del 25 aprile

Mi ricordo i carrarmati che passavano…

Per un ragazzo di oggi è immaginabile la realtà in cui vivevate allora?

No, assolutamente no. Puoi immaginarla però per almeno un mese, ti faccio vivere la realtà di allora, via la tv, il computer, via il telefonino, via tutti i giochi. La mattina c’era la scuola, il pomeriggio i compiti. Io ti faccio vivere un mese la vita di allora, altrimenti no.

 

Perché?

Perché dopo c’è stato il progresso. Ciò nonostante avevamo la nostra felicità, avevamo i nostri giochi, i nostri amici, giocavamo in strada, la nostra adolescenza l’abbiamo vissuta in povertà ma l’abbiamo vissuta.

 

Come è cambiata la vostra vita il 25 aprile 1995?

È cambiata perché da quel momento ho capito che nulla poteva essere come prima, dopo potevo immaginare delle mete per organizzare la mia vita. In dittatura non puoi vestirti, pettinarti come vuoi. Non puoi… Non puoi... devi… devi…. Finita la dittatura puoi pensare al futuro. È difficile capirla perché voi venite da un periodo diverso.

 

Qual è la cosa più brutta e quella più bella che ricorda di quel periodo?

La cosa più brutta è stata aver visto da vicino la morte a 14 anni, adesso ne ho 83. La cosa più bella è stato l’aver capito che potevo diventare qualcuno perché avevo degli hobby, delle passioni: la musica, la storia. Dopo la dittatura potevo seguire le passioni che avevo.

 

Cosa pensa del giornalismo?

Il giornalismo è come far sapere agli altri quello che hai dentro di te. Come comunicarlo agli altri. Questo è il giornalismo, però devi avere dentro qualche cosa, poi esplode, non puoi tenerla dentro. Il bisogno di comunicare all’altro. Il vero giornalismo è questo.