Ponti di memoria, luoghi d’impegno

Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Nel primo giorno di primavera, fra un sole tiepido e un cielo azzurro che senza fretta si apre, risuonano in piazza Beccaria le parole forti, decise, che non lasciano spazio all’indifferenza, pronunciate dal sindaco Giuliano Pisapia, dalla referente di Libera Milano, Lucilla Andreucci, da una giovane studentessa del Liceo Manzoni e da tante altre persone riunite proprio il 21 marzo per celebrare la Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Dal 1996, ogni anno, in una città sempre diversa, Libera e Avviso Pubblico organizzano una giornata in cui vengono letti i nomi di tutti coloro che sono stati colpiti dalla violenza mafiosa, così da poter dare dignità a quanti sono stati dimenticati o che ancora aspettano verità e giustizia.

Quest’anno, per la prima volta, questa manifestazione è avvenuta contemporaneamente in più di 1000 piazze d’Italia, da Messina ad Aosta, creando ponti ideali di solidarietà e di impegno fra tutti quelli che sono scesi in piazza in nome del coraggio e della voce di tutti coloro, ai quali il silenzio è stato imposto con un proiettile alla nuca, con 1000 kg di tritolo o con un’autobomba.

La scelta di piazza Beccaria a Milano è stata tutt’altro che casuale. Tre anni fa infatti lì vennero celebrati i funerali civili di Lea Garofalo, testimone di giustizia, che ha pagato con la vita il coraggio di parlare, denunciare la sua famiglia e di ribellarsi alla ‘ndrangheta.

A ricordarci quanto sia importante il valore della memoria all’interno della nostra società ci hanno pensato Alessandra Galli, figlia del giudice Guido Galli, e Francesca Ambrosoli, figlia dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, due nomi importanti nella storia civile milanese. Mentre avveniva la lettura solenne delle 900 e più vittime di mafia, ondeggiavano al vento in tutta la piazza più di 800 fogli colorati, sui quali i ragazzi del presidio universitario di Libera hanno scritto alcune delle storie di coloro che venivano ricordati. Gli stessi fogli erano stati attaccati la settimana precedente nei cortili, nei corridoi e nelle aule dell’Università Statale di Milano, in particolare nella sede di via Festa del Perdono e di via Conservatorio, e dell’Università Bocconi a ricordarci che dietro un nome, un omicidio e un volto c’era una vita, fatta di instancabile attività e impegno, per arrivare un giorno ad una forse utopica giustizia sociale, lottando contro tutti coloro che da sempre la ritengono una battaglia persa e inutile. «A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?» diceva Pippo Fava prima di essere assassinato dalla mafia.

 

Morgane Afnaim