Cose dell’altro EXPO

Di Francesca Cirigliano

 

Ad un anno di distanza dall’evento mondiale svoltosi a Milano, l’area EXPO non ha smesso di vivere, anzi. Un programma ricco di concerti, conferenze, eventi ha arricchito Milano, regalando per un anno ancora, uno spazio che è costato, oltre che soldi, anche fatica. Ritornare nel luogo che un anno fa era stracolmo di persone di tutti i colori e lingue mi ha riportata indietro nel tempo e sentire quella quiete mi ha fatto assaporare ancor di più la magia di questo luogo. Rivedere l’albero della vita, ripercorrere gli spazi del Padiglione Italia ancora visitabili è stato emozionante.

 

Ma non solo: per l’estate appena trascorsa è stata creata un’area “spiaggia” con tanto di sabbia, ombrelloni e una piccola piscinetta. Anche un piccolo campo da calcio e uno di pallavolo sono stati un prezioso lascito del grande evento. Ma un’arte in particolare mi ha colpita: quella dei murales. Veri e propri dipinti moderni, probabilmente realizzati da giovani, con una potenza emotiva tale da tenere gli occhi dei visitatori incollati ad essi, sbalorditi, con la grande voglia di immortalarli nel proprio cellulare, per condividere con amici e parenti quei capolavori. E qui mi è immediatamente tornato alla mente un articolo di Barbara Papagno di qualche tempo fa, nel quale si disquisiva sull’idea che i murales potessero diventare arte e non solo scarabocchi. Questa, a mio parere, ne è la conferma.