Come essere coerentemente democratici

Elzeviro

Il grande potere della parola è ben noto a tutti già da tempi remoti. Il sofista dell’antica Grecia Gorgia, ad esempio, nella sua celebre opera nota col nome di Encomio di Elena scrive: «La parola è un gran dominatore che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere, riesce, infatti, e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà».

In cosa consiste infatti il potere persuasivo della parola? Nella sua capacità di suscitare e manipolare le emozioni dentro noi. Sarete d’accordo con me nel riconoscere che tale potere è quindi talmente forte da rappresentare un pericolo, è chiaro. Talmente forte da eguagliare quello di un’azione fisica vera e propria, anzi addirittura da superarlo se si considera che l’azione ha una ripercussione esclusivamente sul futuro degli eventi, mentre la parola è in grado di mettere mano anche all’interpretazione del passato.

La parola può cambiare la storia. A maggior ragione quindi se abbiamo riconosciuto come bene evitare e punire le azioni dannose, le parole, o meglio, i discorsi dannosi, in quanto più pericolosi delle azioni dovranno essere più severamente soggetti al nostro biasimo. Fatte queste deduzioni, pensiamo ora alla democrazia.

Come tutti ben sappiamo e come si può comprendere anche dall’etimologia del termine, è la forma di governo fondata sul potere del popolo e sull’uguaglianza dei suoi individui. Libertà e uguaglianza. Anni e anni di esperienza storica ci hanno insegnato a venerare questi concetti come sacrosanti, ma analizziamoli ora alla luce della riflessione condotta poco sopra.

La democrazia permette a chiunque libertà e parità di diritti di espressione. Di certo è una cosa bellissima, ma siamo sicuri che non ci sia pericolo nel permettere proprio a chiunque di poter usufruire del potere della parola? E se qualche malintenzionato volesse usarlo per scopi dannosi alla società? Incitando all’odio o alla violenza per esempio, o negando fatti storici come i campi di sterminio? C’è un mezzo per arginare questi rischi, direte voi, è vero, abbiamo la censura. Ma la censura non è forse una negazione di quei principi democratici in cui crediamo tanto saldamente? Saremmo incoerenti nel concedere libertà e uguaglianza solo ad alcuni e dichiararci democratici. Per di più, soprattutto, esistono forse dei criteri sicuri in base ai quali censurare? Per non parlare della più che discutibile efficacia della censura.

Ecco quindi che il mito democratico che siamo troppo spesso portati ad osannare rivela dei lati oscuri. Dovremmo quindi rifiutare la democrazia? Certo che no! Rischieremmo di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Riflettiamo quindi: se il problema riguarda la parola e il suo tanto smisurato quanto pericoloso potere che ha su di noi, come arginarla?

Non potendo agire sulla parola in sé, poiché non la si può privare della sua componente emotiva, non ci rimane che concentrarci su noi stessi. Come? Imparando a filtrare ogni discorso che giunga ai nostri orecchi, sforzandoci di valutare oggettivamente la concordanza delle parole con la verità dei fatti. Si tratta di un esercizio facile solo in apparenza, poiché richiede la padronanza delle nostre emozioni e un abile utilizzo della ragione, ma solo in questo modo potremo dichiararci legittimamente democratici.

 

Marco Iacoianni