Parliamo delle donne non una volta l’anno

La parità di genere, una piaga culturale oltre che sociale, che non vale uno sciopero.

L’8 marzo si è celebrata quest’anno, come di consueto, la Festa della Donna, una delle più controverse ricorrenze nel panorama non solo italiano, ma anche mondiale. Non sono mancati, come ogni anno, dibattiti e discussioni sul senso e l’utilità di una tale giornata; da una parte chi la sostiene, dall’altra chi storce il naso affermando che «la Festa della Donna dovrebbe essere tutti i giorni».

Lungi dal voler stabilire chi abbia ragione e chi torto riguardo ad un tema già ampiamente analizzato negli anni da molti, vorrei invece soffermare lo sguardo sulla novità che quest’anno ha caratterizzato questa giornata di festa, ossia lo sciopero generale delle donne. L’iniziativa, promossa dal movimento attivista Non una di meno, ha spinto numerose donne (ma anche molti uomini) a scioperare simbolicamente per protestare contro una piaga sociale molto pressante nel nostro Paese, qual è la violenza di genere, al grido di «se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!». L’obiettivo era quindi quello di dimostrare come una società senza le donne non possa funzionare.

Posto che le premesse e le motivazioni della protesta sono state senza dubbio genuine e apprezzabili, sorgono invece importanti dubbi riguardo allo sciopero come mezzo attraverso cui è stata messa in atto.

Innanzitutto è necessario ricordare che, per definizione, lo sciopero è un’astensione volontaria di un gruppo di “dipendenti” dal lavoro per la tutela dei propri diritti. Sulla base di ciò si nota subito un errore di fondo nell’iniziativa dell’8 marzo: le donne infatti non sono e non devono assolutamente riconoscersi come “dipendenti” in lotta per i propri diritti. Esse al pari degli uomini contribuiscono al buon funzionamento della società, quella stessa società contro cui protestano. Con uno “sciopero delle donne”, invece di rivendicare i propri diritti, si corre il forte rischio di riaffermare quello stato di sottomissione che si cerca di combattere. In questo modo inoltre si polarizzano le parti in questione, col pericolo di giungere ad uno scontro di genere del tutto improduttivo ed anzi dannoso.

Per raggiungere dei risultati tangibili ed importanti non c’è bisogno di dividere la realtà sociale, al contrario deve aver luogo uno sforzo unanime che veda coinvolte tanto le donne quanto gli uomini in modo congiunto. È dunque necessario un rapporto di dialogo fra di essi, che renda consapevoli sia gli uni che gli altri della pari dignità a cui ognuno ha diritto in quanto essere umano.

Uno sciopero tuttavia non soddisfa questo requisito e porta anzi ad un allontanamento fra le parti che può provocare solo reazioni negative. Le iniziative che dovrebbero invece essere supportate sono quelle in grado di produrre un feedback positivo in termini di consapevolezza e tolleranza, ad esempio manifestazioni collettive o flash mob, in grado di coinvolgere le persone dal punto di vista emotivo e dell’appartenenza oppure incontri e discussioni a tema, corsi di aggiornamento con lo scopo di diffondere informazione fra tutta la popolazione: tutte attività che negli ultimi anni stanno fortunatamente aumentando di numero e di qualità.

L’obiettivo che deve essere perseguito, non solo dai movimenti femministi, non solo dalle donne, ma anche dal governo, dal mondo del lavoro, dai sindacati e da tutti gli italiani in generale è quello di aumentare la partecipazione sia dal punto di vista emotivo che da quello degli ideali e per farlo vi è l’impellente bisogno di una protesta costruttiva e positiva, che sappia coinvolgere e che porti le persone all’azione, esattamente il contrario di quello che fa uno sciopero, strumento che spinge all’inattività e quindi alla non-azione. Solo in questo modo si potranno ottenere risultati concreti e si arriverà non solo a debellare un problema così grave come quello della violenza sulle donne, ma anche ad aumentare sensibilmente il senso di responsabilità dei cittadini in qualunque altra questione di genere. Che sia uomo o che sia donna, ogni persona è prima di tutto un essere umano.

 

Niccolò Mangone