Effetto farfalla

Gli avvenimenti a catena che cambiano il mondo

Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Così recita il celebre enunciato dell’effetto farfalla.

Semplificando notevolmente il concetto originale, la teoria sostiene che anche il più piccolo degli eventi possa contribuire a generare conseguenze di enormi dimensioni. Al di là delle importanti implicazioni scientifiche che riveste, essa può essere vista come una sorta di legge, secondo cui spesso vanno le cose nel mondo. L’uccisione del duca Francesco Ferdinando nel 1914 ne è un esempio lampante. Da un attentato, compiuto da un singolo individuo, scaturì il casus belli di un conflitto di proporzioni mondiali quale fu la Grande Guerra. Allo stesso modo l’impresa di soli mille uomini, guidati da un condottiero di nome Garibaldi, fu alla base della fondazione di una nazione di milioni di persone.

Forse, per quanto possano essere esemplificativi, questi sono casi troppo distanti dalla vita quotidiana di una persona normale. Eppure, se ci si pensa bene, accade spesso che nella nostra vita anche la più piccola delle azioni abbia risvolti imprevedibili sulle persone che ci stanno attorno. Quante volte da un banale litigio si finisce per rovinare il rapporto tra due persone? Quante volte un commento sbagliato rischia di offendere irreversibilmente il nostro interlocutore? Lo stesso ragionamento può essere anche trasportato in positivo; non è raro, infatti, sentire di storie d’amore nate da una semplice battuta e non è raro nemmeno che una giornata storta cambi totalmente faccia per via di un complimento o anche solo di un sorriso da parte di qualcuno a cui teniamo.

È possibile che in questo istante alcuni di voi lettori stiano pensando: «Non si sta esagerando? Come è possibile paragonare l’omicidio che diede origine alla Prima Guerra Mondiale con un futile litigio fra due persone? Come si può mettere a confronto l’impresa dei Mille con un sorriso?».

Ebbene, per quanto questi eventi avvengano su scale enormemente differenti, essi rispondono alla stessa “legge sociale”, ossia a quella che, commettendo consapevolmente una forzatura, chiamerò “effetto farfalla sociale”. Preso atto di ciò e dei risvolti, talvolta meravigliosi e talvolta disastrosi che le nostre azioni possono avere, sorge spontaneo constatare come sarebbe più conveniente per tutti acquisire una maggior consapevolezza in ciò che facciamo.

Eppure ciò non accade, anzi, la mancanza di responsabilità è probabilmente una delle maggiori piaghe che ci affligge: in una società come la nostra, dove si viene spinti fin da piccoli all’individualismo estremo, spesso agiamo esclusivamente in funzione del nostro personale interesse, senza preoccuparci delle conseguenze che le nostre azioni hanno sulle altre persone. Come dei ciechi corriamo a perdifiato verso il successo, senza badare alla sorte di coloro che travolgiamo in questa folle corsa. Solo quando le nostre responsabilità si frappongono fra noi e il nostro obiettivo, allora ci fermiamo e ci pentiamo, anche se ormai è troppo tardi.

Fenomeni come il bullismo o la discriminazione funzionano proprio secondo questa logica; in genere il bullo sottovaluta la portata dei propri gesti e non dà importanza agli effetti che essi possono provocare sulla vittima, con il solo scopo di mantenere la propria reputazione. È soltanto quando le conseguenze diventano gravi, e talvolta irreversibili, che ci si rende conto dei propri errori. Se solo fossimo in grado per un attimo di fermarci e di ragionare sulle nostre azioni, non come individui, ma come specie, come esseri umani, se solo riuscissimo a migliorare la nostra empatia e a metterci nei panni degli altri, è probabile che molti dei nostri sogni personali possano realizzarsi senza passare su quelli degli altri, in modo tale che quella farfalla non provochi un uragano, ma un arcobaleno.

 

Niccolò Mangone