Vivere ad Affori o vivere Affori?

Controcanto

Molti avranno ormai notato che le grandi palazzine in costruzione ad Affori, dopo un veloce sprint atteso da qualche tempo, iniziano a prendere una forma compiuta. Mi riferisco in particolare a due gruppi di edifici: quello a ridosso di Villa Litta e quello al limite nord del quartiere, appena dietro alla stazione di Affori FN. È sempre bello vedere il proprio quartiere crescere ed evolversi, nonostante si tratti di un processo colpevole dell’abbandono di qualche lacrimuccia sui volti dei suoi abitanti, specie su quelli dei nostri veterani. Assieme a qualche lacrimuccia nostalgica spunta però anche qualche nervoso interrogativo; ad esempio. C’era davvero bisogno di erigere queste nuove strutture? Perché i paesini rurali godono integralmente di leggi a tutela dei tratti caratteristici della loro storia e cultura e Affori no? Ma soprattutto, perché gli abitanti stessi del territorio non hanno voce in capitolo circa la gestione di ciò che è loro?

Queste domande accusatorie colpiscono dirompenti la nostra coscienza, ma non temete, non è certo il caso di gridare “all’ecomostro”; tuttavia si tratta di piccoli grandi aspetti che lasciano un certo risentimento nei cuori di chi vive questo quartiere con senso di appartenenza. Siamo davvero sicuri che costruire dei palazzi che incombono sulla nostra amata Villa sia davvero consono e rispettoso nei confronti di quello che è il nostro ambiente e la nostra storia? Forse chi ha approvato certi progetti non ha mai esperito lo squallore di un’opera d’arte decontestualizzata.

Il caseggiato dietro alla stazione coinvolgerà emotivamente un numero senz’altro minore di interessati, ma vi assicuro, cari lettori, che vedere compromesso il vanto di vivere a Milano e, nonostante ciò, potersi godere un tramonto grazie alla moderata edilizia del proprio quartiere non è affatto gradevole.

Invito voi tutti a non prendere questa riflessione con superficialità, poiché si tratta di un problema effettivo, che oggi sembra essere da poco, ma dato il suo lento sviluppo potrebbe rivelarsi tanto insidioso da farcela sotto il naso: vogliamo davvero trovare il nostro amato quartiere pieno di giganti di cemento? Questa immagine è forse un po’apocalittica.

È anche vero che l’evoluzione non è una novità: basta rispolverare le foto dei vecchi archivi per vedere quanto i nostri paesaggi siano cambiati ed è giusto che sia così; tuttavia rivendico il fatto che nel suo trasformarsi il nostro quartiere abbia mantenuto un certo leitmotiv che chi conosce bene Milano potrà senz’altro apprezzare. Infatti Affori ha sempre dimostrato, forse di conseguenza alla sua storia e alla sua annessione postuma al capoluogo lombardo (negli anni ‘20), una certa aria di indipendenza e di individualità, un fascino tipico dei quartieri periferici.

La mia grande domanda è quindi: perché non viene riconosciuto l’attributo di “storico” a tutta la pianificazione urbana e non solamente agli edifici propriamente storici? Si tratta di una questione mica da poco! Ne va dell’estetica del posto in cui viviamo e di conseguenza ne va anche di noi stessi. I nostri luoghi sono l’incarnazione delle nostre memorie e noi siamo le nostre memorie.

 

Marco Iacoianni