Domenica 22 ottobre i referendum consultivi regionali

In Lombardia e Veneto la consultazione voluta dalle Regioni amministrate da Maroni e Zaia

Domenica 22 ottobre è una data da segnare sul calendario. Come molti lettori ormai sapranno, è questo il giorno designato dalle giunte regionali di Lombardia e Veneto per il referendum consultivo riguardante l’autonomia delle corrispettive Regioni.

Specifichiamo fin da subito, per evitare equivoci, che con autonomia non si intende l’indipendenza, bensì una maggiore libertà delle Regioni in vari campi, che sebbene non specificati nemmeno nel decreto di approvazione del referendum, di fatto coincidono idealmente con quelli in cui le Regioni a statuto speciale godono tutt’oggi, una prassi differenziata rispetto a tutte le altre Regioni.

In secondo luogo evidenziamo per bene la parola “consultivo”, che nei fatti vuol dire che il suddetto referendum non avrà alcun valore legislativo, ma solo lo scopo dichiarato di mettere in chiaro il parere delle popolazioni.

Preso atto di questi due punti possiamo procedere. Se questo articolo avesse lo scopo di mettere in luce la presunta malignità e maldicenza della classe politica dirigente, partirei sicuramente gridando con tono indignato che questo referendum ha solo un significato “politico”, come è stato fatto da numerosi articoli e approfondimenti a tema. Si dà il caso, tuttavia, che lo scopo di un giornale sia l’informazione e non come sembrano pensare in molti, il sostegno delle proprie convinzioni politiche. Per questo motivo, oltre ad una riflessione sul significato effettivo di questo referendum, mi soffermerò anche sulla denuncia del modo improprio in cui molti media stanno trattando questo caso.

Come anticipato sopra il principale motivo di polemica di molti giornalisti, opinionisti, partiti dell’opposizione, è il fatto che questo referendum abbia solo un significato politico; detto in poche parole si pensa che esso, avendo solo valore consultivo, sia un mezzo per accaparrarsi il favore degli elettori in vista delle future elezioni regionali e nazionali. Non è nel mio intento negare che ciò sia almeno in parte vero. Tuttavia ragioniamo: qual è il senso di gridare allo scandalo politico solo ora? Che i sotterfugi politici ci siano o non ci siano, di fatto il 22 ottobre si andrà al voto e forse sarebbe meglio concentrarsi su cosa comporterebbe una maggiore autonomia delle Regioni. Il ragionamento sembra semplice e logico, eppure se uno di voi lettori provasse ad informarsi su internet, attraverso i giornali o con la televisione sul significato del referendum, troverebbe un’enormità di articoli, interviste, opinioni e approfondimenti in cui di questo referendum, in fin dei conti, non si parla proprio (provare per credere). Alla fine informarsi diventa una missione quasi impossibile. Per non essere alla stregua del tipo di informazione appena criticata, dimentichiamoci per un attimo del fatto che questo referendum sia solo consultivo e riflettiamo su cosa nei fatti significhi votare sì o no.

È indubbio che se le Regioni riuscissero ad ottenere una maggiore autonomia dallo Stato, ne trarrebbero indubbiamente numerosi benefici: ad esempio in campo fiscale, dove sembra esserci l’intenzione da parte della Regione di gestire parte dei gettiti in modo diverso dalle altre giurisdizioni. Non sarebbero nemmeno da sottovalutare i cambiamenti a livello legislativo ed amministrativo sui quali in genere le Regioni a statuto speciale godono di particolari condizioni.

Ma poi è giusto che in Italia ci siano Regioni con legislazioni e prassi diverse?

Tutto ciò ovviamente varrebbe solo se accompagnato da un’amministrazione regionale accorta e capace e solidale e non sia un primo passo per divisioni nazionali. Un aumento della libertà per la Lombardia sarebbe inoltre un giusto riconoscimento per il ruolo guida svolto dalla nostra Regione in numerosi settori e in generale nell’economia italiana. Vi è però un diverso punto di vista da cui andrebbe analizzata la questione; dobbiamo infatti ricordarci che non siamo solo cittadini della Lombardia, ma anche dell’intera Italia e come tali sarebbe opportuno riconoscere che concedere maggior autonomia a poche Regioni rischia di aumentare il già presente divario fra esse e il resto del Paese con il pericolo di aggravare ulteriormente il dualismo nord-sud. La scelta risulta perciò alquanto contorta e le variabili in gioco sono molte; tuttavia l’invito è quello di riflettere accuratamente su quale scelta possa essere un bene per il nostro Paese e di recarsi il 22 ottobre ai seggi per esercitare il nostro diritto e dovere di voto avendo come faro l’unità nazionale.

 

Niccolò Mangone