L’accento sulle parole

Onestà, libertà , dignità, legalità, capacità … con l’accento sulla “a” ..........La politica degli accenti e della demagogia

(…) Con un pezzetto di gesso in mano / quel che scrivevo era buon italiano, / ho scritto sui muri della città / «Vogliamo pace e libertà». /Ma di una cosa mi rammento, / che sull’-a- non ho messo l’accento. / Perciò ti prego per favore, / va’ tu a correggere quell’errore, / e un’altra volta, mammina mia, / studierò meglio l’ortografia.

 

(Gianni Rodari, Filastrocche)

Bella! Vero? Il pezzo di filastrocca sopra riportato è del mitico Gianni Rodari, un maestro con la M maiuscola, come erano e apparivano i maestri elementari quando gli analfabeti erano tanti e il sapere, che offrivano a noi scolari, aveva spesso il gusto dell’acqua fresca in un caldo pomeriggio di sole.

L’incipit al fondo di questo mese è volutamente pedagogico, anche se chi scrive è solo un appassionato lettore, questo per portare chi ci legge a qualche riflessione in comune e a stimolare chi ha voglia di dialogare con noi di ABC, scrivendo alla nostra Redazione.

È questo un periodo storico (nel tempo ricorrente) in cui la confusione degli avvenimenti politici e sociali e le certezze, o punti di riferimento, per gestire tale confusione, sono flebili e si mescolano come in una maionese, a volte, impazzita.

Sentiamo forti grida e forti parole, due delle quali, vanno per la maggiore. Onestà! Libertà! Ritmicamente ripetute, mitragliate tutte di seguito in modo ossessivo, quasi a rivendicarne la proprietà, quasi ad escludere tutti gli altri dalla possibilità di praticare queste virtù. Come a dire che al di fuori di loro e della loro fazione c’è solo disonestà e tirannia. Parole urlate con tono di disprezzo verso gli altri, con una spinta al conflitto permanente, si rivelano essere alfine soltanto una verbale messa in scena per creare una bolla, un paravento, fumo, per non far percepire e vedere al “popolo” la proprie manchevolezze, i propri limiti e le proprie ignoranze.

Infatti puntualmente la cronaca quotidiana, riportata dai media, si incarica di smentire o di svilire tutta la loro prosopopea da “dito indice”; così vengono fuori vizi e comportamenti censurabili o comunque in contraddizione con le loro lezioni di moralità.

Diffidate cari lettori quando qualcuno vi parla brandendo come uno stiletto il dito indice, o fa la “O” assertiva, schiacciando i polpastrelli del pollice e dell’indice, alla Trump.

Onestà, onestà, e poi si scopre che si praticano irregolarità amministrative e/o si coprono comportamenti scorretti di collaboratori infedeli alla pubblica amministrazione .

Libertà, libertà, e poi sempre si impone la voce del padrone (del movimento o del partito) e il singolo diventa uno che vale uno meno.

Dignità, dignità, e poi si subiscono umilianti contrordini solo perché vige la legge del marchese del Grillo: io so io e voi non siete un… tubo.

Legalità, legalità, e poi si stracciano le regole interne alle proprie organizzazioni e si eludono quelle esterne, cambiandole in corso d’opera e a secondo della convenienza della “ditta”.

Capacità, capacità, e poi si va verso l’inconcludenza e l’inadeguatezza alle cariche pubbliche occupate fortunosamente e, malgrado la manifesta incapacità si resta lì, moralmente da abusivi.

Con tutte queste parole accentate, e tante altre ancora, esibite come trofei, si ha la sfacciataggine di continuare a chiedere consensi e voti, approfittando della cronica disoccupazione, specialmente giovanile, che la politica provvede temporaneamente a colmare, in “bianco o in nero”, intorno ad ogni lista.

Così incursori della politica alla Salvini, lavati, stirati e smacchiati (via i diamanti, via la parola Nord, via il colore verde, che si era insinuato sino alla biancheria intima di illustri militanti), possono sperare, anche nelle province meridionali -immemori del disprezzo del quale sono state oggetto- di trovare elementi di successo elettorale e distribuire nuovi stipendi.

Il richiamo rodariano della mamma, che è chiamata a correggere l’errore del figlio che non ha studiato, è la morale che vogliamo trarre dalla filastrocca dedicata però agli adulti, piuttosto che ai bambini.

Giovanni Russo