Elezioni politiche e amministrative

Il prossimo 4 marzo election day per Parlamento e Regione Lombardia

Il momento del voto si avvicina. Gli Italiani sono chiamati a decidere il futuro di questo Paese mentre le fazioni politiche si azzuffano per ottenere il maggior numero di consensi possibili.

Mentre le proposte e i programmi dei vari schieramenti si iniziano ad accumulare, possiamo già capire quali saranno i temi principali su cui si giocherà la partita delle elezioni politiche.

Si potrebbero dire molte cose sull’operato dell’esecutivo Gentiloni, o meglio Renzi-Gentiloni, secondo molti osservatori -preceduto dalla breve “parentesi” Letta- e sulle difficoltà in cui si è trovato ad attraversare durante i suoi quasi quattro anni di governo, ma vi è un dato oggettivo: da Paese in piena crisi quale era nel 2014 l’Italia si trova oggi ad essere in una fase di crescita, anche se non ancora eccezionale, ma costante.

Se da un lato i momenti più bui sembrano passati, dall’altro vi è bisogno di uno sforzo collettivo (anche col voto degli Italiani), che mantenga stabile questa situazione e indirizzi verso ulteriori miglioramenti. È indubbio quindi che ci sia la necessità di rifinire quelli che sono i punti deboli del nostro Paese. A questo proposito i temi di maggior interesse sono quello del lavoro e quello collegato delle pensioni.

Con il Jobs Act il governo Renzi è riuscito nei fatti ad aumentare considerevolmente l’occupazione dei cittadini, tuttavia vi è anche il rovescio della medaglia che consiste nel serio problema del precariato: sono sempre più numerosi i lavoratori (specialmente giovani) che si ritrovano in una condizione di instabilità occupazionale. Una nazione come l’Italia, che pretende di mantenere un livello alto di civiltà e benessere e di avere un ruolo di prestigio in ambito internazionale, non può permettersi che il precariato flagelli ulteriormente i lavoratori senza aumentare il livello di povertà. Per questo motivo i partiti dovranno per forza di cose tentare di fronteggiare in maniera adeguata la questione, sviluppando strategie convincenti e al contempo efficaci. Sul fronte delle pensioni, la situazione è oltremodo rilevante, anzi, si potrebbe dire che queste ultime saranno la vera e propria chiave per risolvere il problema dell’occupazione in Italia.

Sono ormai anni che stime e sondaggi fanno intravedere in che direzione si sta dirigendo questo Paese. La speranza di vita si è allungata diventando una delle più alte in Europa, dato, che se da un lato appare in termini pienamente positivi, dall’altro nasconde una verità che è ormai di dominio pubblico: l’Italia è un paese “vecchio”, con le nascite in grande deficit. Ed è proprio questa l’origine di tutta una serie di problemi molto difficilmente risolvibili. L’età media dei lavoratori è aumentata fino a 44 anni (la più alta in Europa), sintomo di un ricambio generazionale che fatica a prendere piede e contemporaneamente di un innalzamento forse eccessivo dell’età delle pensioni, a seguito di una lunga serie di iniziative legislative, fra cui figura anche la discussa legge Fornero. Al contempo sta diventando sempre più pressante la protesta dei già pensionati, che in molti casi denunciano un mancato sostegno da parte dello Stato.

Non si tratta quindi solo di un problema organizzativo, ma anche di una seria mancanza di risorse da destinare al fondo pensionistico. Non bisogna però pensare che la soluzione di tutto possa essere un cieco abbassamento degli anni di contributi obbligatori, poiché in tal caso si correrebbe il rischio collaterale di rendere non produttivo per lo Stato italiano un numero elevato di persone con la reale possibilità di non riuscire a sostenere la spesa pubblica per le loro pensioni. Né apparirebbe saggia la scelta di aumentare ulteriormente l’età pensionistica in un momento in cui si dovrebbe probabilmente puntare sull’occupazione giovanile. La soluzione sta probabilmente nel mezzo e non sarà facile giungerci.

I partiti dovranno essere in grado di elaborare piani lungimiranti che mostrino la prospettiva di un miglioramento costante nel tempo, anziché cercare unicamente di impressionare gli elettori con proposte mirabolanti.

Al fianco di queste problematiche ve n’è una altrettanto rilevante dal punto di vista prettamente sociale e umanitario. Si sta parlando ovviamente della questione dell’immigrazione. I dati parlano chiaro: nonostante un calo sostanziale di migranti giunti in Italia via mare e una conseguente diminuzione dei morti e dispersi rispetto all’anno precedente, i numeri rimangono ancora umanamente spaventosi. Nel 2017, infatti, le vittime sono state più di 3000. Sembra che l’UE si stia muovendo nella giusta direzione nella gestione degli sbarchi e nella spartizione dei migranti, ma non è il momento di abbassare la guardia. Sono molti quelli che in passato hanno proposto e continuano oggi a sostenere un blocco totale degli sbarchi. A nostro avviso provvedimenti del genere, oltre che essere alquanto discutibili sul piano etico, sarebbero anche uno spreco di capitale umano in grado di fornire produttività e nuove opportunità economiche, se solo utilizzato nel modo giusto.

Infine, troviamo opportuno parlare anche di un tema che rappresenta sempre il futuro concreto di una nazione, ossia l’istruzione. «Gli studenti di oggi saranno i cittadini di domani» è un concetto banale, noioso, inflazionato, eppure per quante volte sia stato detto, pare che la classe politica non l’abbia mai compreso completamente. Possiamo dire con un buon grado di sicurezza che per la scuola e per le università finora lo Stato non ha fatto abbastanza. La più recente riforma della Buona Scuola, nonostante qualche spunto originale, soprattutto sulla modernizzazione degli istituti scolastici, non ha portato i miglioramenti sperati. Allo stesso modo le università continuano a trovarsi in una condizione di instabilità per via dei pochi fondi riservati loro dallo Stato. Come si è detto molte volte in passato, se c’è un settore su cui non si dovrebbe mai tagliare o sprecare, è proprio l’istruzione. Uno stato che punta sulla scuola è uno stato vincente e “amico” del popolo; la questione dell’istruzione è sentita molto a fondo nella popolazione italiana, non solo dai giovani che sono i diretti interessati, ma anche dalle loro famiglie ed è proprio per questo motivo che è probabile che coloro che punteranno il loro programma elettorale su questo tema otterranno un buon numero di consensi.

Nonostante la presenza di numerose altre problematiche all’interno dello Stato italiano, riteniamo che quelle sopra citate siano di maggiore riscontro nella popolazione, in quanto rispecchiano in modo completo tutte le fasce di cittadini italiani, da chi lo è oggi, a chi lo sarà domani.

Vi è però un ultimo e fondamentale requisito che i partiti dovranno rispettare per risultare davvero convincenti. Si tratta della concretezza. Dopo anni e anni di populismo incontrastato, gli Italiani hanno iniziato a stancarsi e a perdere progressivamente fiducia nella politica spregiudicata, al punto che oggi una proposta populista rischia di ottenere l’effetto contrario di quello sperato. Vi è necessità di un radicale cambio di rotta. Ciò che gli Italiani vogliono è sentire la vicinanza dello Stato. Se qualcuno sarà in grado di affiancarsi al popolo ed accompagnarlo a piccoli passi verso una prospettiva di miglioramento, otterrà di certo un vantaggio considerevole alle prossime elezioni.

 

Niccolò Mangone