Il giornalismo non scomparirà mai, scomparirà il cattivo giornalismo

Digital week - interviste

Alessandro Rizzi è presidente del Collegio didattico del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano. Il suo “aforisma” centra perfettamente una delle missioni principali di Digicoop: il consorzio di editori indipendenti, il grande laboratorio cooperativo digitale composto da aree di lavoro interconnesse con una piattaforma e relativi servizi in costante aggiornamento. Rizzi ha partecipato, giovedì 15 marzo 2018, alla conferenza di presentazione nel Salone delle Arti della Biblioteca Affori durante la Milano Digital Week: il tentativo di mostrare tutte quelle realtà che stanno trasformando il lavoro, il tempo libero, la formazione e le dinamiche della progettazione e della produzione attraverso le modalità digitali.

«I giornalisti sono, oggi, chiamati a una sfida molto importante: quella della formazione, quella dell’inserimento totale nel nuovo mondo e modo di fare informazione. Allo stesso tempo -ha analizzato- sono gli informatici che, ora più che mai, devono guardare con attenzione al mondo dell’informazione». Rizzi ha infatti posto l’accento sul ruolo, che diventerà fondamentale già in un prossimo futuro, dei Millenial: la generazione che, nel mondo occidentale, ha seguito la Generazione X ed è nata fra i primi anni ’80 e l’inizio degli anni 2000. «Sono i fruitori del nuovo modo di informarsi: sono in cerca di contenuti multimediali, approfondimenti costanti e soprattutto corretti».

Correttezza. Una parola che, giovedì, è risuonata più volte durante la mattinata di lavori. Perché è la correttezza «l’arma migliore per combattere le fake news, il male che sta minando il mondo del giornalismo» come ha sottolineato più volte Roberto Calari, presidente di CulTurMedia Legacoop Nazionale. Un “virus” che non ha risparmiato nessuno e, nel corso degli ultimi mesi, ha tratto in inganno anche media apprezzati e stimati. Un “virus” talmente diffuso che ha portato il Collins Dictionary a battezzarla come parola dell’anno 2017. Per capirne la portata sul web, se si cerca «fake news» su Google, il motore di ricerca ci restituisce ben 36,5 milioni di pagine che contengono a diverso titolo questo termine.

«È tramite il pluralismo dell’informazione che -ha esortato Calari- si devono combattere. Il diritto a un’informazione precisa, corretta, puntuale è alla base del progetto Digicoop. Un progetto che parte dall’informazione locale, un’informazione che ha un valore inestimabile: si pensi alle battaglie per la tutela dell’ambiente, ad esempio. E gli strumenti di Digicoop permettono che una notizia, relativa a un singolo territorio, possa assumere una valenza nazionale proprio perché Digicoop è un’unione di testate importanti, affidabili e soprattutto radicate: si pensi a La Sesia che è stata fondata, a Vercelli, nel 1871 e Il Saviglianese nato nel 1858».

Il presidente di CulTurMedia Legacoop Nazionale ha poi analizzato la nuova riforma dell’editoria che, dopo una lunga gestazione, ha visto finalmente la luce con l’ultima legislatura. «L’obiettivo, per cui nel corso dei mesi ci siamo battuti, è quello di garantire coerenza, trasparenza ed efficacia al sostegno pubblico attraverso lo strumento dei contributi ai periodici, misure -ha ricordato Calari- per gli investimenti delle imprese editrici, l’innovazione del sistema distributivo e il finanziamento di progetti innovativi, di processi di ristrutturazione e di riorganizzazione».

Digicoop si inserisce perfettamente in questi obiettivi, come ha ricordato, nel corso del suo intervento, la presidente Lidia Gattini. «La nostra “squadra” mette in campo 10 milioni di copie annue, 850.000 al mese, e conta milioni di lettori anche tramite il web e le app. Da questi numeri partiamo per costruire ancora di più un laboratorio dove ognuno -ha rimarcato- può crescere ancora di più. Perché la nostra piattaforma è un patrimonio che viene messo a disposizione di tutte le testate che stanno portando avanti questo progetto».

Le testate di Digicoop (società cooperativa consortile) sono: La Sesia, ABC, Corriere Romagna, Il Saviglianese, La Vita Casalese, La Voce, La Voce di Mantova, L’Informatore, Radici Future Magazine, Setteserequi, Sprint&Sport e Zainet.

«È la condivisione dei mezzi di produzione la nostra forza. Sulla piattaforma -ha spiegato Renato Truce, direttore generale di Mandragola Editrice- è possibile inviare da dispositivo mobile servizi o contenuti in tempo reale. In questo modo possono essere valutati dall’ufficio di redazione per l’immediata pubblicazione su web o sui social media». Perché Digicoop, come i relatori hanno più volte ricordato, si inserisce nel nuovo modo di fare giornalismo. D’altronde, come aveva ricordato in un recente articolo della scuola di giornalismo Walter Tobagi: «Il cartaceo resisterà e sarà ancor più votato all’approfondimento dei fatti, con un’impaginazione accattivante e articoli più lunghi che sappiano risvegliare il piacere della lettura. Il sito internet avrà un ruolo centrale e dovrà riuscire meglio di oggi nella sfida di informare in rapidità senza cedere alle semplificazioni e al click facile. Dopo i visori per la realtà virtuale, la tecnologia partorirà nuovi mezzi di diffusione di contenuti: capire, e capire per primi, come utilizzarli nel giornalismo garantirà un vantaggio competitivo. Al centro di questo sistema solare ci sarà il brand della testata. E a dargli forza, la sua autorevolezza».

 

Autorevolezza: quello che la piattaforma Digicoop garantisce fin da oggi. «Perché -come ha fatto notare Idanna Matteotti, responsabile Cultura e Media Legacoop Lombardia- i giornali hanno un fondamentale compito: offrire ai lettori, alle comunità un servizio pubblico. I giornali sono e devono essere sempre uno strumento di comprensione della realtà che ci circonda».