Intervista alla pace

Piccoli giornalisti crescono

Sul prossimo numero di gennaio pubblicheremo l’intervista che la Redazione ABCJunior farà a Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo. La Rete fa parte dell’organizzazione internazionale ICAN, che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2017 per «(…) il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per arrivare ad un trattato di proibizioni di queste armi». Info tel. 366.2601354, e-mail: info@metaeducazione.it.

Piscina ed equitazione

La piscina è bella

perché impari a nuotare e

puoi scoprire le meraviglie

del mare.

Invece con l’equitazione puoi imparare

che gli animali sono bravi e dolci

e ti fa capire che non devi averne paura.

 

Irene Sinesi (10 anni)

 

 

Intervista al mio amico immaginario

Violetta: -Come ti senti ad essere il mio amico immaginario?

Amico immaginario: -Bene, vivo in una bellissima casa e ti ringrazio di averla pensata così.

V: -Vorresti qualcos’altro?

A: -Sì un letto per aria, le scale e un arcobaleno!

Rebecca (10 anni)

 

 

Incontro aperto

Le interviste di ABCJunior

Mercoledì 29 novembre, la Redazione ABCJunior intervisterà Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo, organizzazione che con altre fa parte di ICAN - Nobel Per La Pace 2017, la campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari.

 

L’intervista si terrà mercoledì 29 novembre alle ore 16.30 presso la Biblioteca Cassina Anna, in via Sant’Arnaldo 17. L’incontro è aperto a chiunque volesse partecipare (per informazioni, tel. 366.2601354).

L’arte, che passione

Intervista a Nadia Nespoli

Cosa significa dipingere per te?

Dipingere per me è espressione, una necessità, un linguaggio, è come parlare, come scrivere.

Quando hai iniziato?

Quando avevo la vostra età ho avuto una maestra di educazione artistica molto brava, che mi ha trasmesso la passione per la pittura; è grazie a Suor Angela che ho iniziato a disegnare e amare tutto quello che è fare arte.

E così piccola hai partecipato anche a concorsi?

Sì, grazie alla mia maestra ho partecipato a molti concorsi, perché iscriveva i miei disegni e li spediva; qualche concorso lo ho anche vinto.

E poi?

Ho sempre coltivato questa passione. Se a voi piace scrivere, mi raccomando dovete continuare!!! Alle Scuole Medie non avevo Suor Angela che mi aiutava, ma il mio impegno e il mio amore per l’arte è continuato.

Che scuole hai frequentato? Il liceo artistico?

Purtroppo non ho potuto frequentare il liceo artistico perché i miei genitori non hanno voluto. Ho invece frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale: ai miei tempi si pensava alla sicurezza del lavoro in banca, fare l’artista non sarebbe stato un futuro sicuro; ma non ho certo abbandonato matita e colori, anzi!

Ci racconti come hai fatto?

Finite le Scuole Superiori ho iniziato a lavorare nelle radio private. Era proprio l’inizio della radio libera, una grande passione anche questa. Sono stata fortunata, ho fatto il lavoro che mi piaceva per più di trent’anni nel settore artistico e commerciale. Anche se il lavoro e la famiglia mi impegnavano molto, ho continuato a frequentare i corsi serali delle Scuole Civiche del Comune di Milano: pittura, disegno, acquerello, decorazione… Con i miei compagni di corso ho fatto concorsi ed esposizioni.

Ma ora insegni pittura in carcere? Ti piace?

Sì, ragazzi, e mi piace moltissimo!!! Sono proprio bravi i miei allievi…

Hai dovuto studiare ancora?

Sì, certo… bisogna studiare… Nel 2012-2013, a 53 anni, ho deciso di uscire dal mondo del lavoro. La crisi e l’ambiente non mi piacevano più e mi sono iscritta all’Accademia di Brera; durante l’estate ho studiato, a settembre ho sostenuto il test di ingresso: una prova scritta e due di disegno, ho passato il test e ho frequentato i tre anni di Accademia. Ho discusso la tesi nel 2015, dal titolo Iconografia della devozione popolare: Luigi Ripamonti (storico afforese), che voi conoscete bene, mi è stato di grande aiuto. Mentre frequentavo il secondo anno di Accademia il mio professore di Pittura mi ha chiesto: «Ma tu te la sentiresti di insegnare pittura in carcere?». E io ho risposto di sì.

Ed eccomi qui, ho cominciato subito e ancora adesso ogni martedì mattina insegno la pittura e il fare arte ad un gruppo di detenuti del Carcere di Bollate. Le tele esposte, che vedete appese in biblioteca a Cassina Anna, sono il lavoro di questo laboratorio. Il laboratorio si chiama Artemisia.

a cura di Rebecca, Irene, Nor, Matteo, Mohamed

 

Redazione ABC Junior

Poesia per la mamma

È bella e sorridente

e fa ridere la gente.

Sa cantare bene

e fa nuotare le sirene.

Alcune volte è arrabbiata

e fa una carnevalata.

 

Irene Sinesi (10 anni) 

Addio non si dice mai

Addio non si dice mai! Ma si può dire solo una volta, quando cambi o qualcuno va in pensione.

Non aver paura, troverai altri e altri amici.

Prima di cambiare vita dici: «Ci mancherai molto e sarai sempre nei nostri cuori».

Mohamed (10 anni)

La mia famiglia come la vaniglia

Ci sono la mamma ed il papà

che al lavoro vanno già.

La nonna e il nonno

che hanno tanto sonno!

C’è infine mia sorella

che quasi sempre fa la monella!

Questa è la mia famiglia

bella e buona come la vaniglia!

 

Rebecca (10 anni)

Teatro a scuola

Il pesciolino grigio

Il 27 marzo scorso nel nostro Istituto Comprensivo Cesare Cantù ci sono venuti a trovare i bambini della scuola dell’infanzia comunale di via del Volga e abbiamo tenuto per loro una rappresentazione teatrale dal titolo Il pesciolino grigio.

La storia narra di un pesciolino grigio che pensava che nessuno volesse giocare con lui a causa del suo colore grigiastro. Quando si avvicinava agli altri pesciolini per giocare, loro lo consideravano invisibile. Un giorno salì in superficie del mare e vide cadere delle gocce dal cielo, andò ad avvisare i suoi amici che lo derisero dicendo: «Ma come non lo sai? È la pioggia», e se ne andarono lasciandolo solo e triste.

Il pesciolino grigio risalì in superficie e notò un ponte luminoso di tanti colori e pensò «questa è una scoperta fantastica, se lo dico ai miei amici mi faranno giocare con loro» e andò ad avvisarli. Gli amici lo seguirono e videro l’arcobaleno e gli dissero: «ma è l’arcobaleno, lo conosciamo già, noi siamo pieni di colori perché è l’arcobaleno che ce li dona e tu non lo sai perché sei grigio e rimarrai sempre così».

La mattina dopo mentre gli altri pesciolini si facevano accarezzare dal sole per prendere i colori dell’arcobaleno, un vecchio pescatore lanciò in acqua la sua rete da pesca e intrappolò tutti i pesciolini. Il pesciolino grigio vide sullo scoglio un corallo tagliente, lo prese, tagliò la rete liberandoli tutti. Salvati dall’amico, lo invitarono a giocare con loro.

La vita è così, sarebbe bello però non dover fare gesti eroici per essere accettati dagli altri.

 

Nor e Mohamed (10 anni)

I pensieri di Rebecca

Passione stellare

 

C’è Venere

pulita non come la cenere,

Giove

che è chissà dove?

Saturno

e Nettuno…

C’è infine Marte

dove si gioca a carte.

 

 

Viaggiare

 

Come è bello viaggiare

 

e tutto esplorare.

Ringraziamenti

Alle presidi Ida Morello e Maria Grazia Agosta

La Redazione ABC Junior ringrazia le presidi Ida Morello e Maria Grazia Agosta, appena andate in pensione, per il lavoro svolto con impegno e passione nelle scuole dei nostri quartieri.

Redazione ABC Junior


Cassola e il disarmo, la letteratura non basta

Intervista allo scrittore Angelo Gaccione

per ABC di Cristina Mirra

«Basterebbe che un solo popolo si ribellasse al ricatto della difesa per mettere in crisi il militarismo dappertutto. Patriotticamente mi auguro che questo popolo più intelligente degli altri sia il mio». [Carlo Cassola da La rivoluzione disarmista]

Chi era Carlo Cassola e come è nata la vostra amicizia?

Carlo Cassola era un noto romanziere nato nel 1917 e di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Aveva ottenuto un clamoroso successo con La ragazza di Bube, storia che verrà portata sullo schermo nel 1963 dal regista Luigi Comencini. La nostra amicizia nacque nel 1977, quando anch’egli sposò la causa del disarmo e della pace a cui io ero molto sensibile, condividendo le ragioni dell’enorme pericolo che l’umanità correva e corre, minacciata dagli arsenali militari degli Stati.

Del suo rapporto intellettuale con Carlo Cassola cosa Le rimane da poter trasmettere a nostri lettori?

Nel periodo in cui l’ho conosciuto io, Cassola era un personaggio atipico rispetto all’ambiente letterario ed intellettuale. Impegnato nell’azione antimilitarista e per la pace, non conduceva alcuna esistenza mondana. Era un uomo sobrio e di grande modestia, come lo sono in genere le persone di qualità. Direi che la modestia, soprattutto in ambito intellettuale, resta una buona pratica da recuperare.

Come è cambiata la società dal Suo punto di osservazione?

Sono passati 40 anni da quando iniziammo la nostra avventura disarmista e la società è enormemente cambiata, sia dal punto di vista dei rapporti sociali, sia da quello dei comportamenti individuali e del costume. È diventata più individualista e il senso della comunità e della solidarietà si è di molto ridotto. Dal punto di vista della minaccia atomica c’è meno consapevolezza: la scienza e la tecnologia hanno fornito agli Stati ordigni di distruzione ancora più devastanti e ultimativi e il mondo pare disinteressarsene.

Ci racconta l’avventura della Lega per il Disarmo Unilaterale dell’Italia?

La Lega per il Disarmo Unilaterale nasce a Firenze nel 1978 come un’urgenza non più rimandabile. Tutti i dati a nostra disposizione ci dicevano che la folle corsa agli armamenti, le tensioni internazionali, le spese militari, le ideologie di dominio e di sopraffazione potevano far precipitare l’umanità nel baratro da un momento all’altro, e che dunque era necessario interrompere questo clima di ricatto. Non accogliere missili nucleari in Europa, lavorare per favorire la distensione attraverso una scelta del disarmo unilaterale e di pace come gesto di buona volontà, ci sembrava il modo migliore, concreto e realistico, per spezzare il clima di diffidenza reciproca e di terrore. Non avevamo grandi mezzi economici e non avevamo grandi mezzi di comunicazione per diffondere le nostre ragioni. La guerra fredda e il bipolarismo rendevano ciechi gli esponenti delle grandi organizzazioni di massa, e non avevamo un Papa consapevole di tutto questo come Bergoglio. Sapevamo di avere ragione, ma i nostri mezzi erano limitati.

Cassola è un esempio evidente di come il pensiero non muoia. Se potesse immaginare una conversazione con Cassola oggi quali domande gli rivolgerebbe e cosa risponderebbe?

Discuterei con lui dell’enorme peggioramento internazionale. Di come le guerre hanno incancrenito la situazione mondiale: terrorismo, profughi, miseria, devastazione e morte come nei secoli più bui della storia. Ragioneremmo della spaventosa quantità di ricchezza mondiale sprecata per spese militari ed armamenti, divenuta la voce primaria nel bilancio degli Stati. Spesa di morte e con la quale potremmo risolvere tutti i problemi più drammatici del nostro tempo, se la destinassimo alla tutela della vita e al rispetto del creato, come dice il Papa. Rimarrebbe come noi inorridito nel constatare che la sua amata patria, il Paese che giudicava il più bello al mondo e il più ricco di cultura, impiega ogni giorno 70 milioni di euro per la spesa militare.

Il suo ultimo libro, Cassola e il Disarmo - La letteratura non basta, dedicato a Stanislav Evgrafovič Petrov, ci racconta la sua storia troppo spesso dimenticata?

Il mondo deve la sua sopravvivenza al giovane militare sovietico Stanislav Evgrafovič Petrov. Nel 1983, davanti ad un clamoroso errore del sistema di controllo missilistico che aveva rilevato un attacco americano, rifiutò di dare l’allarme e di far partire una controffensiva nucleare che avrebbe cancellato ogni forma di vita sul nostro pianeta. Quel giovane è ora un anziano pensionato che vive dimenticato e povero in un sobborgo di Mosca. Ho chiesto ad alcune autorevoli organizzazioni internazionali di fare qualcosa per questo benefattore dell’umanità. L’Accademia di Stoccolma dovrebbe candidare quest’uomo al premio Nobel per la pace e Milano dovrebbe piantare in suo onore, come ha fatto in piazza Fontana per Chico Mendes, un albero che ne ricordi il nome e il gesto. Potrebbero pensarci anche i curatori del Giardino dei Giusti. Nel mio piccolo gli ho reso omaggio dedicandogli il libro che lei ha citato.

Come vede lo sviluppo della lotta al disarmo in un futuro anche prossimo?

 

Il panorama internazionale non promette niente di buono e sono molto pessimista. Quello che sta avvenendo in Africa e in Medioriente è spaventoso. Il clima fra Stati Uniti e Corea del Nord è di grande tensione e potrebbe precipitare in una guerra aperta dalle conseguenze inimmaginabili. Dobbiamo riprendere al più presto l’iniziativa disarmista, riempire le piazze di tutte le capitali del mondo, far sentire ai governi e ai potenti il nostro dissenso, pretendere la chiusura delle basi militari e la fine della corsa agli armamenti. Noi Italiani dobbiamo agire nel nostro Paese, abbiamo un luogo fortemente simbolico e di pace come Assisi, lo si usi da subito come luogo aperto al mondo per redimere le controversie internazionali; si dia l’esempio al mondo avviando una trasformazione in tempi ragionevoli dell’industria bellica e di morte, in produzione di beni sociali e utili alla vita di ognuno. Come ho ribadito più volte, l’unica guerra vinta è quella che non si è mai combattuta. Così la pensa anche papa Francesco: la guerra ha sempre prodotto barbarie e favorito gli istinti peggiori degli uomini. Oggi oltre alla barbarie ci sarebbe il nulla. Dobbiamo farlo capire ai nostri governanti prima che sia troppo tardi.

Arte passione e lavoro

Intervista a Fabienne Rea (makeup artist afforese)

Quando e come Le è nata la sua passione per il trucco e l’estetica?

Ho iniziato da bambina, giocando con le bambole: creavo i loro vestiti e le facevo sfilare insieme alle bambole della mia amica. Altre volte mi divertivo a pitturarle con pennelli e colori. Sono cresciuta nel Nord Est della Francia e, a causa del freddo invernale, dovevo stare in casa; quindi mi divertivo a disegnare, a dipingere e a truccare proprio le bambole. Poi ho frequentato una scuola d’arte, appassionandomene molto e, a distanza di anni dai tempi dell’università, ho continuato ad avere la passione per la cosmetica; così ho messo in atto ciò che mi ero riproposta di fare dopo gli studi: un corso di make up! In realtà pensavo che la cosa finisse lì e per quanto ci mettessi tanta passione non mi sembrava di fare cose straordinarie; ma il mio maestro mi sollecitava a continuare e a collaborare con lui, finché ho cominciato a lavorare per l’Alta Moda, in piazza di Spagna a Roma. Così pian piano ho fatto strada fino a lavorare in televisione da giovanissima. Quindi per anni mi sono domandata: «Sarà questo il mio futuro?». Dopo anni di studi all’università mi sono ritrovata ad occuparmi di formazione ed ho insegnato trucco nelle accademie per truccatori. Insomma sono passati ormai più di venti anni ed eccomi qui!

Come e perché si è inserita nel mondo della moda?

Io di base ero visagista, quindi lavoravo dietro le quinte, ed un giorno espressi il mio desiderio di lavorare nella moda ad una giornalista specializzata in quest’area, che mi spronò a partire per Milano. Il lavoro che si fa in uno studio fotografico è completamente diverso e ho dovuto ricominciare tutto da capo: ho girato per agenzie, ho cercato fotografi che avessero bisogno di truccatori, e ho realizzato ciò che sognavo, così ho iniziato a viaggiare in Cina e Stati Uniti. Quando si lavora nella moda ci si immerge in un grande contenitore fatto da tante persone, che devono imparare a lavorare in team. Cominciano ad entrare in gioco tante variabili, non soltanto la propria abilità artistica, ma anche il saper stare con gli altri e saper ripescare tutta la cultura: ad esempio, se devi fare un servizio sugli anni ‘60 devi ritrovare tutta la filmografia, la tua preparazione sulla storia della moda, storia del trucco, e nel contempo essere anticipatore delle tendenze. Ci si aggiorna sia sulle riviste di moda nazionali e internazionali e, rispetto a qualche anno fa, oggi utilizziamo anche le nuove tecnologie, anche blog, per essere sempre aggiornato su tutte le novità.

Che cosa le piace di più del Suo lavoro e quali difficoltà ha incontrato?

Oltre al fatto di realizzare un sogno che non ancora esiste, non sai esattamente subito cosa vai ad eseguire. Poi nella realtà con tanto lavoro, anche talvolta rocambolesco (sotto la pioggia, sulle rocce, al mare, sui ghiacciai), crei qualcosa e tutto ciò è uno stimolo. A livello umano amo il mio lavoro perché costantemente crei rapporti e condividi le creatività. Ogni partecipante al team apporta proprie novità, tra tanta gente di cultura diversa: un microcosmo fatto di gente diversa che ti arricchisce e senti sempre estremamente vivo e nuovo! Senza mai lasciarsi influenzare da momenti negativi, che ovviamente ci sono, ma se è ciò che senti dentro, e quella è la tua passione, devi andare avanti.

Come ha armonizzato la vita privata con il lavoro?

Nel lavoro artistico anche come mamma ho trovato qualche difficoltà e discriminazione, assentandomi qualche mese dopo il parto: tornata al lavoro mi sono dovuta più volte reinventare per ripartire. La ricchezza della famiglia, la gioia e la carica dei figli è ben al di sopra di tutto questo. L’universo infantile e creativo è stato per me un fantastico propulsore ed è stato ulteriore stimolo per la mia vita personale e artistica.

Quando trucca ci mette del suo o segue le indicazioni dello stilista?

Ci sono due distinzioni da fare: quando trucchi la gente comune non puoi prescindere dal rispettarne la personalità e non puoi arbitrariamente decidere di cambiare l’essenza; la migliore riuscita è quando riesci ad avere un dialogo con la persona che stai truccando, cerchi di capire come si vede, cosa fa, qual è il suo stile di vita. Si diventa un po’ psicologi, dando supporto alle persone per ritrovare se stesse. L’incontro con lo specchio non è semplice. Se trucchi una modella hai a che fare con una persona particolarmente bella e, a seconda della richiesta dello stilista, vai a riproporre un trucco rispettando un tema; si fa qualche scatto fotografico, si osserva, si costruisce piano piano ciò che ti ispira in quel momento la modella. Durante le sfilate invece c’è il capogruppo che ha la responsabilità della squadra dei truccatori. Il team lavorativo se è in armonia e in sintonia viene spesso riproposto: pertanto nessuno deve irrigidirsi sulle proprie posizioni, ma essere molto aperto nel confronto con gli altri.

 

Lucrezia Tognoni (13 anni)

poesia

00 sigarette

Non fumate

che vi ammalate

ed il rischio potete aumentare

di andare all’ospedale.

Perché vi può venire un tumore

o una malattia al cuore.

Dovete prendere una medicina

che fa sparire l’effetto della nicotina.

P.S. Mi raccomando non fumate

 

Rebecca (10 anni)

Hawking e il potere della mente

Già nel 2014 Hawking aveva assicurato che avrebbe lavorato per trasformare il sogno in realtà. Ha spiegato a milioni di lettori la fisica dei buchi neri. Ha vinto decine di premi e ha rischiato il Premio Nobel. Non ti devi mai scoraggiare, perché presto riuscirai a volare!

Ha studiato e spiegato lo spazio in tutte le sue dimensioni, con la mente ha esplorato le galassie più lontane e sta per affrontare un nuovo viaggio sulla Virgin Galactic, nonostante una brutta malattia volesse tenerlo fermo. È il fisico-cosmologo più famoso e ha scritto il libro Breve storia del tempo.

Rebecca (10 anni), Irene (10 anni), Matteo (10 anni)

 

Dawid (10 anni, Nor (10 anni), Mohamed (10 anni)

Le interviste di ABC Junior

 

 

In occasione dell’inaugurazione dei locali al piano terra, oggetto di recupero e restauro, avvenuta il 7 maggio scorso a Villa Litta, la Redazione delle ragazze e dei ragazzi di ABCJunior ha intervistato l’assessore alla Mobilità e all’Ambiente del Comune di Milano, Marco Granelli e il presidente del Municipio 9, Giuseppe Lardieri, con domande sul loro ruolo nell’Amministrazione Comunale e sui nostri quartieri.

Marco Granelli assessore al Comune di Milano

Quale sarà il Suo impegno per il completo recupero di Villa Litta?

La prima cosa è mettere Villa Litta e il suo Parco nelle condizioni di essere goduta, nelle ore di apertura, dai cittadini e quindi la prima realizzazione sarà quella dell’illuminazione di gran parte del complesso. Ad oggi abbiamo illuminato solo una parte e quindi specialmente di sera e in inverno il Parco rischia di essere inutilizzabile o, con il favore dell’oscurità, danneggiato. Quindi il primo impegno è mettere i lampioni attorno alla Villa lungo i viali e all’ingresso. Dopo il sopralluogo e la stesura del progetto fatto da A2A avremo, presumibilmente entro la fine dell’anno, Villa Litta e il Parco illuminati.

Il Suo lavoro di amministratore pubblico in cosa consiste?

Sono assessore alla Mobilità e all’Ambiente e quindi mi occupo di tutti i sistemi e i modi di muoversi dentro la città di Milano, mezzi pubblici di superficie e metropolitane, e far sì che tutti questi mezzi possano funzionare per trasportare chi va a scuola, al lavoro, al mercato o in giro per la città come i turisti e i tanti giovani per mostre e musei. Quindi la cosa principale di cui mi occupo è lavorare in stretto contatto con ATM, in modo tale da far circolare più mezzi possibili, in modo più puntuale possibile, perché a Milano ci sono tante auto che riempiono le strade e di conseguenza c’è anche tanto inquinamento. Per limitare la circolazione delle auto e dei mezzi inquinanti stiamo proprio in questi giorni lavorando per costruire una nuova linea metropolitana, la M4, detta anche la blu completamente automatizzata (circa 15 chilometri di percorso e 21 stazioni, da Linate a San Cristoforo, ndr).

Quale è stata la Sua esperienza politica sino ad ora?

Ho cominciato nel 1990 come consigliere dell’ex Zona 8 (quando Milano era ancora divisa in 20 Zone, poi portate a 9, ndr) poi sono stato eletto in Comune e dal 2011 con il precedente sindaco Pisapia sono stato assessore alla Sicurezza e Volontariato. La mia è stata un’esperienza molto bella perché ho lavorato con impegno per la mia città e ho potuto verificare come tutto si migliora ascoltando i cittadini con i quali realizzare tante cose. Occuparsi dei nostri quartieri e della nostra città tutti i giorni significa assicurarsi che tutte le cose funzionino al meglio e nell’incontrare le persone si vivono e si capiscono quali sono i veri problemi.

Qual è la condizione principale dei nostri quartieri e delle nostre città e cosa vorrebbe fare per risolverli?

Uno dei grossi problemi della nostra città è il traffico, quindi curare il funzionamento dei mezzi di superficie e delle metropolitane, per aumentare il numero delle corse, è fondamentale. Un altro problema riguarda l’ambiente, cioè l’inquinamento dell’aria che respiriamo. Siamo una grande città dove si producono polveri sottili, quelle invisibili ma pericolose, generate dalle auto e dalle caldaie per il riscaldamento. Queste polveri libere nell’aria entrano nei nostri polmoni e nel sangue, creando grossi problemi alla salute. Questo è un grave problema e possiamo tentare di risolverlo facendo in modo che i cittadini usino poco la propria auto e di più i mezzi pubblici. Per quanto riguarda le caldaie sarebbe opportuno utilizzare sistemi di riscaldamento a gas o fotovoltaico che non producono polveri. Poi l’altro grande problema è il lavoro… perché se non si ha un lavoro non si può avere uno stipendio, e quindi una casa e dei figli per formare una famiglia, che è la base della nostra società. Allora dobbiamo curare l’ambiente e la bellezza della nostra Milano, elevare la qualità della vita e attrarre imprese per investire e creare lavoro in città.

Cosa pensa stia accadendo a livello politico e culturale nella nostra città e nel mondo e quali sono i Suoi sogni più grandi per il futuro?

La politica dovrebbe essere capace di stare più vicino ai cittadini: più stai vicino ai cittadini, più saprai fare quelle cose importanti che servono davvero alla città. Per chi amministra come me una grande città, che possiamo paragonare per importanza e impegno a Londra o a Bruxelles, bisogna che resti il più possibile vicino alle necessità delle persone. Io lavoro in Centro, a piazza Fontana, e mi piace andare in metropolitana perché così si incontrano persone e si capiscono quali sono i problemi veri dei quartieri. Oggi c’è tanta sfiducia perché i problemi sono tanti: il lavoro, i problemi del mondo, le tante situazioni difficili; il sogno è quello che con l’impegno e la cura della cosa pubblica tutti noi insieme possiamo migliorare la nostra città e il mondo.

Quale è stata l’avventura più emozionante della Sua vita?

Oltre alle emozioni più intime e personali, oggi sicuramente con l’inaugurazione dei locali restaurati al piano terra di Villa Litta, è stata una giornata entusiasmante. Così come qualche giorno fa è stato sicuramente un momento di grande meraviglia vedere una macchina, detta la talpa, che fa un buco nel sottosuolo per fare la metropolitana. La talpa è una macchina che scava in orizzontale sotto le nostre strade e le nostre case per creare le gallerie per le metropolitane. E, sicuramente, è stato appassionante anche essere intervistato da voi, ragazzi e ragazze così in gamba, curiosi come devono essere i giornalisti, con domande così interessanti e utili per capire e conoscere.

Grazie Assessore, la ringraziamo e le auguriamo buon lavoro.

Giuseppe Lardieri, presidente del Municipio 9

Quale sarà il Suo impegno per il completo recupero di Villa Litta?

Il percorso di cure e dei lavori di recupero di tutta la Villa è lungo e arduo. Tanti sono gli aspetti di cui tener conto. Quelli strutturali dello storico edificio, come il recupero dei locali ancora abbandonati o non resi utilizzabili per la cittadinanza, e quelli ambientali, come l’illuminazione del Parco come il progetto illustrato questo pomeriggio. C’è poi l’uso sociale dei locali, che da stamattina virtualmente sono stati consegnati al Municipio e che saranno adibiti alla celebrazione dei matrimoni civili, luogo di svolgimento di convegni e mostre. Sarà molto importante che questi locali siano frequentati da ragazzi e ragazze con incontri, mostre e laboratori. Villa Litta è una delle più belle residenze della città, che sta tornando a riprendersi il suo spazio. Dobbiamo recuperare se possibile anche le altre sale per far emergere questi 240 anni di storia della Villa. Bisogna aver cura anche degli alberi che sono una ricchezza, non per il Parco ma anche per la città. Lavoreremo perché si possano fare matrimoni un po’ speciali, anche a mezzanotte, così da creare un ricordo magico per gli sposi, gli invitati e i cittadini. Il ricavato di questi eventi speciali saranno impegnati interamente per finanziare il recupero della Villa.

Il Suo lavoro di amministratore pubblico in cosa consiste?

Noi dobbiamo cercare di far funzionare una macchina a cui i cittadini si rivolgono come ad un amministratore di condominio. Dobbiamo ascoltare i cittadini, capirne le esigenze e offrire delle risposte, anche andando oltre. L’amministratore pubblico locale cura il territorio, cura gli interessi della cittadinanza e si occupa di sviluppare il proprio Municipio, rivalutando i luoghi, creando possibilità di incontro per le associazioni e collaborazioni con i cittadini.

Quale è stata la Sua esperienza politica sino ad ora?

Ho cominciato alle elementari come rappresentante di classe e così ho proseguito alle medie e alle superiori. A 14 anni ero già vicesegretario di una sezione di un grandissimo partito politico. Occuparsi di politica è una cosa splendida, fatelo anche voi. Se avete delle buone idee trasformatele in pratica, sarà difficile accontentare tutti, ma bisogna provarci. In politica bisogna trovare un accordo e un compromesso. Quando sentite la parola compromesso, sappiate che non è una brutta parola. Deriva dal latino cum-promittere, promettere insieme per risolvere problemi. Mi sono impegnato nel sindacato sino a livello nazionale e sono stato candidato al Senato e al Comune di Milano, eletto nell’ex Consiglio di Zona 9; attualmente sono presidente del Municipio 9. Mi sono interessato dei problemi e non sono scappato di fronte alle difficoltà, ci ho sempre provato, provateci anche voi.

Qual è la condizione principale dei nostri quartieri e della nostra città e cosa vorrebbe fare per risolverli?

Con l’assessore municipale Todaro, qui presente, posso dire che siamo in uno dei Municipi più importanti di Milano. Abbiamo una sede universitaria in Bicocca e il Politecnico in Bovisa, quattro ospedali, tra cui il Niguarda che è uno dei più grandi d’Europa. Abbiamo Villa ClericiVilla LittaVilla HanauCassina Anna e il Parco Nord. Abbiamo tanti luoghi da scoprire, arte e cultura, e tantissimi luoghi per la socializzazione. Siamo il Municipio con più associazioni. Quando le persone stanno insieme e si parlano è sempre una cosa positiva. Con 184mila abitanti i problemi non mancano e non sempre le cose sono semplici. Chi conosce il territorio lo ama e lo migliora; conoscetelo, amatelo e miglioratelo anche voi, che siete il futuro. Quando vedete che qualcuno manca di rispetto al territorio, fatevi sentire, ditegli di aver cura del bene comune.

Cosa pensa stia accadendo a livello politico e culturale nella nostra città e nel mondo e quali sono i Suoi sogni più grandi per il futuro?

È un momento di grandi cambiamenti, che nella storia ci sono sempre stati, ma oggi avvengono con una velocità enorme. Non si fa in tempo a capire cosa stia accadendo che già tutto è cambiato. Tempo fa non si conosceva cosa accadeva nel mondo, ma con internet, e tanti canali tv possiamo sapere in tempo reale quello che accade ovunque.

Quale è stata l’avventura più emozionante della sua vita?

Io vivo sulle emozioni e i momenti più belli ed emozionanti sono stati quando mi sono sposato, quando sono nati i miei figli, ma non solo. Quando mi sono diplomato, quando ho incontrato qualche amico, quando qualche amico mi ha lasciato. Mi emozionano le cose semplici. Per esempio sono emozionato adesso che mi rivolgete le vostre domande, alle quali devo dare risposte concrete. Questa intervista è una bella emozione che ricorderò, perché fatta da ragazzi e ragazze che hanno voglia di chiedere conoscere ed informarsi, che sono curiosi. La curiosità è la cosa più bella, io a mio figlio dico sempre «interessati», quindi vi dico: siate curiosi, sarete sempre vivi e ricchi di esperienze, e sarete ripagati.

Grazie Presidente, La ringraziamo e Le auguriamo buon lavoro.

La Redazione ABCJunior

 

(Rebecca, Sofia, Lucrezia, Irene, Matteo, Mohamed, Nor

Benvenuti a Bruzzano, il più bel quartiere di Milano!

Scuola - Il testo “persuasivo” degli alunni della 5ªB dell’I.C. Cesare Cantù di via dei Braschi

Ad un certo punto dell’anno, nel programma di Italiano, gli alunni della 5ªB dell’Istituto Comprensivo Cesare Cantù di via dei Braschi hanno affrontato il testo persuasivo. Invitati dall’insegnante a scrivere un testo di questo genere sul quartiere, nei primi istanti sono rimasti perplessi: del quartiere emergevano solo gli aspetti negativi, marciapiedi come “piste cacabili” ed estremamente maleodoranti di urina, cestini stracolmi o discariche negli angoli, scritte sui muri, negozi che saltano, retate e atti delinquenziali. Poi a ben pensarci, ecco cosa è emerso... cosa pensano alcuni bambini del quartiere di Bruzzano, in cui vivono e crescono. Loro stessi sono rimasti stupiti di quanto possa offrire ed essere “bello” il proprio quartiere. 

Il quartiere di Bruzzano non è un quartiere dormitorio ed è eterogeneo perché ci sono persone diverse per culture, religioni e status sociale. Anche se tutti diversi, Bruzzano è come se fosse una comunità molto socievole in cui -bene o male- ci conosciamo quasi tutti (Giorgia).

Bruzzano ha una lunga storia e ci sono alcuni reperti storici visibili ancora oggi: diverse corti come ad esempio la Corte del Sasso e la Corte del Ghiaccio; in più nei pressi dell’ufficio postale c’è un sarcofago e infine in via Fontanelli c’è un vecchio Castello che ospita degli appartamenti (Gabriele C.).

Bruzzano ha una bellissima chiesa con un alto campanile con le campane che, che allo scoccar dell’ora, iniziano a suonare che si sentono quasi in tutto il quartiere. In questa chiesa cristiana si svolgono: matrimoni, cresime, comunioni, battesimi ma soprattutto le messe. Le messe sono celebrate dai sacerdoti aiutati dai chierichetti e sono accompagnate da allegri canti del coro. È una chiesa molto accogliente. Qualche passo dietro alla chiesa, c’è un edificio che oltre alle diverse famiglie, ospita la Comunità Stella Polare, in cui ci abitano alcuni ragazzi con disabilità: questi ragazzi disabili non sono a noi estranei, anzi sono amici e oltre a loro turnano molti volontari. Ed è per questo che il nostro quartiere è diverso, ma unito e speciale (Alice).

L’Oratorio san Luigi è un luogo dove i bambini possono giocare e divertirsi: offre molte attività, tra cui quelle ricreative con il Centro di Aggregazione Giovanile Abelia, quelle sportive con la Polisportiva San Luigi, che organizza le squadre di basket, calcio e pallavolo, quelle religiose con i cammini di catechismo, quelle estive come il Grest (oratorio estivo), le vacanze per elementari e medie, l’accoglienza di profughi (Alam, Lorenzo, Kristian).

Oltre a queste particolarità c’è il Cimitero, che a pensarci sembra un luogo triste, ma in realtà dentro ci sono le persone più care degli abitanti. Il Cimitero è un luogo pieno di ricordi speciali, di preghiera e soprattutto di tanto affetto (Alice).

Al centro del quartiere c’è una gelateria artigianale dove puoi gustare squisiti gelati e granite. È molto frequentata durante le caldi estati per rilassarsi e riposarsi dopo una giornata di lavoro ed è aperta da febbraio a ottobre. Le trattorie sono due, una vicino al Parco Nord e le sue specialità sono le ranocchie e le lumache fritte, la seconda è vicina alla chiesa e, oltre a preparare pranzetti in occasioni di feste, dà da mangiare a tanti lavoratori in settimana (Alissa).

I mezzi di trasporto (autobus 70 e 40) a Bruzzano sono efficienti e sono utilissimi per gli studenti e i lavoratori, perché li accompagnano nelle varie zone della città. La metropolitana, pur non trovandosi nel nostro quartiere, si può raggiungere facilmente e in poco più di 15 minuti ti permette di essere in Duomo. Il treno invece è comodo per arrivare in zona Cadorna sempre in 15 minuti circa (Aurora, Giorgia, Naima).

Il Parco Nord è pieno di vegetazione e di animali, è un luogo dove ti allontani dall’asfalto e ti ritrovi in un campo di fiori. Ci sono anche diversi laghetti abitati da tartarughine meravigliose, tantissime specie di uccelli, piccoli pesciolini e ranocchie. È ricco di canali e ponticelli, pieno di stradine che collegano varie zone del Parco Nord Bruzzano, che è infatti collegato a quello di Affori e di Bresso. Tantissime persone ci praticano sport e le famiglie si rilassano nel verde (Aurora).

Nel nostro quartiere sono presenti molte scuole: due asili nido, tre scuole materne, due primarie, una scuola media e una scuola superiore. Queste scuole non servono solo per apprendere, ma anche e soprattutto per imparare a vivere insieme e a fare amicizia. Altri servizi pubblici presenti sono l’ufficio postale, due banche, due farmacie, un supermercato, diversi giardinetti pubblici (Christian, Gabriele B., Luigi, Celine).

Infine Bruzzano ha anche degli squarci artistici come un palazzo in via Oroboni, in cui è stato disegnato un grande dipinto di un famoso pittore, Francesco Camillo Giorgino (alias Millo), il quale ha vinto il prestigioso Premio Celeste. I suoi muri dipinti si trovano non solo a Milano, ma anche a Torino, Roma, Rio de Jainero, Parigi e Londra. Il titolo dell’opera è Bloom che significa «Fiore». Come ha spiegato lo stesso Millo, il lavoro è stato portato a termine in cinque giorni e rappresenta un loto che affonda le radici nel fango e si erge sopra le acque limacciose e sopra la città, immacolato e bellissimo, insieme a due bambini che si tengono per mano. Il fiore di loto lo collego a Bruzzano perché, malgrado ci siano alcune zone un po’ malfamate, il nostro quartiere non vuol venir contaminato dalla cattiveria e questo grazie alla nostra magnifica chiesa. Il significato del fiore di loto è infatti il simbolo di coloro che vivono nel mondo senza essere contaminati. E infatti il pittore ha voluto rappresentarlo su un edificio di un quartiere di periferia per far riflettere le persone, per trarre forza dalla bellezza e abbellire la nostra Bruzzano (Naima).

Gli alunni della 5ªB

Istituto Comprensivo C. Cantù di via dei Braschi

 

 

Ragazza alla pari a Londra

Nel tempo libero volontaria Oxfam

Dopo cinque anni di liceo, molti ragazzi italiani hanno le idee confuse e non sanno dove indirizzare il proprio futuro; perciò molti vanno all’estero, specialmente in Inghilterra, per fare nuove esperienze e per schiarirsi le idee. Questo è quello che è successo anche a me; finito il liceo linguistico non volevo fare una facoltà di lingue, ma nello stesso tempo non volevo abbandonare del tutto l’inglese, anzi, volevo perfezionarlo. Non avendo però le idee molto chiare su quello da fare, mi sono presa un anno di pausa, il cosiddetto “anno sabbatico”, e sono andata a vivere a Londra.

È stata una decisone presa un po’ su due piedi, perché mi era stata offerta l’opportunità di lavorare come au pair (ragazza alla pari) in una famiglia italiana ed ho dovuto decidere velocemente se accettare o meno l’occasione. Il mio lavoro consisteva nel tenere un bambino di sette anni tutto il giorno dal lunedì al venerdì, eccetto quando era a scuola. Era un impegno da baby sitter a tempo pieno, vivendo in casa della famiglia che ti ospita che quindi ti fornisce pure il vitto. Vivere in una famiglia significa essere sempre operativi e svolgere tante mansioni oltre che a prenderti cura del bambino: come cucinare, dare una mano in casa e andare a fare la spesa quando è richiesto.

Il primo mese, la mattina, mentre il bambino era a scuola, facevo lunghe passeggiate e andavo a esplorare Londra, ma dopo un po’ mi annoiavo a non fare niente perciò ho iniziato a pensare a qualcosa che mi arricchisse le giornate e l’esperienza che stavo vivendo.

Ho iniziato a cercare un posto dove fare volontariato e, quasi incredibilmente, sono stata subito accettata in un negozio della Oxfam, una confederazione internazionale che si occupa di aiutare l’umanità bisognosa e povera, composta da 18 organizzazioni internazionali, che hanno quasi 3.000 partner locali in oltre 90 Paesi per cercare soluzioni durature che combattano la povertà e l’ingiustizia; infatti molti bambini e anziani nei paesi più poveri sono malati e hanno bisogno di cibo e soldi per poter migliorare la propria condizione di vita. Nel mio caso lavoravo in un negozio dove venivano persone a donare vestiti, scarpe, accessori, oggetti per la casa e tante altre cose di seconda mano che, risistemate e pulite, potevano essere rivendute a metà prezzo nel negozio stesso e il ricavato andava in buona parte in beneficenza ai bambini bisognosi della Siria. Io mi occupavo sia di stare alla cassa a servire i clienti, che di stare nel retro bottega a aprire le donazioni e verificare la condizione degli oggetti donati. Ho lavorato lì per due mesi, ci andavo tre volte alla settimana dalle 10 di mattina alle 14 del pomeriggio: mi piaceva molto lo spirito e la dedizione con cui lavoravano tutti i volontari come me.

Questo lavoro come volontaria era un po’ una valvola di sfogo al mio lavoro principale da au pair che, anche se non sembra, è molto complicato: è un grosso impegno che richiede molta responsabilità e per farlo ci vuole maturità, avere mille occhi e stare sempre attenti a cosa fa il bambino, essendo sotto la mia piena responsabilità. È anche stancante e richiede molta energia; nel mio caso, infatti, avevo un bambino che non stava un attimo fermo e che aveva mille esigenze.

Non è un lavoro adatto a tutti, infatti dopo un po’ di tempo mi sono resa conto che non era adatto a me, o che forse era troppo presto, avendo solo 18 anni. Ho deciso infatti di abbandonare quel lavoro lasciando alla famiglia un margine di tempo per trovare un’altra au pair disponibile.

Lavorare in un negozio Oxfam, invece, non è solo stimolante dal punto di vista lavorativo, ma anche personale perché facendo quel lavoro mi sono resa conto che stavo aiutando a modo mio le persone più bisognose. Ogni settimana, quando noi volontari controllavamo i numeri delle vendite e quanti soldi facevamo, ci sentivamo molto soddisfatti. Penso che sia così che ci si debba sentire facendo un’esperienza del genere, che arricchirà non solo il curriculum ma sicuramente anche se stessi. In questo lavoro da volontaria, a contatto con persone appartenenti a culture e ceti sociali diversi, ho imparato che dobbiamo ringraziare sempre per quello che abbiamo, anziché guardare chi ha di più, perché il più grande dono è la vita e ci sono bambini che muoiono ancora prima di poterla vivere. Dobbiamo essere più umili e aiutare sempre il prossimo anche se in cambio poi non riceviamo niente. Io non venivo pagata per lavorarci, ma lo facevo lo stesso perché sapevo che potevo donare un sorriso a un bambino dall’altra parte del mondo. 

Cristina Mirra

Foglie

Mille foglie che cadono,

mille foglie in un solo albero,

mille foglie che cadono ogni giorno.

Ed ancor foglie!! Wow!

 

Margherita (10 anni)

I social e il bullismo, parliamone

La scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Cesare Cantù il 16 marzo è diventata, per le classi quinte, un interessante laboratorio sull’uso corretto dei social e sul tema del bullismo.

Essere informati aiuta a prevenire e il laboratorio Generazioni Connesse ci ha presentato i rischi di internet, ma ci ha anche indicato il modo corretto di usarlo.

Ed allora vogliamo condividere con voi i consigli utili per utilizzare bene Internet che abbiamo scritto su un grande cartellone che sarà esposto nell’atrio della scuola: aprire solo siti sicuri; avere come amici solo le persone che conosciamo; usare i social con la supervisione di un adulto; utilizzare i numeri e i siti di segnalazione; attivare tutti i sistemi di sicurezza (password-profilo privato); installare antivirus; scegliere i filtri “Famiglia” su tutti i dispositivi; seguire sui social solo chi rispetta le persone; informarsi sull’identità delle persone con cui comunichiamo.

La storia di Gaetano, un ragazzo come noi “bullizzato” a scuola e sui social, raccontata in un cartone animato, ci ha fatto riflettere e confrontare. Molte sono le considerazioni emerse tra noi ragazzi…

Il bullismo è una forma di violenza. Può nascere a scuola, al parco, all’oratorio e colpisce le persone più deboli. Il bullismo che si manifesta sui social viene definito cyberbullismo. Per molti ragazzi il bullismo è un gioco, uno scherzo, ma per chi lo subisce è una grande sofferenza. Il suo scopo è umiliare, deridere, insultare persone indifese e deboli, a volte davanti a tutti.

Il bullo è una persona debole e «prendere in giro» è l’unica forza che lo aiuta ad acquisire potere. I bulli si nutrono dell’interesse che suscitano per quello che stanno facendo. I testimoni non sono sempre disposti a parlare di quello a cui assistono per paura di essere minacciati.
La vittima spesso sta zitta, magari non vuole creare preoccupazioni ai genitori. Col tempo perde autostima e sicurezza e, a volte, purtroppo, giunge a togliersi la vita. È molto triste sentire alla TV che alcuni ragazzi muoiano perché vittime del bullismo.

Noi, attraverso il laboratorio Generazioni Connesse e i lavori svolti in classe, abbiamo capito che il bullismo dobbiamo “capirlo” per isolarlo e non “copiarlo”.

Ed allora vi diciamo: «Ragazzi, se scoprite che i vostri amici, compagni, conoscenti, sono vittime di bullismo, aiutateli a parlarne con un adulto. Se vedete atteggiamenti da bullo non ridete, se sui social sono presentate scene di bullismo, non scrivete o pigiate “mi piace”: i bulli (i lupi) senza il branco (i seguaci) sono isolati e non possono più fare del male. Se vedete del bullismo, affrontatelo, non ignoratelo. Parlatene con persone fidate: aiuterete così sia il bullo sia la vittima!».

 

Noi possiamo ancora cambiare la nostra generazione: il futuro siamo noi!

I ragazzi delle classi quinte delle scuole “A. Frank” e “C. Cantù”

Alla maestra Daniela

La maestra è un genio,

ed è bella,

sogna di andare a Rio.

La maestra ha due figli piccolini,

che carini!

 

Dawid Carrera (10 anni)


La scatola azzurra

Resoconto scuola in fattoria per grandi del 24 febbraio 2017

Questa mattina, mentre aspettavamo che arrivassero tutti, alcuni di noi hanno dipinto un paio di grandi scatole di azzurro, perché in ludoteca rurale c’è un laboratorio per i bambini piccoli che si chiama appunto La scatola azzurra, ma mancavano scatole azzurre da far utilizzare ai piccolini.

Alle 9 abbiamo preso il tè con i biscotti e fatto la nostra riunione. Programma: curare gli animali e nel pomeriggio continuare il lavoro sul denaro e il baratto. Abbiamo anche deciso il menu del pranzo: c’era della pasta da forno già pronta, e per secondo abbiamo pensato di fare cavolo rosso e mele e uova cucinate in vari modi.

Poi, divisi in due gruppi, ci siamo organizzati per il lavoro con gli animali. Abbiamo pulito la stalla, decidendo come organizzarci per raccogliere il letame; l’abbiamo rifornita di fieno e paglia puliti, facendo un’invitante lettiera, abbiamo messo l’acqua negli abbeveratoi; infine abbiamo portato altra acqua e fieno in pascolo. Li abbiamo anche coccolati molto, perché domani i tre puledri se ne andranno, quindi abbiamo cantato loro delle canzoni di addio e alcuni di noi si sono messi a piangere!

Poi siamo tornati in Cascina a preparare il pranzo. Dopo il riordino siamo andati a giocare al frutteto, ma durante una partita di rialzo si è verificato un conflitto di cui abbiamo poi discusso in sala: ognuno ha potuto dare così la propria versione e forse alla fine abbiamo capito qualcosa di più delle ragioni delle altre persone.

Poi abbiamo continuato a lavorare sul tema del valore e del denaro. Alcuni hanno fatto altri baratti con oggetti portati da casa. Poi abbiamo osservato un planisfero che illustra le disuguaglianze di ricchezza tra i vari paesi e anche all’interno dei paesi stessi. Abbiamo notate che quasi tutta l’Africa e parte dell’America Latina, oltre ad alcuni paesi asiatici, hanno un PIL pro-capite molto più basso dei paesi dell’America del Nord, dell’Europa e anche del Giappone e dell’Australia, e questo perché sono stati colonizzati in passato e le loro risorse naturali e i loro lavoratori continuano ad essere sfruttati dalle grandi imprese dei paesi ricchi. Il problema è anche che molti dei paesi più poveri sono indebitati con le banche occidentali, e i debitori in molti casi devono fare quello che dicono i creditori!

Abbiamo poi fatto il gioco del prezzo della banana: ognuno di noi aveva un ruolo nella filiera della banana (bracciante, proprietario terriero, grossista, trasportatore, multinazionale, supermercato e negozio) e doveva decidere quale parte del prezzo finale della banana gli spettava per il suo lavoro. Solo che alla fine veniva fuori un prezzo che era il doppio di quello reale: due euro invece di un euro! Abbiamo anche scoperto che le associazioni e cooperative del commercio equo e solidale, eliminando parecchi anelli della filiera e riducendo il proprio guadagno, riescono a pagare i coltivatori (organizzati in piccole cooperative) il doppio o anche il triplo di quanto vengono pagati nel commercio normale. Approfondiremo questo discorso.

Alla fine, meritata merenda con un ottimo tiramisù alla frutta!

 

Laura, Giuseppe, Giada, Giulia R., Giulia D., Simone, Tommaso, Chiara, Alessia, Eivissa


All’IC Scialoia la mostra di Sheradzade Hassan

La bambina curdo-siriana profuga da Aleppo

Martedì 21 febbraio, in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, presso la sede della scuola secondaria di 1° grado Buonarroti di via Scialoia, è stata allestita la mostra in “realtà aumentata” dei disegni di Sheradzade, una bambina curdo-siriana di 9 anni scappata con la sua famiglia da Aleppo, una città della Siria distrutta dalla guerra.

La fanciulla ha regalato il suo bellissimo album di disegni a Fabio Sanfilippo -giornalista di Radio Rai 1- partito dal campo profughi di Idomeni in Grecia, passato dal Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo di Lampedusa e finalmente esposto presso l’Istituto Comprensivo di via Scialoia.

Se è vero che la bellezza salverà il mondo, Sheradzade con i suoi meravigliosi disegni ci ha permesso di capire che, anche in mezzo alle difficoltà della fuga, del viaggio in mare, della vita in un campo profughi, l’arte, le immagini e le parole del racconto possono farci compagnia, aiutarci a capire e a ritrovare la fiducia.

Attraverso i suoi bellissimi disegni Sheradzade è diventata simbolo dei diritti traditi dei bambini, e al suo desiderio di pace, di un Paese, una casa, una scuola.

Un “prestito” prezioso che vogliamo far conoscere a tutti i bambini e i ragazzi dei nostri quartieri.

Al fine di coinvolgere il visitatore in un’esperienza sensoriale immersiva, il prof. Massimiliano Interlandi, animatore digitale dell’IC Scialoia, ha ampliato l’esposizione utilizzando la “realtà aumentata”. Utilizzando i propri dispositivi mobili, le immagini prendono vita ed è possibile accedere ad un percorso virtuale composto da video, audio-descrizioni e contenuti multimediali. 

Per rendere i visitatori interattivi è necessario scaricare sui propri dispositivi (smartphone o tablet) l’applicazione gratuita QR Droid (per i sistemi Android) oppure QR Reader (per i sistemi Apple). È richiesto quindi l’utilizzo del proprio smartphone o tablet munito di auricolari.

Per info contattare il Polo Start4 Scialoia: tel.: 02.884.42.012, e-mail polostart4@gmail.com.

 

Cristina Mirra


Foglie

Mille foglie che cadono,

mille foglie in un solo albero,

mille foglie che cadono ogni giorno.

Ed ancor foglie! Wow!

 

Margherita Pittella (10 anni)


Una gita a Pietra Ligure

Ciao ragazzi, vi racconto l’esperienza di Scuola Natura a Pietra Ligure. Ci siamo andati in pullman e ci siamo sistemati nella camera n o 6 al 2° piano. Ci hanno accolto bene, abbiamo lasciato le valigie e ci siamo sistemati nelle nostre camere. Poi finalmente abbiamo mangiato: pasta al pesto con fagiolini, patate e zucchine. Poi è arrivata la carne con le patate arrosto. Nel pomeriggio abbiamo giocato e fatto merenda con la torta margherita e il tè. Dopo abbiamo fatto una passeggiata e verso le 19.30 abbiamo cenato. La giornata non era ancora finita, perché alle 20.30, dopo cena, abbiamo giocato e ballato. Il giorno dopo siamo andati in spiaggia e poi a Verezzi: siamo arrivati in un paesino e abbiamo mangiato le carrube. Abbiamo fatto tanti chilometri e poi abbiamo rifatto la discesa. Il terzo giorno siamo andati al Museo del Mare di mattina e di sera abbiamo fatto un Nutella Party. Il quarto giorno siamo andati all’Acquario di Genova e la sera, prima di addormentarci, ci hanno racconto la storia del Titanic. Il quinto giorno l’abbiamo passato in spiaggia e abbiamo visitato le Grotte di Toirano. L’ultimo giorno, dopo aver riordinato le stanze, siamo partiti verso casa. Alla prossima.

 

Dawid C. (10 anni)


Scuola in fattoria

Cari lettori di ABC, siamo i dieci bambini iscritti alla “scuola in fattoria” gestita dalla cooperativa sociale Praticare il Futuro presso la Cascina Santa Brera di San Giuliano Milanese. Ci chiamiamo Laura, Giuseppe, Giada, Giulia R., Giulia D., Simone, Tommaso, Chiara, Alessia, Eivissa. Noi siamo i “grandi”, cioè frequentiamo le elementari e le medie, e andiamo in Cascina due venerdì al mese; poi ci sono i 13 bambini della scuola dell’infanzia che seguono lì le lezioni negli altri due venerdì. La “scuola in fattoria” si svolge in un’azienda agricola, che produce cibo biologico con la tecnica della permacultura. L’obiettivo è educare alla responsabilità sociale ed ambientale attraverso le pratiche quotidiane: dal preparare il pranzo, al produrre tutto quello che ci serve (pane, giocattoli, vestiti) alla cura dell’orto e degli animali, applicando le varie discipline (matematica, geometria, scienze, storia, italiano, inglese...) e molte altre competenze che riguardano sia il sapere teorico che il saper fare (realizzare le cose in pratica) e anche il saper essere (saper gestire le proprie emozioni e la convivenza con gli altri). Insieme decidiamo le regole di convivenza e gestiamo da soli i nostri conflitti. Decidiamo noi che cosa imparare e come progettare e realizzare i nostri progetti e valutiamo noi, come individui e come gruppo, i processi che ci hanno portati a realizzarli. Inoltre impariamo a conoscere il mondo e i suoi problemi, sia a livello globale che a livello locale, e a capire come possiamo influire su questi problemi, sia in senso positivo che in senso negativo, con i nostri comportamenti: questo vuol dire imparare a cercare, selezionare, verificare e collegare le informazioni, riflettere e agire, sia come individui sia come collettività, e infine verificare l’efficacia delle nostre azioni, per costruire a poco a poco un mondo migliore.

Laura, Giuseppe, Giada, Giulia R., Giulia D., Simone, Tommaso, Chiara, Alessia, Eivissa

 

Se vuoi saperne di più, vai sul sito praticareilfuturo.it o sulla nostra pagina facebook Praticare il Futuro (Luoghi) o guarda il documentario che hanno realizzato i ragazzi della scuola

(https://youtu.be/Sepse1AJdf8).


Alla maestra Daniela P.

La poesia

Lei è un po’ severa

ma non in primavera.

Anche lei è bella,

ed è veloce come una gazzella.

David Carrera (10 anni)


Disegno collettivo al termine del percorso dei ragazzi del Laboratorio del Fumetto a Villa Viva!


Il bambino di Schindler

Recensione. Un libro di Leon Leyson (ed. Mondadori 2014)

Il libro Il bambino di Schindler racconta la vera storia di Leib Lejzon, un ebreo polacco che fu costretto, insieme alla sua famiglia, a vivere l’orrore della persecuzione nazista. Cresciuto nel piccolo villaggio di Narewka, nel nord-est della Polonia, insieme a tre fratelli e una sorella, Leib fu costretto a trasferirsi a Cracovia per raggiungere il padre Moshe, impiegato in un fabbrica di bottiglie. Quando nel 1939 l’esercito tedesco invase la Polonia, le discriminazioni razziali verso gli ebrei si diffusero in tutto il Paese, che fino a quel momento aveva ben tollerato la presenza di minoranze etniche e religiose. Il libro parla della follia nazista, che costringerà la famiglia Lejzon a trasferirsi nel ghetto della città e, successivamente, nel campo di concentramento di Plaszów, dove vivrà tra fame, violenze e malattie.

Sarà un imprenditore tedesco, Oskar Schinderl, a salvare loro la vita, permettendogli di lavorare nella propria fabbrica ed esponendosi più volte in prima persona, anche attraverso il pagamento di “bustarelle” (tangenti, ndr), pur di evitargli la deportazione in un campo di concentramento e costruendo un campo apposito dove trasferire operai ebrei e produzione in Cecoslovacchia. Leon diventò il più giovane degli operai. Così il bambino, i suoi genitori, un fratello e una sorella si salvarono.

La storia di Oskar Schindler è conosciuta grazie al bellissimo film di Steven Spielberg, Schindler’s List, vincitore di sette premi Oscar e che ho avuto modo di vedere. Dopo il successo del film, Leon Leyson, così come fu chiamato Leyb Leyzon dopo l’arrivo in America, si è sentito di raccontare la sua personale esperienza dell’Olocausto, in cui proprio l’imprenditore tedesco giocò un ruolo fondamentale.

La semplicità di linguaggio ha reso la lettura del libro di media lunghezza, scorrevole e semplice e, nello stesso momento, intensa e significativa. Vi sono molte descrizioni di ambienti diversi e di persone e non ci sono presenti tanti dialoghi. I racconti dei testimoni di una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità sono tutti più o meno simili, poiché ho letto anche Il diario di Anna Frank, visitato la sua casa e visto altri film, ma allo stesso tempo sono anche tutti unici.

L’importanza dei racconti è, secondo me, importantissima, con la speranza che restino impressi nella nostra memoria, affinché ciò che è stato non sia dimenticato e non si ripeta mai più.

Di recente mi sono recata con la mia famiglia a Dakau e… vedere quel filo spinato mi ha fatto davvero male. Spero tanto che gli uomini abbiano imparato.

 

Lucrezia Tognoni (12 anni


Ai bambini vittime del terremoto

Gli alunni delle classi quarte dell’Istituto Comprensivo Cesare Cantù hanno inviato letterine di auguri e di conforto ai coetanei terremotati del Centro Italia. Con grande trasporto e partecipazione

hanno scritto di se stessi, descrivendosi e narrando esperienze particolarmente interessanti svolte a

scuola. Ma soprattutto hanno inviato parole di solidarietà, auguri e speranza per una imminente soluzione dei problemi di tanti bimbi, che purtroppo non hanno più neanche la scuola. Di seguito la lettera di un nostro tenero lettore-scrittore.

La Redazione ABCJunior

La lettera

Cari bambini di Amatrice, Arquata, Accumuli… sono Dawid, ho 9 anni, sono uno studente di Milano dell’Istituto Comprensivo “Cesare Cantù” di via Dei Braschi. I miei capelli sono bruni, castani, corti, lisci… I miei occhi sono castani. Sono alto 1,40 m e peso 30,4 Kg. Faccio calcio, gioco nel Bresso srl e infatti mi piace giocarci.

Mi arrabbio con le persone quando penso di aver ragione. Mi dispiace per voi che non potete andare a scuola. Speriamo che riuscirete ad andarci anche voi presto. Speriamo. Non temete: riuscirete ad andarci, ci andrete. Anch’io sono stato travolto da un onda, ma non mi è successo niente. E avevo tanta paura. Ricordatevi di superare qualsiasi vostra paura. Buon Natale. (Milano, 14 dicembre 2016).

 

Dawid C. 


Maestra Valeria

La poesia

La maestra è bella, snella, è divertente,

fa ragionare con la mente.

È fantasiosa

e un po’ scherzosa.

Ha i capelli biondi,

ce li ha ricci, non tondi. 

 

Dawid Carrera (10 anni)

Non c’era posto per loro

Natale in Scialoia

È Non c’era posto per loro il titolo (dal Vangelo secondo Luca) del presepe allestito dalla scuola primaria di via Scialoia per il Natale 2016. I bambini sono stati condotti a ripensare il tema del rifiuto e dell’accoglienza, culminato con la presentazione di una scenografia semplicissima una donna e un uomo, senza lineamenti del volto- per rappresentare ciascun uomo e donna che tentano ogni giorno la fuga dai loro paesi, cercando, per mare, di raggiungere altre terre. Una barca su un mare tempestoso, un salvagente con Gesù Bambino. In questo modo i bambini, con l’insegnante hanno voluto rappresentare l’inquietudine dei nostri tempi, quella dei migranti, vista alla luce del messaggio cristiano. Esperienza di fuga, di speranza che, travolta, si tramuta in tragedia e talvolta significa possibilità di vita nuova. Per avere occhi nuovi, che non si chiudono e non si voltano dall’altra parte, si deve cominciare già dai bambini.