ABC Junior intervista la “Pace”

Abbiamo intervistato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, appena ritornato da Stoccolma all’indomani della cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace 2018 a ICAN-International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, di cui Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo sono partner in Italia. «C’erano almeno 250 campaigner (attivisti, ndr) di ICAN, persone da tutto il mondo, in rappresentanza delle varie realtà locali, che hanno supportato la campagna; stiamo sfruttando questo appuntamento come momento di lavoro per programmare le future attività; il Nobel è un riconoscimento importante, ma il lavoro da fare è ancora tanto».

In cosa consiste il vostro impegno?

Dobbiamo cercare di conoscere oggettivamente tante realtà, capire dove sono le fabbriche di armi e da dove vengono i soldi che servono a crearle, capire come far fronte a questo importante e tragico problema. Una cosa molto importante, se si vuole agire efficacemente, è il collegamento con realtà simili in tutto il mondo, cioè costruire contatti internazionali a livello europeo e mondiale. Ed è per tutto questo che ICAN è stata insignita del Premio Nobel per la Pace 2018. Collegata a ICAN agiscono Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo come partner in Italia. La nostra rete fa parte di tante campagne: quella contro le mine, quella contro il commercio delle armi nucleari, quella contro il traffico delle armi in genere.

Come si opera in un’organizzazione come la vostra?

Ci sono quelli che sono più bravi ad agire, a studiare, a mobilitarsi. Poi ci sono quelli che sono più bravi a raccontare, come fate voi che siete giovani giornalisti, a parlare con i media che ascoltano quello che abbiamo da dire e che poi riportano le notizie in maniera corretta, perché le tematiche di cui ci occupiamo non sono facili e capita, se non si è molto interessati, di scrivere senza approfondire. Il rischio però è -se lo si fa su tematiche complesse e importanti- di sbagliare tanto, e come avranno spiegato anche a voi che scrivete per ABC, scrivere bene richiede studio e tempo. Cerchiamo di spiegare i nostri contenuti a giornali, radio e TV, perché raccontino quello che succede in questi paesi.

Quali sono i Paesi maggiormente colpiti?

I paesi maggiormente coinvolti in queste tragedie sono la Siria e lo Yemen. In Yemen in particolare c’è una spaventosa tragedia umanitaria, le bombe distruggono gli ospedali e nei paesi in guerra la prima cosa che salta è l’acquedotto. Infatti, la cosa più importante che manca alla gente in guerra è l’acqua: quindi immediatamente prendono piede malattie e malnutrizione. La maggioranza delle persone che muoiono nelle guerre non sono quindi i militari ma i civili, la maggior parte dei quali muoiono per le ferite e le malattie che non possono essere curate. Oltre allo Yemen e alla Siria, altre zone di guerra sono l’Africa centrale, meridionale e subsahariana, dove oltre alle guerre ci sono tanti morti dovuti alla criminalità.

Dopo tanti anni ha capito quali sono le cause principali delle guerre?

Pensiamo che la guerra sia un sistema, un sistema fatto di scelte politiche che la favorisce. Immaginate per esempio che il sistema che forma la vostra classe o la vostra famiglia sia strutturato per dialogare e per attutire le differenze: con un simile sistema quasi mai litighereste. Il sistema guerra agisce in situazioni di criticità, di povertà nel quale ognuno usa il metodo dei litigi per far prevalere i propri interessi. Quello della guerra è quindi un sistema che ha necessità di tante armi e di eserciti, ci sono e per questo si usano. Faccio sempre questo esempio: se vuoi dovete mettere una vite nel muro e non avete il cacciavite e le tenaglie, ma il martello, martellerete la vite come se fosse un chiodo, ma non è il modo giusto di piantarla nel muro. Se invece avete a disposizione solo il martello, lo userete per fare qualsiasi cosa. Quello che dovremmo fare noi per evitare i conflitti è creare gli strumenti giusti per gestire le situazioni problematiche.

L’Italia come si posiziona in questo ambito?

L’Italia, purtroppo, è uno tra i più importanti paesi produttori ed esportatori di armi. I paesi in guerra, come l’Arabia Saudita e altri, stanno bombardando lo Yemen e distruggono ospedali, scuole, colpiscono le popolazioni civili. Quello che noi chiediamo è che si utilizzino le risorse anche di ingegno delle persone non per produrre armi, ma per inventare una nuova macchina che salva la vita, per costruire le scuole, cose molto più utili e molto più preziose.

Abbiamo letto che avete presentato un esposto in Procura a Roma e in altre città italiane, con il quale si chiede di verificare l’esistenza di reati per la fornitura di armi all’Arabia Saudita, che è in guerra con lo Yemen.

Noi ci proviamo tutti i giorni e l’esposto ne è un esempio; cerchiamo di fare tutto quello che è necessario e che si può fare. Ci sono circa 7.000 armi nucleari nel mondo che, se venissero usate, lo distruggerebbero 50 volte. Noi cerchiamo di farle mettere al bando e ogni tanto ci riusciamo. Quest’anno il Nobel per la Pace hanno deciso di darlo alla nostra rete. Stiamo cercando di fermare le guerre convincendo i governi e la politica, cioè quelli che decidono. Ma dobbiamo convincere anche le persone, perché infine chi decide opera in base a cosa gli dice il proprio elettorato.

Si può fare qualcosa per provare a fermarle?

C’è una legge italiana che dice che non si possono mandare armi dove c’è una guerra; abbiamo fatto partire un’inchiesta che è ancora in corso, stiamo cercando di capire a che punto è. Una delle persone per noi di riferimento, di cui avete sentito parlare, è il Mahatma Ghandi, che diceva «pensa globalmente ed agisci localmente». La responsabilità è la cosa più importante che c’è, ciascuno deve fare la propria parte, indipendentemente da quello che fanno gli altri, se penso non sia giusto, e che sia importante, io le armi non le mando.

Lo scorso 27 ottobre il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rimandato in Parlamento una proposta di legge riguardante le mine antiuomo, ci può spiegare?

Il Presidente della Repubblica ha facoltà, una volta sola, di rimandare indietro una legge perché secondo lui non è aderente alla Costituzione. La legge rimandata alle Camere conteneva una norma contenente delle disparità nell’attribuzione delle pene.

Redazione ABC Junior

 

Lucrezia Tognoni, Margherita Pittella, Rebecca Gensabella, Nor Hamed, Mohamed Elshewy, Francesca Passoni