Viaggio in una notte della movida milanese dei giovani

Inchiesta condotta ad inizio estate da un gruppo di studenti dell’Istituto Marignoni-Polo di via Melzi D’Eril a Milano, sulle abitudini dei giovani per ciò che riguarda lo svago notturno. Fuga dalla routine quotidiana, ricerca di divertimento, rituali di gruppo e altro ancora nell’inchiesta della Young’s Milano by night.

Tra i vari aspetti di attrazione di Milano, quello dell’happy hour è un appuntamento frequente e di forte richiamo per tutti, in prevalenza tra i giovani e gli adolescenti. Sempre di più infatti i giovani hanno un forte bisogno, o meglio tendenza, ad evadere dalla quotidianità e pare essere, in questi ultimi anni, la loro primaria necessità. Si parla spesso di insoddisfazione, in particolare nella fascia adolescenziale: ciò che spinge alla ricerca di svago, spesso per superare le proprie insicurezze, alterando il proprio stato mentale al fine di ‘sballarsi’, di perdere cioè ogni inibizione.

Quando si è adolescenti si pretende una libertà che spesso non si è capaci di gestire in modo equilibrato e inoltre la rapida evoluzione della società non facilita il ruolo dei genitori.

Insegnare loro a gestire responsabilmente la propria libertà, in questo periodo particolare della vita, infatti, non è cosa facile. In più, le molteplici attrazioni notturne sono disponibili a tutti e preoccupano molto, poiché spesso non esenti da rischi per la salute, anche per il dispendio di denaro che queste comportano; ciononostante costituiscono un fattore pregnante della cultura dello svago milanese. Quando si tratta dell’aperitivo serale, infatti, nessuno si tira indietro sia nel weekend che durante la settimana e dopo, magari, una notte tutta da ballare.

Le interviste si sono concentrate nelle zone più caratterizzate dalla movida dei giovani per i numerosi locali, pub, ristoranti, cinema e discoteche e, per questo, conosciute anche al di fuori della città. Tra queste sicuramente corso Como, l’Arco della Pace, la zona dei Navigli e le Colonne di San Lorenzo, ma anche Città Studi, via Torino e piazza Duomo. Il questionario invece è stato somministrato a studenti di diversi licei milanesi. Il target individuato ha riguardato un campione di circa 200 giovani, tra i 18 e i 20 anni, di diverse nazionalità. I dati elaborati hanno fornito un quadro statistico da cui emerge che, a parità quasi tra maschi e femmine, la stragrande maggioranza sono studenti (85%), il resto lavoratori o entrambi. La sera il 31% esce più di 5 volte a settimana, il 38% esce 2-4 volte a settimana, il 19% una volta alla settimana. Tra i luoghi frequentati in primis il Duomo, a seguire i Navigli, le Colonne di San Lorenzo, corso Como, l’Arco della Pace, Porta Romana; Città Studi, Brera, il 2% altrove. Tra le modalità di svago il 40% esce con gli amici, il 23% va in discoteca e locali vari, il 21% va al cinema, l’11% resta a casa e il 5% esce con la famiglia. Per ciò che riguarda invece il consumo di bevande alcoliche il 29% non ne fa mai uso, il 27% occasionalmente, il 23% sempre, il 22% frequentemente. Infine la spesa media sostenuta a serata risulta al di sotto dei 20 euro per il 75% degli intervistati.

 

Melina Merel, Nina Fikri, Sara Abdel, Anaia De Souza, Martina Niro Zhao Zhang, Matteo Garetto

La movida dei giovani

Il commento della psicologa Laura Scibilia

Per una lettura specialistica del fenomeno abbiamo sottoposto i dati al parere della psicologa Laura Scibilia dello Sportello Psicologico dell’Istituto Marignoni-Polo. «Per un adolescente uscire di sera significa poter avere accesso al mondo degli adulti, per molti di essi la ricerca del piacere è messa sul livello della trasgressione e quindi contravvenire le regole potrebbe essere una delle modalità per raggiungere il piacere e la soddisfazione». E ancora. «Uscendo dal nucleo familiare ed entrando nel mondo degli adulti, il gruppo diventa luogo di riferimento dell’adolescente e, per paura di alterarsi, a volte c’è l’ansia di non riuscire a farcela e a rispondere alle aspettative personali, per cui l’utilizzo di stupefacenti e di alcool ha una funzione soprattutto ansiolitica che permette di quietare le ansie e cambiare la propria percezione. L’influenza del gruppo ci può essere, perché la ricerca ci dice che le prime volte in cui si è fatto uso di stupefacenti e di alcool è generalmente avvenuta all’interno di un gruppo: difficilmente un adolescente inizia ad utilizzare sostanze e a consumare alcool da solo, quindi il gruppo ha una funzione anche di iniziazione».

Dopo tutto ciò resta la considerazione che, essendo Milano una città dalle mille sfumature e possibilità, in base a quanto affermato dalla psicologa, emerge sempre più la necessità di aiutare i giovani a gestire la propria vita fuori dal nucleo familiare e di sostenerli in una crescita produttiva e di scelte consapevoli. Protagonisti di ciò sono sicuramente la famiglia e la scuola: quest’ultima in particolare con lavori indirizzati prevalentemente alla riflessione su se stessi.

 

Alida Parisi

Ciò che resta di un popolo leggendario

Dove, meglio di un museo, si possono trovare frammenti di storia?

Purtroppo o per fortuna, la storia onora i vincitori e cancella i vinti; chi scriverà delle gesta degli eroi sarà chi «torna con lo scudo» (per antonomasia, termine spartano per indicare quando i propri figli tornano sani e salvi dal fronte di guerra) ma per chi «torna sullo scudo» (chi soccombe) spetterà perdere ogni traccia di sé e della storia del suo popolo. I Romani ad esempio, furono i conquistatori per eccellenza anche dell’Occidente, riuscendo ad eliminare ogni traccia degli avversari. Uno di questi, fu il popolo degli Etruschi: una stirpe di guerrieri italici, invasi, conquistati e schiavizzati dai nuovi oppressori e, nel tempo, di essi vennero perse quasi tutte le memorie, usi e costumi. Qualcosa però restò attraverso il tempo, come la famosa Chimera.

Nei racconti mitologici la Chimera era un mostro di origine divina con la testa di leone, il petto di capra, la coda di drago e dalla bocca vomitava orrende vampate di fuoco. Era la personificazione della tempesta e la sua voce era il tuono. Secondo il “Mito della Chimera”, questo essere vagava nel centro Italia cibandosi della carne dei poveri viaggiatori. Nonostante i grandi sforzi che fecero gli uomini per eliminarla essa resistette per secoli. Un giorno però, nacque un fanciullo, Bellerofonte, destinato a uccidere la feroce minaccia; infatti, con l’ausilio del cavallo alato Pegaso, il giovane predestinato mise fine alla sua vita in un epico scontro.

Chimera venne poi nei secoli celebrata con una statua in bronzo alta circa 60 cm, a simboleggiare la potenza e il timore che incuteva il divino verso gli uomini. Questo omaggio viaggiò allungo nel tempo e nello spazio, e solo nel 1553 fu scoperta nelle campagne di Arezzo. Restaurata da Benvenuto Cellini, fu conservata per un periodo a Palazzo Vecchio, dove Cosimo I dei Medici la volle accanto al proprio trono. Successivamente fu spostata nella villa medicea di Castello in quanto la sua presenza a Palazzo Vecchio era ritenuta funesta. L’originale è adesso conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, mentre sono visibili due copie bronzee leggermente più grandi, collocate nella prima metà di questo secolo ad ornare le due fontane in piazza della Stazione ad Arezzo. La sua datazione viene fatta risalire ad un periodo compreso tra l’ultimo quarto del V e i primi decenni del IV secolo a.C.

Matteo Giargiari

 

Nota: -Matteo ha svolto il tirocinio di alternanza scuola lavoro presso la sede di ABC Milano nel mese di giugno 2017