L’inganno dei pifferai


Incantatori di ogni specie si aggirano per l’Europa, basta riconoscerli

Come senza un perché, in una serena domenica di Pasqua, ancora col gusto del caffè tra la lingua e il palato, leggendo i giornali mi è venuta in mente una favola che mi ha dato lo spunto per riflettere insieme a voi, cari lettori, sui nostri giorni, storditi come siamo dal suono di mille pifferi e di mille pifferai della politica, che si aggirano per l’Italia e per l’Europa.

 

La memoria è andata, l’avrete intuito, alla celebre favola tedesca risalente al 1284 e rivisitata dai fratelli Grimm nel 1816, Il pifferaio magico (ricordate?), quella che racconta del grave problema che affliggeva la città di Hamelin (Bassa Sassonia, Germania) invasa dai topi, che erano in ogni dove, fonte di malattie e di pericolo per la (allora) piccola comunità, e di come il sindaco (taccagno come i suoi concittadini) non ricompensasse lo strano personaggio che al suono del suo piffero aveva attratto tutti i topi, ai quali la melodia magicamente faceva vedere montagne di profumatissimo formaggio, attirandoli, in un lungo corteo, verso il fiume, dove entrarono allegramente per… affogare.

 

Tutti i problemi sembrarono risolti, la popolazione gioì, ma quando si trattò di dare la giusta ricompensa, il sindaco, con l’appoggio della popolazione, si rifiutò di tener fede al patto e non volle pagare. L’omino si arrabbiò e cambiò musica. Con dolcissimi suoni il pifferaio magicamente con la sua melodia entrò nella mente dei bambini, ai quali faceva vedere il paese dei dolci e dei balocchi, e dei tanti giovani ai quali dava l’illusione di un paese senza scuole, senza adulti che volevano comandare e di poter soddisfare senza sforzo ogni loro desiderio.

 

In brevissimo tempo si formò un lungo corteo e tutta la gioventù del paese deliziata da tale melodia e da tali irresistibili visioni, si mise dietro al pifferaio che li portò fuori dalla città verso la vicina montagna che all’arrivo del corteo si aprì e si richiuse solo quando l’ultimo giovane era entrato nella profonda fenditura. Sindaco (autorità) e genitori disperati chiamavano i loro figli per dissuaderli, ma non ci fu nulla da fare. Entrati nella montagna, di loro non si seppe più nulla (dal finale più lieto invece il bellissimo cortometraggio animato di Walt Disney, quasi introvabile, ma rintracciabile su www.youtube.com/watch?v, del quale consiglio la visione a grandi e piccini).

 

Questa in sintesi la fiaba dei Grimm che possiamo assumere però, forse in modo un po’ arbitrario, come metafora dei nostri tempi recenti. Dopo la gioia dello scampato pericolo per aver sconfitto le paure dell’indigenza (miseria e fame), delle malattie e delle guerre, annegati i topi delle dittature nel fiume, l’Europa ha gioito e si è crogiolata in un benessere non del tutto reale, almeno per i paesi più instabili, politicamente ed economicamente, come l’Italia. Dovevamo pagare un conto -rigore di bilancio, ammodernamento della macchina dello Stato, lotta alla corruzione e alla disonestà (che si annidano anche nei luoghi più sacri)- ma abbiamo un po’ imbrogliato. Dovevamo dare ai nostri figli e nipoti un avvenire e invece abbiamo assistito impotenti al disperdersi del loro futuro, come i ragazzi della favola.

 

Generazioni del secondo dopoguerra, senza approdi, senza ideali ed esempi da seguire, hanno perso anima e volontà di mettersi in gioco, attirati ad ogni angolo da pifferai avventurosi e alla moda, con la sola volontà di trarne un vantaggio, anche solo megalomane. Ci presentiamo alla competizione per le Europee con tutti i vizi nazionali di una diaspora della democrazia e della libertà. Andremo a votare il 25 maggio prossimo con il sistema proporzionale, potendo scegliere un nostro rappresentante a Bruxelles, con le preferenze, senza conoscere in gran parte i nostri candidati. Provate a pensarne uno. Ci affidiamo a papi stranieri come ormai è uso della sinistra nostrana. Ci sono pifferai che ancora parlano di separatismo e si alleano con l’estrema destra europea (la signora Le Pen), che invitano il loro elettorato a sputare sull’euro non avvertendolo, non è carino, che stanno per sputare nel loro stesso piatto. Non ci vuole la palla di vetro per vedere che fine avrebbero fatto i nostri risparmi senza la stabilità dell’euro come moneta e senza la bassa inflazione che ha permesso a tanti di accendere mutui e comprarsi una casa.

 

Pifferai e saltimbanchi che vogliono andare in Europa a rompere il muso alla Merkel, proprio come fanno i guappi con il loro coraggio a distanza, minacce solo da lontano. Se a Berlusconi hanno fatto sorrisetti di commiserazione (che hanno fatto amareggiare tanti italiani, compreso chi scrive), questi pifferai possono far rimediare solo figuracce, con un seguito di signor nessuno, buoni per l’ammuina, come spesso fanno nel Parlamento Italiano.

 

Pifferai che vogliono attirare per entrare nel salotto della destra europea senza averne l’aplomb.

Pifferai che con melodie seriose e a volte solenni conducono seguaci che sgomitano per entrare nella sinistra europea, magari in ordine sparso, ma che è l’unica, almeno, che ha come obiettivo la costituzione degli Stati Uniti d’Europa e la possibilità di realizzarla.

 

Lo so che ne dobbiamo scegliere (ma non è detto) uno di pifferaio, ma almeno scegliamo (con il voto) quello che ha la possibilità di aprire la montagna e far uscire liberi i nostri giovani, alla conquista dell’avvenire che meritano e che col lavoro vogliono conquistarsi.

 

© Riproduzione riservata Giovanni Russo