Vince Beppe Sala con il 42,33%

Sarà candidato sindaco alle amministrative del prossimo giugno di Giovanni Russo

Archiviate le primarie a Milano (delle quali in pagina riportiamo una tabella riassuntiva dei risultati della città e dei vari seggi in Zona), la politica cittadina si concentra sulla campagna elettorale per le prossime amministrative con le quali si eleggerà il nuovo Sindaco, il nuovo Consiglio Comunale e in contemporanea le nuove Municipalità (ex Zone) per le quali è previsto come novità l’elezione diretta del Presidente del Municipio (un pro-sindaco, che la volta scorsa era indicato dai partiti e poi eletto dal Consiglio di Zona), una Giunta e un Presidente del Consiglio Municipale. Per queste Istituzioni decentrate è stato approvato lo statuto e, all’ultimo momento, il regolamento che disciplina la funzionalità dei Municipi e porta i consiglieri da 41 a 31 (nel caso della Zona 9): una piccola spending review (revisione della spesa), che non ha toccato però il Consiglio Comunale.

Ma per tutto questo ci dilungheremo nei prossimi numeri, per dare ai nostri lettori notizie e strumenti per formarsi un’opinione sulla nuova istituzione territoriale. Ora invece spendiamo qualche rigo per il futuro Sindaco di Milano, che per i prossimi cinque anni sarà anche super-sindaco della Città Metropolitana. Di quest’ultima Istituzione, già formalmente funzionante, che sostituisce in concreto l’ex Provincia, già vi abbiamo parlato nei numeri scorsi, ma ci ritorneremo per aggiornamenti e approfondimenti.

Dunque il futuro sindaco. Ora, finalmente, è venuto alla luce il candidato anche del centrodestra, che finora aveva giocato di sponda; infatti, una volta scelto Sala, l’ex mister Expo, dal centrosinistra, quel furbacchione di Berlusconi (gli altri alleati, compreso la il muscoloso Salvini, sono marginali in fatto di proposte: vedi anche Roma, seppure con più problemi) ha tirato fuori dal cappello Stefano Parisi, il noto city-manager della giunta Albertini. Insomma a manager si risponde con manager. Gli altri candidati conosciuti sono Passera, anche lui noto manager, banchiere e ministro del governo Monti, la grillina Bedori (sulla quale lo stesso Grillo ha espresso qualche perplessità, visto la posta in gioco) e probabilmente ce ne saranno altri di liste minori e di nicchia, che in democrazia hanno il loro perché. Così a Milano parte la campagna elettorale e da questo momento saremo bombardati da ogni tipo di messaggi, notizie e disinformazioni.

È bene però che, come cittadini, anche se ci informiamo su tutto, non abbandoniamo la posizione di baluardo democratico, che sceglie (è un po’ meno banale di popolo sovrano, vero?) con il proprio voto i propri rappresentanti in funzione del ruolo che vanno a svolgere, senza tifoserie o ideologici presupposti. Al governo delle città devono andare i capaci e i filosofi (nel senso di sapienti, Platone docet), perché in questi tempi di difficile situazione sociale, politica ed economica mondiale, e di inevitabili e augurabili rapporti internazionali, non possiamo dare spazio a sindaci o amministratori improvvisati o arruffapopoli che, se in democrazia servono a creare allerta, non sono spendibili, anzi sono un pericolo per l’interesse generale.

Tutto questo vale ancor più per Milano, che con l’ottimo balzo fatto con l’Expo, non può permettersi provincialismi e perdite di posizioni nello scacchiere nazionale e internazionale. 

 

© Riproduzione riservata Giovanni Russo

La politica odiosa


Il caso Cribio in CdZ 9

Leonardo Cribio è un giovane (a 29 anni per questa società gerontocratica è un adolescente) militante di Rifondazione comunista, i cui istinti emotivi sono come allo stato primordiale se a sfide o azioni carichi di odio e disprezzo risponde con la stessa moneta, ma coniata con i colori dell’annientamento fisico del nemico. Orribile! «Nelle Foibe c’è ancora posto» , scrive Cribio su Facebook duellando su questa piattaforma telematica con gruppi, alcuni di estrema destra, “difensori” della memoria degli eccidi della Foibe -perpetrati dai partigiani jugoslavi dal regime comunista di Tito, dittatore della Jugoslavia nell’immediato dopoguerra- dove furono massacrati e gettati negli anfratti carsici tanti italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia.

 

Un fatto atroce che viene ricordato a livello nazionale nel Giorno del Ricordo il 10 febbraio di ogni anno e che, come tutte le cose che hanno per origine l’odio ideologico rimangono sottopelle ed esplodono alla prima occasione. Una brutta cosa! La frase di Cribio, capogruppo di Rifondazione-Sinistra per Pisapia al CdZ 9, subito dopo cancellata da Facebook, ha creato un putiferio nella politica della città tanto che immediatamente il sindaco Pisapia ne prende le distanze in modo netto, i quotidiani ci fanno le prime pagine delle edizioni locali e in CdZ 9 quasi all’unanimità, tra maggioranza e opposizione (ognuno con il proprio ritornello), se ne stigmatizza l’accaduto.

 

«Ci aspettiamo un’esplicita autocritica e sconfessione di concetti così aberranti e rancorosi. Coloro che siedono in questo Consiglio non rappresentano solo se stessi e i propri elettori, ma tutta l’Istituzione democratica, e la lotta politica ed ideologica non può cadere così in basso e sino all’aberrazione» ci dichiara Beatrice Uguccioni presidente del CdZ 9, mentre chiude il cerchio politico che non dà scampo a Cribbio il comunicato stampa della Segreteria provinciale di Rifondazione: «La tragedia delle Foibe istriane, dei suoi morti e del portato storico che esse portano alla nostra collettività, appartiene agli anni della durissima guerra di Liberazione dal nazifascismo che ha caratterizzato quei territori. Il dopoguerra è stato anche segnato da orrori, da vendette e ritorsioni, che la durezza della guerra aveva prodotto e il dolore per le vittime innocenti appartiene alla memoria collettiva».

 

Intanto girano e-mail, editti di condanna, twitter ironici, impazza Facebook e per un attimo sembra alla politica zonale di essere al centro della notizia. Poi, e menomale, il tutto viene depotenziato e messo al posto giusto nella seduta del CdZ 9 del 13 febbraio quando prima ancora che incominci la discussione Cribio presenta le sue dimissioni da consigliere ed esce dalla compagine di maggioranza, entra al suo posto Giancarlo Crippa, il primo dei non eletti per Rifondazione e già consigliere nei passati mandati. Naturalmente le dimissioni vengono accettate senza troppe resistenze, se non quelle dovute per forma da Gianfranco Tucci compagno di partito che ne ricorda «l’impegno intenso nelle commissioni del Consiglio» e come una frase sfuggita malamente «non può inficiare comportamenti personali e politici, sempre corretti, tenuti dal compagno Cribio» che esce da questa prova molto abbattuto e non lo nasconde.

 

Vogliamo sperare che questo brutto episodio sia metabolizzato dal giovane Cribio nel proprio essere come una lezione di vita, di come (e questo vale per tutti noi) l’odio, il disprezzo ideologico e politico dell’avversario fanno, messi insieme, una malattia grave, spesso infantile, che può distruggere non solo una carriera politica o i rapporti interpersonali più intimi, ma avvelenare il pozzo della ragione nella vita di tutti i giorni. Non aver fatto i conti con la storia nazionale riconoscendo successi e fallimenti collettivi, trasmette anche alla nascente società, quella futura dei nostri figli, la cancrena della partigianeria e dell’odio ideologico. Nuovi fascismi e nuovi comunismi si affacciano anche nella nuova era del web, da noi e ovunque nel mondo e se non chiudiamo con i rancori del nostro passato politico e di parte, rischiamo di non riconoscerli.

 

 

© Riproduzione riservata Giovanni Russo