Elezioni amministrative 5 giugno 2016

Un punto di partenza per le istituzioni. Verso la città Metropolitana. Il Comune di Milano diviso in 9 Municipi

Come i nostri più assidui lettori sanno, ABC ha seguito passo passo l’avvento della Città Metropolitana prima e quello dei Municipi dopo. Ora, alla vigilia del voto popolare del 5 giugno, che darà piena legittimità ai mutamenti istituzionali, la politica a Milano si presenta con un folto gruppo di candidati, ben 11, al ruolo importantissimo di sindaco, che come sappiamo (ABC di marzo e aprile 2016) rivestirà per cinque anni anche la carica di Sindaco della Citta Metropolitana, che si configura con i Comuni dell’ex Provincia, abolita dal 1° gennaio 2015 dal Parlamento.

A noi cittadini ora la scelta con lo strumento del voto, sapendo che con questo diritto-dovere ci assumiamo la non gradevole responsabilità di mettere anche la persona sbagliata nel posto sbagliato. Insomma stiamo per eleggere una persona, il Sindaco di Milano, che avrà un ruolo chiave nello sviluppo, la modernizzazione e la salvaguardia del nostro ambiente, che non è più solo la città ambrosiana, ma dovrà governare bene un territorio motore dell’economia e simbolo di qualità del tessuto sociale e che rappresenta nel mondo la laboriosa Lombardia e il Paese tutto.

Quindi facciamo attenzione dove dirigiamo il nostro voto e scartiamo dalla nostra preferenza coloro che vorrebbero buttarla in caciara e votare con leggerezza solo per vedere l’effetto che fa.

Certo, tutti i candidati, con i loro rispettabili ideali e visione della città, hanno legittimamente il diritto di misurare la forza delle proprie idee e dei propri programmi e contribuire poi al buon governo della nostra Milano. A pagina 2 di questo numero riportiamo simboli e coalizioni che supportano ciascun candidato sindaco (nomi già anticipati nel numero di aprile di ABC), le liste a supporto di ognuno con i soli capilista. Mentre a pagina 3 pubblichiamo tutte le liste complete che concorrono per il Municipio 9, che appoggiano i Presidenti che per la prima volta verranno eletti direttamente da noi elettori.

 

Sindaco di Milano

Per il Comune e i candidati a sindaco, tutti i media in questi mesi si sono focalizzati sui probabili vincitori o outsider e, seguendo sondaggi di tutti i tipi, hanno portato in cronaca i più probabili due contendenti e l’outsider (sfavorito ma non ininfluente, ad esempio sul ballottaggio), regola alla quale non siamo sfuggiti neanche noi. E, anche perché ABC Milano, che edita il nostro giornale, è una società cooperativa, abbiamo seguito un incontro tra i tre candidati più “quotati”, Giuseppe (Beppe) Sala (Csx), Stefano Parisi (Cdx) e Gianluca Corrado (M5S), organizzato dall’ACI (Alleanza Cooperative Italiane) presso lo spazio Expo Gate 2 - Sala Sforza di piazza Castello- piazza Cairoli. Per esigenze di ognuno dei protagonisti l’incontro era organizzato a rotazione quindi abbiamo ascoltato, intervistati da Stefano Arduini, caporedattore di Vita e Paolo Bricco de Il Sole 24 Ore, prima Sala, poi Parisi e… doveva arrivare anche Corrado, ma ha fatto sapere che non ce l’avrebbe fatta ad arrivare in tempo utile per partecipare. Un vero peccato, perché c’era tanto interesse ad ascoltare un outsider di peso (ma ogni sovvertimento previsionale è sempre possibile) o quello che potrà essere a Milano la maggiore forza di opposizione nel nuovo Consiglio Comunale. Facciamo un breve riassunto in forma di slogan delle cose dette dai candidati.

Sala – Pronto a lavorare per una Milano vincente. Sulle periferie lavorare per integrarle con il centro. No ad una Milano a due velocità. C’è bisogno di scelte coraggiose, lavorare duro. Quanto incideranno gli immobiliaristi tipo “Arabi” o Catella sullo sviluppo della città? Non è sbagliato costruire, ma servono rispetto delle regole e “rigenerazione urbana” (recupero aree dismesse). Non portar via verde alla città. Una nuova proposta: «Chi demolisce il vecchio e ricostruisce dentro le regole e con sistemi innovativi di risparmio energetico, non paga l’urbanizzazione».

Sugli immigrati: «cambiamo linguaggio e non chiamiamole emergenze»,  ma gestione dell’immigrazione con il coinvolgimento di Governo e Regione. Inclusione: è nell’interesse della città includere nuovi cittadini che collaborano allo sviluppo della città. Un esempio: Angela Merkel che include immigrati qualificati o specializzati, che diventano subito risorse. E le Moschee? Sì ma in sicurezza, perché la loro costruzione offre più possibilità di controllo (es: moschea a Roma senza problemi). Le Municipalità potranno fare gare di appalto? Sala risponde che tutto sarà proporzionato, che certe gare che riguardano siti di interesse sopra-cittadino, come ad esempio la Galleria. sarà a cura dell’Amministrazione centrale e gare di milioni di euro non potranno essere affrontate dai Municipi, anche perché si moltiplicherebbero le occasioni di corruzione e difficoltà ad evitarle. Sì invece a tutto quanto riguarda sicurezza e legalità e cura dei quartieri.

Case popolari, tanta più attenzione alle manutenzioni e alla morosità, non si parte da zero. Rilanciare l’housing sociale.

Maternità: reale aiuto alle donne e mamme che lavorano (70%) e producono reddito.

Milano più grande: no all’aumento degli abitanti all’interno dell’attuale Milano e più infrastrutture con i Comuni della Città Metropolitana, che soffre per una cattiva mobilità.

Cultura: (su domande di Idanna Matteotti, resp. di Area Cultura e Media di Legacoop) è importantissima perché è anche fonte di reddito per chi la produce, la gestisce e per il Comune che dovrà monitorare le competenze tra i vari assessorati, per agevolare i progetti.

Parisi - Si presenta elencando i vari incarichi di manager ricoperti tra i quali anche nella CGIL. Modello di accoglienza immigrazione: il tema va visto senza ipocrisie. C’è una sorta di paura perché i fenomeni migratori non sono stati gestiti bene dalla Giunta Pisapia e spesso non nel rispetto della legalità. Non si tratta di cacciare gli immigrati, ma l’emergenza c’è, e la vera integrazione è il lavoro; nel 1999 ci provammo (Giunta Albetini, ndr), ma ora il lavoro non c’è neanche per i Milanesi, specialmente i giovani, quindi non possiamo tenere tutti. Anche Parisi invoca la Merkel.

E le Moschee? Rispetto per la libertà di culto ma attenzione al terrorismo a livello internazionale, ci sono troppi mussulmani fiancheggiatori. I sindaci devono avere strumenti per controllare, c’è bisogno prima di norme adatte, finché non ci sono non c’è sicurezza. Necessario un albo degli Imam e prediche in italiano.

Milano e il patrimonio immobiliare? Ci sarà bisogno di una regia sul comparto immobiliare. Produrre edilizia di qualità. Quello che si ricava dalle vendite immobiliari del Comune deve essere investito per migliorare la città.

Spostare San Vittore, ora un posto di inciviltà, ci sono finanziatori interessati ad acquistare l’area e liberare così una zona centrale di pregio, con forti entrate per lo Stato e la città, altrimenti Milano si ferma. Dare impulso alle ristrutturazioni.

Donne e maternità: offrire servizi di qualità con un puntuale controllo del loro utilizzo

Case e partecipate: qualità prezzo importante per la ripartenza della città. Accordi pubblico/privato. Le partecipate comunali ancora strategiche vanno accompagnate ad un processo di dismissione.

 

Ecco, cari lettori, più o meno quello che abbiamo ricavato da questo incontro a distanza, per darvi qualche elemento di giudizio su cose concrete e farvi un’opinione. Fuori dall’aula i candidati sindaco intervistati da TV e giornalisti si sono sbilanciati su argomenti più politici ed elettorali, con accuse e polemiche sulle alleanze e rimbrotti sui comportamenti. Parisi che rimprovera la passata Amministrazione di una gestione disastrosa sull’immigrazione ed esprime grande scetticismo sulla tenuta di un centrosinistra unito solo in apparenza e che qualora arrivasse a Palazzo Marino sarà pronto a sfasciarsi. Sala chiede a Parisi come farà a governare con alleati così discutibili e ingombranti anche sul piano internazionale. I riferimenti più forti sono per l’egemonia nel centrodestra della Lega Nord di Salvini così antieuropeista e per Fratelli d’Italia con un passato rancoroso postfascista e di liste della destra più dura vicina a Casa Paund.

Insomma i siparietti non cambiano ma per noi elettori guardare, come già abbiamo avuto occasione di dire, chi sta dietro ai candidati è una buona indicazione per decidere a chi dare il voto.

 

Giovanni Russo

Uno spunto di riflessione per i 5 giugno

Dietro la facce rispettabili dei candidati alle prossime amministrative

Con la definizione da parte dei partiti della delle liste dei candidati al Consiglio Comunale e ai vari Municipi è di fatto al via la campagna elettorale per prendere i voti dei Milanesi. Sarà tutto un fiorire di “santini” (cartoncini formato biglietti da visita con l’immagine dei candidati e l’invito ad essere votati, da conservare come promemoria in cabina elettorale), di dépliant, o pieghevoli, con vita e “miracoli” di ogni concorrente e i tanti manifesti, che speriamo vengano incollati solo negli appositi cartelloni predisposti dal Comune. A proposito, ricordate cari lettori di guardare in fondo al cassetto per recuperare la tessera elettorale, se non lo avete già fatto in occasione del recente referendum sulle trivelle. Speriamo di non assistere all’incivile spettacolo di manifesti e volantini appiccicati su muri, monumenti e pali, che deturpano le nostre vie. Incominciamo la selezione da qui: rifiutiamo a questi “sporcaccioni” il nostro consenso. In questo tripudio di bigliettini, cartoncini e dépliant, impareremo a conoscere i vari personaggi che si propongono per amministrare la nostra città a Palazzo Marino e nei vari Municipi (ex Zone). Saranno tantissimi e la selezione -se non abbiamo già una nostra idea su chi votare, magari persone da noi già conosciute- non sarà facile e forse varrà la pena di perdere un po’ di tempo ad informarsi su ognuno, una volta individuata l’area (partiti, movimenti o liste varie) scegliere tra questi le persone che a noi sembreranno più adatte a governare.

Come in tutti i mestieri, questo è purtroppo diventato quello di tanti candidati, bisogna esserci portati ed avere esperienze professionali e amministrative, nel senso più largo dei termini, per proporsi alla carica, per esempio di sindaco o presidente di municipio, o a quella dei tanti consiglieri che possono essere chiamati al ruolo di assessori o presidente di commissioni. Insomma mentalmente quando scegliamo il nostro candidato “a pelle” facciamo una riflessione sull’utilità del nostro voto, che è prezioso e che in cabina elettorale ha sì un forte potere, ma anche una forte responsabilità: mandare la persona giusta al posto giusto. E poi nella scelta c’è il criterio di visione generale, che è quello di vedere e capire, per esempio, chi c’è alle spalle (o dietro le quinte) del candidato sindaco o presidente di municipio, se spuntano cioè dietro la faccia pur rispettabile del noto designato, partiti e movimenti improvvisati o di dubbia matrice democratica; vecchie conoscenze, con baffi e baffetti, barbe e barbette, pelate e visi rasati di vecchi e nuovi marpioni.

A tutte queste cose non facciamo caso subito, perché sotto le luci c’è la star candidato che, una volta eletto, si porta dietro tutta una pletora di personaggi i quali, entrati nelle stanze del potere, inesorabilmente, influenzano e condizionano la vita amministrativa della città, a volte purtroppo, con presenze imbarazzanti o dimostrando inettitudine a governare. Insomma, cari concittadini, andiamo a votare consapevoli della scelta, cercando nel limite del possibile, di votare informati, pensando al futuro della città.

 

Gierre

Vince Renzi, ‘sconfitto’ Grillo

Effetto 80 euro. Non sfonda, voto della speranza

Chi come noi si apprestava a preparare anche mentalmente appunti per il proprio pezzo del giorno dopo, nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 maggio, ha dovuto cambiare continuamente titolo e il tono del proprio articolo, perché è successo un fatto non prevedibile: una vittoria netta e strabiliante, senza precedenti, del PD di Matteo Renzi che con il 40,81% ha surclassato tutti, compreso lo tsunami Grillo, suo vero competitore, che dichiarava che con il suo Movimento sotto il 25% si sarebbe ritirato dalla politica.

 

Grillo ha preso il 21,16% e il giorno dopo si è comportato, italiano tra gli italiani, come tutti i politici nostrani: ha eluso la promessa e offeso, anche con oscenità, l’elettorato avversario. Il partito di Berlusconi con il 16,82% è sotto le attese del 20% e anche volendo sommare il 4,38% del NCD e il 3,66% dei Fratelli d’Italia, è lontanissima dal 35,25% del 2009. La Lega Nord raggiunge il 6,16%, data sotto il 4% esulta, ma nel 2009 raggiunse il 10,22%. A sinistra del PD, L’altra Europa con Tsipras entra per un pelo in Europa con il 4,03%.

 

Questi i dati più significativi utili ai nostri lettori per farsi un’opinione su come sono andate le cose e su come ad ogni voto i cittadini incidono sul futuro della nostra Nazione. In queste elezioni gli italiani (coloro che non sono presi per rabbia e da furore militante) non sono scemi, hanno ben capito che a difendere i loro interessi, a partire dagli ormai esigui risparmi e da quel poco che c’è ancora da salvare, non poteva più essere Berlusconi ormai fuorigioco e sul viale del pensionamento, e sicuramente neppure Grillo e il suo M5S, mai spendibile per governare e cambiare (e difendere) le cose, che tanti italiani hanno conquistato con sacrifici di anni e spesso di duro lavoro.

 

Hanno votato per Renzi, che suppongono possa rappresentarli con decoro, che ha davanti un futuro, sia per questioni anagrafiche che per continuità politica. Insomma hanno fatto i conti della serva e hanno concluso che non c’era altro soggetto che potesse realizzare riforme che potessero migliorare la difficile situazione italiana. Di tutto questo ne ha tratto vantaggio il PD che si ritrova come per miracolo con un bottino elettorale di più di 11milioni di voti (Grillo quasi 6 e FI 4,5).

 

Un partito di centrosinistra, certamente il più radicato socialmente in Italia, ma politicamente rimasto ancora liquido dopo la fusione DS-Margherita, che non ha mai raggiunto la consistenza e la stabilità di una buona maionese, spesso impazzita, diviso e disorientato dal ciclone Renzi che in meno di sei mesi, a velocità stellare, ha scalato il partito e pure il governo, azioni da tanti, dentro e fuori il PD, ritenute riprovevoli, ma che probabilmente hanno permesso in modo spregiudicato, il raggiungimento di tale risultato. Il bello, si fa per dire, è che beneficeranno di questo risultato anche tanti nemici interni del segretario/premier, che ora si acconciano a trarne i naturali e conseguenti vantaggi politici e personali.

 

Come Italiani vogliamo sperare che Renzi, ma sembra di no, non cada nella trappola dell’onnipotenza e che sfruttando il momento riesca a fare tutte quelle riforme che servono al nostro Paese e che, approfittando di un’altra vetrina come quella del semestre italiano UE, possa incidere per un’Europa più democratica ed economicamente sostenibile.

 

Abbiamo messo le virgolette alla parola sconfitto nel titolo, perché riteniamo che il M5S, malgrado Grillo, possa, se vuole, diventare una risorsa per l’Italia e ripensare al modo di fare politica, specialmente nelle Istituzioni, e abbandonare, pur nel rigore di un’opposizione dura ma democratica, atteggiamenti e concetti sconci e inaccettabili, che saranno sempre perdenti presso gli italiani, che non sono, e lo hanno dimostrato con questo voto, come dicono le ultime volgari espressioni grilline, «quella parte bassa del corpo che dondolano ad ogni inconsulto movimento».

 

 

© Riproduzione riservata Giovanni Russo