Scoutismo, intervista al capo scout Elia Mancini

Un mondo di giovani scalatori, osservatori, costruttori e custodi del senso della vita.

Accanto ai diversi aspetti problematici del mondo giovanile, precedentemente analizzati (cfr. ABC di gennaio 2018), che per la natura delle loro difficoltà collocano una folta schiera di giovani ai margini -quando non completamente fuori- dal loro cammino di crescita ed affermazione sociale, esiste fortunatamente un’altra folla di giovani impegnati, attivi e partecipativi alla costruzione di una società quanto più democratica e libera. Non si tratta di individualità eccezionali, bensì di giovani solo più forti, resistenti e combattivi. Sono tanti, entusiasti, propositivi e vincenti, perché con la loro auto-formazione rappresentano una certezza per il futuro. Possiamo trovarli ovunque, impegnati su vari fronti, spesso legati al volontariato, e non da ultimo, quello degli Scout, che di seguito analizziamo.

 

Elia, laureando in Agraria e parallelamente capo scout da due anni, come, quando e perché è iniziata la tua storia di giovane scout?

Avevo degli amici che seguivano questa attività e me ne parlavano bene; così, quando è arrivata l’età giusta, 9 anni, sono entrato nel gruppo scout della mia zona, insieme a mia sorella, e da lì è iniziato il mio percorso che dura ancora oggi che ho 23 anni, come capo scout. Anche i miei genitori ne sono stati in qualche modo coinvolti e hanno partecipato per un certo periodo facendo i capi scout, mia madre, o cucinando in diversi campi estivi o invernali, mio padre.

Se dovessi consigliare ad un genitore questa attività per il proprio figlio, qual è l’aspetto anche educativo che rileveresti maggiormente?

Lo scoutismo è un percorso educativo, basato su un metodo fondato da Baden Powell nel 1907 in Inghilterra, con tanto di linee guida anche per chi vuole, una volta finito il percorso formativo di base, continuare a restare nel mondo scout ma come capo. È diffuso un po’ in tutto il mondo ed è suddiviso in due macro gruppi, uno cattolico, l’AGESCI, che prevede un percorso parallelo di fede, ed uno laico, il CNGEI. Si parla di metodo perché alla base del percorso di formazione scout esiste tutta una serie di regole da seguire obbligatoriamente; regole però che scaturiscono da principi che rispecchiano valori universali, assolutamente condivisibili, al di là dell’ambito scout in sé. Fondamentale è infatti l’interiorizzazione, lungo il percorso di formazione, dell’idea di comunità, di amicizia, di uguaglianza, della parità dei diritti e della condivisione di ogni cosa, ma anche della bellezza e della conoscenza della natura, dell’attenzione e del rispetto per l’ambiente. Un punto focale della proposta scout è il concetto di essenzialità, arrivare cioè a capire cosa è superfluo e essere capaci di farne a meno, che non vuol dire per forza rinunciare ma esserne in grado di farlo, soprattutto in caso di bisogno, senza percepirlo come sacrificio o sentirne la mancanza. Educare quindi all’essenziale, di contrasto alla falsa idea del bisogno irrefrenabile di nuove cose, che noi crediamo indispensabili.

Quali sono i risultati o i cambiamenti che ti è capitato di notare soprattutto in quei ragazzi comunemente definiti ‘difficili’ perché portatori di diverse forme di disagio? E quali sono poi i ragazzi ‘difficili’ che ti capita di incontrare più frequentemente?

La prima cosa che viene da dire è che spesso, nel fare l’educatore, difficilmente si riescono a vedere i risultati della propria attività. Spesso è qualcun altro ad accorgersi dei risultati del lavoro fatto da altri; noi, educatori scout, non facciamo altro che mettere dei mattoncini nella vita di questi ragazzi, che vanno ad aggiungersi a quelli degli altri contesti educativi entro i quali essi vivono: la famiglia, la scuola. Alle attività dello scoutismo possono partecipare tutti, non ci sono barriere di nessun genere, neanche economiche, infatti l’essere aperto a tutti vuol dire una quota di iscrizione estremamente bassa e, nei casi di famiglie in difficoltà, noi interveniamo in diversi modi per garantire la partecipazione. Lo scoutismo è una sorta di filosofia di vita e lo dimostra il fatto che gli educatori, ex scout divenuti alla fine del loro percorso capi scout, lo sono come volontari senza percepire mai nessun compenso.

Personalmente cosa hai sentito dentro di te nel corso di questi 14 anni e come hai vissuto questa esperienza e eventualmente il cambiamento che questo percorso in parte ha provocato in te?

Sicuramente ho imparato a relazionarmi con gli altri in un modo molto attento, soprattutto alle diversità di ciascuno; ho imparato che non ci sono soltanto io, o comunque innanzitutto io come singolo individuo, ma una realtà un po’ più grande di me e più complessa. Ho sentito molto forti e formativi, e quindi profondamente educativi, riflessioni legate all’ambiente, al rapporto con gli altri ma anche al risparmio, tutti temi che hanno sviluppato in me una particolare sensibilità e attenzione, cosa che in altri contesti, diversi da esperienze come questa di lunga durata e convivenza con un gruppo stabile, difficilmente si sarebbe creata. Lo scoutismo è un contesto privilegiato rispetto ad altri, un mattoncino nella vita di ciascuno, il tassello di un puzzle.

Come ti piacerebbe concludere questa intervista?

Direi che lo scoutismo è un servizio sociale; è per tutti, anche se, devo anche dire che non tutti sono per lo scoutismo e, per dirla come il suo fondatore Baden Powell, lo scopo grande che ci possiamo dare è quello di provare a lasciare un mondo, nelle piccole sfaccettature che ognuno di noi può apportare, migliore rispetto a come lo si è trovato, dove poter condividere la propria felicità con quella degli altri.

Alida Parisi

 

 

Barriere architettoniche in viale Espinasse

Riceviamo e pubblichiamo

Abito in viale Espinasse 62 e da anni sono costretta all’uso della sedia a rotelle per spostarmi e quindi per uscire fuori casa. Uscire e circolare però in viale Espinasse non è proprio una cosa semplice per me. A differenza di via Varesina -da poco riassettata con tutti gli accorgimenti sia per i ciclisti che per persone disabili e passeggini, con pista ciclabile e scivoli ben fatti alla fine di ogni marciapiede- i marciapiedi di viale Espinasse sono per la maggior parte impraticabili per chi ha problemi di deambulazione o è costretto ad usare mezzi a rotelle. Il problema è che spesso non sono dotati di scivoli, spesso sono malridotti e anche pendenti verso la strada, probabilmente per far defluire l’acqua, ma ciò aumenta notevolmente il disagio sia di manovra che di stabilità per la carrozzina stessa e per chi la utilizza (disabili e bambini).

A volte poi ci sono dei pali della luce sistemati male o delle macchine parcheggiate temporaneamente che, seppure non ostruiscono sempre o del tutto il passaggio, contribuiscono ad aumentare la difficoltà di circolazione.

In ultimo bisognerebbe ripulire periodicamente le bocche di scolo dell’acqua piovana a filo dei marciapiedi perché, essendo probabilmente otturate, quando piove in quella corrispondenza si formano delle gran pozzanghere che, ovviamente, per chi non può muoversi agilmente è un’ulteriore barriera da superare.

Carmen D’Angelo

una nostra lettrice

La 5 giorni del Centro Civico di via Quarenghi

Bibliotechiamoci!

La riapertura della Biblioteca Gallaratese è stata l’occasione per organizzare una settimana culturale (8-13 maggio) fitta di iniziative, promossa dal Consiglio di Municipio 8 dei Ragazzi e delle Ragazze, dislocata su più giorni e in vari luoghi, con una serie di eventi per bambini e ragazzi, con la partecipazione di scuole, biblioteche e associazioni del Municipio 8Andrea Mangini, da febbraio nuovo responsabile della biblioteca, ci racconta della biblioteca riaperta.

«La nuova Biblioteca Gallaratese, dopo i lavori di ristrutturazione, è più ampia, luminosa ed accogliente con dei nuovi spazi: una preziosa saletta con accesso dall’atrio, ideale per conferenze, presentazioni e corsi; una nuova zona esterna sul retro, recintata, che abbiamo in progetto di trasformare nel nostro “terrazzo di lettura” con tanto verde e qualche seduta comoda per rilassarsi durante la bella stagione. Attualmente una ricca collezione di libri per adulti e per ragazzi, con un occhio alle novità editoriali, è a disposizione di chi ama viaggiare il vastissimo mare dei libri, che noi costantemente scandagliamo per chi è alla ricerca del buon romanzo o del saggio illuminante. Idem per la nostra cineteca, sempre alla ricerca di film che lasciano il segno e magari non valorizzati dalla grande distribuzione. È garantito anche l’accesso al web, attraverso un wi-fi praticamente illimitato e le numerose postazioni internet. Per gli studenti o per chi desidera sfogliare un giornale la sera c’è l’apertura prolungata sino alle 23, dal lunedì al venerdì. A tutto ciò si unisce un ricco calendario di iniziative, tutte occasioni per conoscere, divertirsi in compagnia, condividere un interesse ma anche risposte alla crescente domanda di formazione permanente. Con la vicinanza di un centro commerciale, perseguiamo l’Idea Store londinese, biblioteche di nuova concezione sorte una decina di anni fa e note per la sinergia che riuscivano ad instaurare con la realtà sociale nella quale sono inserite. Idee che proponiamo ma anche idee che accogliamo dunque, in un continuo scambio virtuoso che genera una maggiore partecipazione ed un miglior servizio. Per essere sempre aggiornati sui nostri eventi è sufficiente passare in biblioteca (dal lunedì al sabato, ore 9-19) o iscriversi alla nostra newsletter, scrivendo a c.bibliogallaratese@comune.milano.it con iscrivimi nel testo».

Alida Parisi

Restauro della storica ex Agip di piazzale Accursio

New lifestyle: motori, moda, cibo e architettura made in Italy

Dalla fine degli anni ‘80 il piano di riconversione industriale, che ha interessato il quartiere Portello e le aree limitrofe occupate dall’immenso impianto dell’ex Alfa Romeo, ha convertito nel tempo i quartieri da essenzialmente industriali a principalmente residenziali. L’importante trasformazione, in circa un ventennio, ha cambiato completamente la fisionomia del territorio, aggiungendo all’esistente nuovi servizi, strutture e sovrastrutture (cfr. ABC n. precedenti) in modo armonico e interessante, da un punto di vista della vivibilità sostenibile del cittadino. Nuovi edifici, destinati ad uffici e abitazioni non più di tipo popolare, sono stati realizzati con caratteristiche costruttive e tecnologiche all’avanguardia.

Al nuovo Parco urbano, che ha come punto identificativo la montagnetta del Portello dedicata all’Industria Alfa Romeo, è stata data un’impronta di designer particolarissima che ne amplifica la bellezza. Sulla stessa area adiacente al Parco risiede il Centro Iper Portello, speciale nel suo genere se non unico: insieme alla sua preminente funzione commerciale è diventato di fatto un importantissimo centro di aggregazione e socializzazione per tutte le età, perché aperto fino a tardi ed anche di domenica. Tra i nuovi insediamenti, tra non molto, vedremo anche il Consolato americano, con annessa ristrutturazione della palazzina in stile Liberty dell’ex Tiro a segno nazionale (1906-1972).

L’ultimo cantiere ad aver messo i picchetti della recinzione dei lavori in corso riguarda il restauro conservativo dell’ex stazione di servizio Agip-Snam-Eni di piazzale Accursio, dall’aspetto un po’ spaziale che, su richiesta di Enrico Mattei, fu realizzata negli anni ‘50 dall’architetto e urbanista Mario Bacciocchi (1902-1974). Posta all’incrocio tra viale Espinasse e viale Certosa, pur se dismessa da anni, resta comunque un bellissimo esempio di architettura industriale e nel ricordo dei Milanesi un luogo simbolico. La stazione di servizio, ai tempi tra le più frequentate della città, era il luogo dove, nei weekend prima di dirigersi verso i laghi, ci si fermava per fare rifornimento, lavare la macchina o prendere un cafferino: un posto che, nei tranquilli fine settimana di una città industriale in fermento, pullulava di gente, misurando il termometro della ripresa di quegli anni di boom economico. Tutto questo, e probabilmente tanto altro, ha stuzzicato l’interesse del noto Lapo Elkann, nipote di Gianni Agnelli, che di recente ha acquistato all’asta la struttura per realizzare non solo un laboratorio-atelier dove personalizzare le automobili (e in futuro forse anche barche ed elicotteri), ma anche un punto di ritrovo e un ristorante. L’idea assolutamente originale del nuovo impianto, anche se pensata sull’onda della nuova tendenza commerciale di successo della promiscuità di prodotti diversi venduti in un’unica struttura (librerie-ristoranti, bar con angolo lettura), accomunerà, su piani diversi, eccellenze differenti, orbitanti intorno alla moda, al cibo e all’architettura. Secondo i progetti vedremo quindi, nell’ex abitazione di servizio posta al primo piano dello stabile, sorgere un ristorante a carattere popolare, cioè alla portata di tutti, almeno nelle premesse degli organizzatori, sotto la conduzione dall’oramai famosissimo chef Carlo Cracco. Al pianterreno, invece, prenderà corpo il super garage gestito direttamente da Lapo Elkann, Garage Italia Customs, specializzato nella personalizzazione (ovviamente di classe) di automobili e moto.

Ancora a Milano, in Zona 8, un posto di eccellenza e un posto unico nel suo genere dedicato al meglio del made in Italy in ambito di cibo (anche se dopo l’Expo non è più una novità) e di motori. Nelle intenzioni del suo ideatore ciò dovrebbe rilanciare il glamour, lo charme di Milano e contribuire, insieme a tutto il resto, allo sviluppo di un new life style (nuovo stile di vita) peraltro già in atto da un po’.

 

Alida Parisi

Riapertura dell’Auditorium di Zona 8

E il ‘ritorno’ a casa di Enzo Baldoni

Venerdì 15 aprile, dopo ben 12 anni di chiusura, l’Auditorium di via Quarenghi 21 -progettato dall’ingegnere Andrea Viganò e inaugurato per la prima volta nel 1988- ha finalmente riaperto le porte con una due giorni di animazione e di spettacoli, che ha voluto celebrare due eventi per certi versi intrecciati: la restituzione ai cittadini di uno spazio rinnovato e funzionale, dove fare cultura e sviluppare socialità e aggregazione positiva e, in un clima assolutamente festoso, la condivisione del ricordo del giornalista Enzo Baldoni, cittadino della Zona e all’epoca frequentatore dello spazio, rapito il 21 agosto del 2004 da un gruppo fondamentalista in Iraq e ucciso qualche giorno dopo. Reporter, blogger, giornalista freelance, pubblicitario, volontario della Croce Rossa e tanto altro, a Enzo Baldoni è stato intitolato il nuovo Auditorium, perché «(…) non scriveva per sentito dire. Voleva prima vedere, poi capire e quindi raccontare. Aveva deciso di far sapere le miserie che ci sono nel mondo, il sacrificio delle persone meno fortunate e le responsabilità dei potenti» [motivazione, formulata da Articolo 21, citata da Michele Migone, direttore di Radio Popolare e moderatore nel corso dell’incontro di inaugurazione dell’Auditorium del 15 aprile].

I festeggiamenti sono cominciati nel tardo pomeriggio, sulla terrazza esterna al Centro Civico, con i musicisti Macaratu, gli artisti di Rosso a Spasso e Equilibrium Tremens che, insieme a saltimbanchi, trampolieri, pasticcini e brindisi vari, hanno accolto i cittadini intervenuti alla cerimonia, iniziata ufficialmente alle 20.30. Michele Migone, direttore di Radio Popolare, ha fatto da moderatore e dato inizio alla cerimonia e Simone Zambelli, presidente uscente del Consiglio di Zona 8, alla presenza dell’assessore alla cultura, Filippo Del Corno, e della famiglia del giornalista, i figli Guido e Gabriella e la moglie Giusi Bonsignore, ha dato il via all’attesissimo taglio del nastro.  Interventi istituzionali e testimonianze affettuose hanno introdotto una serata gioiosa, che ha visto avvicendarsi sul palco il Mago Barnaba, seguito dalla Swingest Orchestra, un mix di swing e melodie dell’Est, accompagnata dalla fisarmonica di Guido Baldoni e conclusasi con il cantautore Alessio Lega. Dotato di 400 posti a sedere, di un pianoforte e delle installazioni necessarie per rappresentazioni teatrali e concerti, l’Auditorium rientra nell’ambito di un progetto di risistemazione più grande, che ha interessato tutto il Centro Civico di via Quarenghi e che ha portato, lo scorso 17 dicembre, all’apertura della nuova Aula Consiliare (approfondimenti su abcnewsredazione.it).

 

Alida Parisi

Riapertura dell’Anagrafe di piazzale Accursio

Primi passi verso la normalità

Dopo otto mesi esatti dal grave incendio, che lo scorso 25 agosto devastò una parte del 3° piano (circa 300 mq) dell’edificio comunale di piazzale Accursio, occupato dalla biblioteca e che, a causa dei fumi e dell’alta temperatura, danneggiò anche il primo e il secondo piano, determinandone l’inagibilità e quindi lo sgombero, e dopo solo 7 mesi da quel 19 settembre, quando la Giunta comunale deliberò l’urgente intervento di risanamento di tutto l’edificio, stanziando ben 750mila euro, il 5 aprile la struttura è stata restituita ai cittadini del quartiere. La previsione del termine dei lavori era stata prospettata entro la fine dell’anno, ma l’efficienza della macchina organizzatrice (forse l’Amministrazione Comunale, nelle vesti dell’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano  Carmela Rozza, forse la serietà della ditta appaltatrice dei lavori, chissà), questa volta ha superato le aspettative di tutti. Di fatto, dopo il ripristino di tutte le condizioni igienico-sanitarie per gli utenti e per tutto il personale presente negli uffici, l’Anagrafe di piazzale Accursio è tornata operativa.

 

Alida Parisi

È primavera

Una boccata di ossigeno a passeggio per i parchi

Dal punto di vista del verde, la Zona 8 gode di una posizione particolarmente privilegiata. Cinque sono infatti i parchi urbani liberi di cui godere in ogni stagione: in particolare, il Parco Pallavicino senza recinzione e situato nei pressi della fermata Pagano della MM1; il parco del Monte Stella, più comunemente conosciuto come la Montagnetta di San Siro, alto 50m e situato nel quartiere QT8. Oltre ad essere attrezzato con percorsi-benessere, la Montagnetta accoglie dal 2003 anche un Giardino dei Giusti, i cui alberi ricordano persone che si sono particolarmente distinte nella difesa dell’umanità. Un po’ più piccolo è il Parco Testori, ex Campo dei Fiori, conosciuto come Le Villette, che occupa l’area di un ex villaggio-giardino di inizio ‘900, situata tra il vecchio borgo di Villapizzone e il ponte della Ghisolfa, e riqualificata ad area verde solo negli anni ‘80. Il parco di Villa Scheibler invece, conosciuto come Parco Lessona, è proprietà di una dimora nobiliare del ‘700 dove, a partire dal 1928, il Comune collocò i vivai comunali e che solo nel 1978 destinò a giardini pubblici con successiva restaurazione della villa annessa. Infine, anche perché di recentissima costruzione, il Parco del Portello, inaugurato nel 2011, è situato all’interno dell’omonimo quartiere residenziale, sede dell’ampia area, dismessa negli anni ‘80, degli stabilimenti dell’Alfa Romeo, e costruito in forma verticale, cioè di collinetta con l’idea di creare una seconda montagnetta da collegare alla precedente tramite un ponte. La presenza di aree verdi nei quartieri risponde alle diverse esigenze della vita quotidiana di persone di ogni età: relax, gioco all’aria aperta, ma soprattutto il bisogno del contatto con i ritmi della natura, per cogliere attraverso i propri sensi l’alternarsi e i cambiamenti delle stagioni. Il fiorire delle magnolie e degli alberi di pesco o pero, così come il ricoprirsi dei prati di manti di erba fresca e verde, sono successivi ai lunghi mesi invernali di alberi spogli e di foglie secche, a loro vota successivi alla mutazione del verde e dei colori sfavillanti estivi della natura verso i colori del rosso e dell’ocra più autunnali. Un rituale che si ripete tutti gli anni ed ogni volta ci trasmette, o ci scatena, più o meno gli stessi sentimenti, più o meno per tutti allo stesso modo. Ma la primavera è particolare e per antonomasia è rinascita, una sorta di inno alla vita, forse la più decantata tra le stagioni, perché ha la capacità con la sua luce, i suoi profumi e i suoi colori di riaccendere in noi il desiderio del ritorno alla natura e di riconciliarci con la vita.

 

Alida Parisi

Massima allerta

Operazione sicurezza in viale Espinasse

Giovedì 24 marzo all’improvviso sui tetti di viale Espinasse un rumore assordante di un elicottero rompe l’atmosfera di un normale fine pomeriggio al momento di prepararsi per la cena. Il cuore salta in gola per lo spavento e per una mezz’ora tutta l’attenzione e focalizzata da un avvenimento che non si riesce a comprendere. Guardando giù dalle finestre in strada si capisce che qualcosa è in atto, qualcosa che assomiglia molto alla ricerca di qualcuno o di qualcosa da parte delle Forze dell’Ordine, che si capirà essere un’operazione dei Carabinieri con posti di blocco tra viale Certosa, Accursio, Palizzi, Espinasse. La prima cosa che viene in mente sono i tragici fatti di Bruxelles e per pochi secondi sembra di vivere uno scenario di paura. Si saprà poi che non è la prima volta che questo tipo di operazioni sono in atto nei nostri quartieri, e questo se ci preoccupa, un po’ ci rassicura se per l’efficienza delle Forze dell’Ordine operazioni del genere ci proteggono da tragedie. La foto fatta dalla finestra da l’idea surreale del momento.

 

Alida Parisi