A cura di Katia Arcieri - specialista in chirurgia generale

Le acque termali

Le proprietà delle acque termali sono conosciute e sfruttate sin dall’antichità. Sul territorio italiano

sono presenti un grandissimo numero di sorgenti termali: ogni acqua ha una differente

composizione chimico-fisica (solfato-calcica, bicarbonato ferrosa…), che le conferisce proprietà

terapeutiche applicabili in molti campi come l’otorinolaringoiatria, la dermatologia, la patologia

osteoarticolare, la cura delle malattie del fegato e dell’apparato urinario.

Le caratteristiche di ogni acqua condizionano anche il numero di somministrazioni nell’arco della

giornata. Alcune sono più indicate per essere bevute (cura idropinica), per esempio nel trattamento

delle malattie delle vie biliari ed urinarie; altre sono somministrate per insufflazione, irrigazione o

nebulizzazione (nelle malattie delle prime vie aeree o ginecologiche) o per bagno (dermatologiche o

vascolari). Le sostanze attive si possono veicolare anche attraverso fanghi e peloidi (costituiti da

accumuli di sedimenti minerali), che si formano nelle zone di scorrimento delle acque nel

trattamento delle malattie osteoarticolari e dermatologiche. La località dove sottoporsi al ciclo di

cure deve essere scelta attentamente con l’aiuto del medico curante.

Il ciclo di cure termali dura due settimane: dopo circa 7 giorni si manifesta la cosiddetta reazione

termale con spossatezza e malessere, che può richiedere una breve sospensione delle cure. Oltre agli

effetti benefici delle acque e dei fanghi è importante anche lo scenario in cui ci si trova: la

tranquillità dell’ambiente, l’alimentazione corretta ed il relax favoriscono l’espletarsi dei suoi effetti

benefici.

Le modalità con cui svolgere la cura termale vanno impostate all’arrivo presso la stazione termale

da un medico termali sta, che costruirà un programma (tenendo conto di tutte le patologie da cui

risulta affetto il paziente): la corretta successione delle cure è necessaria per ottenere il migliore

effetto terapeutico.

La stagione termale “canonica” va da ottobre a maggio, saltando i mesi estivi. I migliori risultati si

ottengono con uno-due cicli all’anno in relazione con la patologia da curare. I benefici si faranno

sentire dopo alcune settimane dal termine della cura e si protrarranno per alcuni mesi. Non esistono

limiti di età e possono beneficiarne sia bimbi che anziani senza pericoli di intolleranza o

sovraddosaggio.

 

Le neoplasie maligne della tiroide

Come già discusso in altro numero di ABC, le patologie della tiroide possono essere indagate con differenti metodiche, dai dosaggi ormonali agli esami radiologici più sofisticati. Lo scopo di queste indagini è quello di evidenziare nodularità sospette sulle quali si esegue quasi sempre una biopsia. Anche la tiroide infatti può sviluppare differenti tipi di neoplasie, con un grado variabile di aggressività.

I tipi istologici sono anche per la tiroide dei carcinomi, di cui si distinguono 3 forme: il follicolare, il papillifero ed il midollare. I primi due hanno un atteggiamento relativamente mite e, una volta diagnosticati, si trattano con l’intervento chirurgico. Anche se sono presenti metastasi, solitamente ai linfonodi del collo, i trattamenti, sempre curativi, comprendono la somministrazione di sostanze radioattive (terapia radiometabolica) durante brevi ricoveri in ambiente adatto. Più aggressivo è invece il carcinoma midollare, che è reso particolare dal fatto che, in casi seppur rari, può essere associato a neoplasie che colpiscono altre ghiandole endocrine (ipofisi, surrenali) in un quadro che prende il nome di sindrome multi endocrina. In queste situazioni, particolarmente rare, la predisposizione a sviluppare un tumore della tiroide si manifesta già in età pediatrica e colpisce più persone della stessa famiglia che, successivamente alla prima, sviluppano neoplasie nelle altre sedi: è d’obbligo pertanto sottoporre ad un attento monitoraggio tutti i consanguinei. Il carcinoma midollare è quindi il più aggressivo dei tumori della tiroide per la tendenza a sviluppare precocemente metastasi anche in sedi distanti da quella di origine; inoltre secerne la calcitonina, che è un ormone che normalmente presiede al metabolismo dell’osso, per cui alla presenza della neoplasia si aggiungono gli effetti dell’ormone, prodotto in misura abnorme sul sistema scheletrico.

 

La prima opzione anche in questo caso è chirurgica e comporta l’asportazione totale di tutta la ghiandola ed eventualmente dei linfonodi del collo (trattandosi di una malattia oncologica). La fase successiva ad un intervento per neoplasia della tiroide necessita sempre della consulenza di un endocrinologo: nei pazienti sottoposti a tiroidectomia totale sarà necessario ricorrere alla terapia sostitutiva con ormoni tiroidei di sintesi, che di norma è ben tollerata da tutti i pazienti, ma richiede un accurato monitoraggio, soprattutto se i pazienti sono pediatrici.