A cura di Barbara Papagno

Al Carroponte si canta Guccini!

Il Palco della Luna presso il Carroponte si tingerà di musica e poesia tra pochi giorni. Protagoniste indiscusse della sera del 5 giugno saranno le poesie e le canzoni di Francesco Guccini, che risuoneranno per tutta la serata. La voce e la chitarra delle canzoni sarà quella di Teo Manzo; nato a Milano circa trent’anni fa, è un cantautore che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la candidatura come miglior opera prima alle Targhe Tenco 2016, con il suo album di debutto Le piromani. Inoltre nel dicembre 2016, all’Auditorium di Roma, viene conferito a Teo Manzo il Premio Fabrizio De André per la Poesia. Teo Manzo scrive poesie e anche canzoni, due arti che spesso sono definite diverse ma che forse si possono definire complementari, forse la poesia ha una musicalità intrinseca, che necessita solo di qualcuno che la scriva. «Trovo che canzone e poesia siano arti parallele. Ma per quanto a volte possano avvicinarsi, anche al limite della sovrapposizione, non si toccano mai» afferma; forse proprio per questo gli è stato affidato l’onere di interpretare le poesie-canzoni del cantautore Francesco Guccini. Inoltre nel suo album Le piromani si sente chiaramente l’eredità di Fabrizio De André per le ballate, ma anche quella di Guccini nelle cantate d’amore. Si potrebbe pensare sia quindi qualcosa di già ascoltato, ma invece Teo Manzo crea un’ottima interpretazione dei due maestri, miscelandola in modo arguto con la propria vena artistica, mettendo su carta brani unici nel loro genere. Ma torniamo alla serata presso il Carroponte: l’ingresso è possibile dalle 19, ora in cui è possibile cominciare a servirsi dell’ottimo cibo street food; lo spettacolo invece comincerà alle 21.30, con ingresso libero. Ricordo che il Carroponte si trova in via L. Granelli 1, Sesto San Giovanni. Sarà un’ottima occasione per conoscere questo artista emergente, attraverso le parole di un suo maestro e grandissimo cantautore italiano.

Eminem in concerto all’Area Expo di Milano

Si può considerare la notizia dell’estate 2018: il primo concerto di Eminem in Italia. Un’intera generazione (e forse anche di più) lo aspetta in Italia da quasi vent’anni. Il rapper si esibirà il 7 luglio all’Area Expo di Milano: la data unica rappresenta il primo live in assoluto per il rapper nel nostro Paese. Finora era stato solo ospite, tra le polemiche, del Festival di Sanremo 2001 condotto da Raffaella Carrà e si è poi esibito agli MTV Europe Music Awards nel 2004 a Roma. I biglietti per il concerto sono stati disponibili solo da mercoledì 31 gennaio per 48 ore. I prezzi sono divisi in tre fasce, con un posto unico che parte dai 65 euro, il pit (il cosiddetto sottopalco) da 80 euro e il Vip Upgrade che arriva a 192 euro. In questo ultimo caso, il ‘pacchetto’ comprende un biglietto per il pit, una sala riservata con toilette, check-in riservato, un free drink e un pass laminato, souvenir dell’evento. Era dal 2014 che Eminem non si esibiva in concerto, neanche nella sua terra natale, gli Stati Uniti d’America. Per il Revival Tour il White Rapper invece decide di concedersi ai suoi fan italiani, con questa unica data. Eminem ha da sempre raggiunto livelli discografici quasi irripetibili, il suo ultimo album Revival ha raggiunto per l’ottava volta consecutiva il numero uno della classifica UK, eguagliando i record dei Led Zeppelin e degli Abba. River, la scorsa settimana, è diventato il nono singolo numero uno dell’artista. La curiosità impazza, alcuni fanno ipotesi sulla natura dell’evento e sull’organizzazione. Non ci resta che aspettare luglio e goderci il concerto!

Barbara Papagno

Malcom Young

Scomparsa di un grande chitarrista

Il 18 novembre è una data che gli appassionati di musica, e in particolare gli amanti di rock, ricorderanno. Una data in cui si chiude un ciclo, che ha dato spunto e grinta a generazioni. Sto parlando degli AC/DC, che in questa data annunciano la morte, a 64 anni, del fondatore e creatore della band, Malcom Young. «(…) come chitarrista, compositore e visionario, era un perfezionista e un uomo unico», spiegano i suoi compagni sulla pagina Facebook. La notizia però non è inaspettata: anzi i suoi ultimi anni sono stati un calvario. Prima, alla fine del Black Ice Tour, nel 2010, la diagnosi di un cancro al polmone, che lo ha costretto ad un’operazione di urgenza. Poi problemi cardiaci gravi hanno richiesto l’installazione di un pacemaker; infine il drammatico insorgere di una forma di Alzheimer, che lo ha fatto scivolare nella demenza senile fino a costringerlo a lasciare definitivamente il mondo della musica. Solo un mese fa era morto a 70 anni George Young, fratello maggiore di Malcolm e guida del gruppo. Young era un chitarrista fenomenale, che faceva della chitarra la continuazione del suo corpo: era infatti uno specialista di riff e accordature aperte, molto stimato nel mondo dei chitarristi. La chitarra di Malcom ha portato, insieme agli altri componenti del gruppo, gli AC/DC ad essere tra i gruppi di maggior successo nella storia del rock: i loro album hanno venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo. Fra i loro brani più noti: Highway to Hell, Back in Black e Hells Bells.

 

Back in Black è il secondo album più venduto di tutti i tempi (50 milioni di copie in tutto il mondo) dopo Thriller di Michael Jackson. Non ci resta che tenerci strette le note della sua chitarra, al fine di prenderne spunto ancora, creando musica.

Elio e le storie tese

Chiusura di una leggenda tra rammarico, nostalgia, sarcasmo e allegria

Gli Elio e le storie tese si sciolgono. Una notizia che ci aspettavamo da tempo, ma che nessuno desiderava. La sera dello scorso 17 ottobre hanno invece dato la conferma dell’abbandono alla trasmissione Le Iene in onda su Italia 1. Gli Elii, come si fanno chiamare, sono attualmente formati da Stefano Belisari (Elio), Luca Mangoni e Marco Conforti (alias Rocco Tanica), compagni di liceo e amanti della musica e dell’autoironia, nonché da Nicola Fasani (Faso), appassionato come Elio di baseball, e da Christian Meyer, con le frequenti apparizioni di Davide Luca Civaschi (alias Cesareo) e di Antonello Aguzzi (alias Jantoman).

 

Erano gli anni ‘70 e il loro nome deriva dal protagonista della prima canzone di Belisari, appunto Elio, le Storie Tese invece hanno origine dalla frase che viene pronunciata da una strofa di un brano degli Skiantos. Ufficialmente il gruppo si fondò nel 1979. Dal 1980 cominciarono i loro concerti, collaborando con molti famosi locali milanesi e con la trasmissione Zelig. Apprezzati e conosciuti particolarmente da un pubblico giovanile, nel 1996 divennero famosi a livello nazionale per la loro prima partecipazione al Festival di Sanremo, classificandosi secondi col brano La terra dei cachi e vincendo il premio della critica Mia Martini. Da questo momento la loro carriera raggiunge l’apice senza mai scendere dai primi gradini: nel 1999 ricevono a Dublino il premio come best italian act agli European Music Awards di MTV e nel 2003 il premio miglior videoclip agli Italian Music Awards della FIMI. Nel 2011 sono stati incoronati da Rockol e dai suoi lettori come «artisti italiani del decennio 2001/2010». Nel 2012 vincono il referendum promosso dal Mei, che li elegge artisti simbolo della musica indipendente italiana. Tutti i loro album sono diventati disco d’oro in Italia. Il loro ultimo concerto (chissà se è vero) sarà il 19 dicembre al Mediolanum Forum di Assago: «dopo scadremo come la mozzarella, anche se sarà possibile consumarci ancora alcuni giorni dopo» hanno detto con la solita autoironia, «ci vuole l’intelligenza di capire di essere fuori dal tempo». Quest’anno, forse già con l’idea che potesse essere una sorta di tour di addio, gli Elii hanno fatto una serie di tappe europee con il repertorio di oltre 30 anni di carriera, in Svizzera, Gran Bretagna, Ungheria, Germania. Godiamoci l’ultimo concerto e torniamo indietro nel tempo!

Anche i tatuaggi suonano

Maggio 2017

Il tatuaggio è imprimere sulla propria pelle un’icona, un disegno, una frase che ci rappresenta o che ci riporta ad un ricordo. Un ricordo che non si vuole dimenticare, qualcosa di importante che deve accompagnare per tutta la vita.

In molti scelgono di tatuarsi una citazione o una frase presa da una canzone, che rappresenta un momento della propria vita in cui quella canzone ha avuto un ruolo particolare. La scelta più difficile è quella della frase che possa rappresentarci di più, se la prima o la seconda strofa o il ritornello.

 

Da oggi questo problema non sussiste più: grazie a Nate Siggard si è riusciti a coniugare tatuaggi e tecnologia al fine di poter creare tatuaggi di un’intera canzone: si chiamano Soundwave tattoo e sono dei veri e propri “tatuaggi sonori” che, tramite un’applicazione per smartphone, possono essere ascoltati sfruttando la fotocamera del telefono. La novità arriva dalla California e l’applicazione si chiama Skin Motion, come il network che Siggard ha voluto creare per riunire i tatuatori più eccentrici degli States e del mondo, e verrà rilasciata a giugno 2017. Il funzionamento è piuttosto semplice: si registra un audio che non superi il minuto, lo si carica nell’applicazione e si attende che generi il disegno dell’onda sonora. Con la stampa ci si reca poi da uno dei tatuatori affiliati al network per ricrearlo su pelle e, a lavoro terminato, basterà inviare la foto del tatuaggio all’applicazione per ascoltarlo ogni volta che si vuole. Da oggi quindi apriamo alla tecnologia anche l’ambiente dei tattoo, al fine di renderli a 360°.

La musica medievale

Aprile 2017

Si ascolta spesso musica medievale nelle sagre di paese con richiami al Medio Evo… ma all'epoca come veniva vissuta la musica? Bisogna innanzitutto sapere che nel Medio Evo la musica era molto presente; tuttavia nella maggior parte dei casi questa musica non aveva la funzione che noi moderni le attribuiamo. Nell'analisi di questo tipo di composizioni musicali è necessario fare una distinzione tra musica profana e musica religiosa. La prima è quella musica non sacra cantata in lingua volgare ed era usata per accompagnare la vita degli uomini e delle donne medievali: canzoni d’amore, satire politiche e danze al suono di strumenti facili da trasportare per i cantori, che si spostavano di città in città.

Le parole erano molto importanti nella musica profana in modo che la gente potesse cantare queste canzoni per divertimento. Questa musica veniva spesso improvvisata o composta per delle occasioni particolari. Non aveva quindi bisogno di essere scritta e tramandata ai posteri, essendo destinata a essere eseguita una sola volta. Per questa ragione anche della musica medievale ci sono rimasti pochi documenti.

La musica religiosa invece era musica che cercava di resistere nel tempo, di conservarsi sempre uguale a se stessa, poiché i riti per cui era stata composta si ripetevano sempre uguali a distanza di tempo. Naturalmente anche la musica religiosa aveva uno scopo pratico: doveva arricchire la preghiera, accrescerne l’importanza all'interno della funzione religiosa, come risulta da alcuni scritti.

La musica medioevale è soprattutto vocale e gli strumenti vengono usati solo come accompagnamento alla voce. Gli strumenti principali utilizzati sono: il liuto; un piccolo organo detto "portativo" (simile alla moderna fisarmonica); la ribeca; il salterio; la ghironda; oltre a flauti, trombe, la viella (antenata del violino) e vari tipi di strumenti a percussione, che hanno la funzione di segnare il ritmo delle danze. Oggi è difficile trovare band che suonino questo genere musicale, a parte durante le sagre medievali che animano il Centro Italia, ma non solo!

 

Immergetevi in questo oscuro periodo storico per qualche ora!

Il valore culturale e sociale della musica

Marzo 2017

La musica ha da sempre caratterizzato luoghi e culture. Ogni paese, spesso ogni regione, ma a volte anche ogni singola città è caratterizzata da un genere musicale o ricordata per un compositore o un cantautore. Conoscere le abitudini di un luogo non significa visitare soltanto monumenti o assaggiare cibi tipici, ma significa anche ascoltare i suoni tradizionali che echeggiano tra le vie, seguendo il ritmo fino ad arrivare all’origine della musica; significa fermarsi in un locale ad ascoltare musica tipica, esattamente come faremmo con un cibo.

Questo mese vorrei proporvi alcune città che si caratterizzano per suoni e musica particolari. La prima città è Parigi che, con i suoi suoni appartenenti al genere ye-ye, ha fatto innamorare milioni di turisti. Come non citare la città della musica USA, Nashville (Tennessee), in cui potrete trovare la tipica musica cowboy e liberare la vostra voglia di ballare. Al top della lista è presente anche una città italiana, Venezia, per la giusta combinazione di romanticismo, eleganza e opulenza. Sebbene vi siano rappresentazioni di opera in tutto il Paese, Venezia completa l’esperienza prima, dopo e durante uno spettacolo di musica lirica. Andiamo verso nord, a Berlino, città caratterizzata dalla musica techno, che pur non essendo nata nella capitale tedesca, si è radicata dagli anni ‘80. Calypso è un genere di musica afro-caraibica originaria di Trinidad e Tobago: spesso trasportatrice di messaggi politici, è stata alle origini una forma di comunicazione musicale tra i lavoratori in schiavitù, poi utilizzata per le battaglie sociali dal basso; suonata con un miscuglio di strumenti folk di gusto caraibico, può essere cantata appassionatamente, così come ballata. Voliamo ancora più a nord, accompagnati da suoni duri: la culla del metal potrebbe essere Birmingham, patria dei Black Sabbath, anche se il paese con più band di metal è la Finlandia. Torniamo nel Mediterraneo, a Lisbona, caratterizzata dal fado, che è un genere di musica popolare profondamente malinconica, che ricorda amori perduti, melanconia e saudade (nostalgia) che è emerso a Lisbona intorno al 1820. Come non citare New Orleans, patrimonio autentico del rhythm and blues. Non vi sareste mai aspettati Bristol, che ha fatto da pioniere per artisti che hanno creato ritmi dall’influenza hip-hop, drum and bass e reggae. Negli anni ’90 ha visto la luce un nuovo genere: il trip-hop, un lento ritmo con elementi di hip-hop o reggae, e una forma di musica elettronica o house. Spostiamoci in Kenya, a Nairobi, dove vi innamorerete del benga, un’evoluzione dalla musica luo (canzoni popolari) dal ritmo soukous. Non poteva certamente mancare il flamenco spagnolo, più precisamente nella zona di Seviglia, dove scoprirete scoprite il ritmo appassionato dei battimani che accompagna il toque (la chitarra del flamenco) e del cante (il canto), accompagnati dal ticchettio dei tacchi e dallo schiocco delle nacchere.

Quindi proporrei, anziché un viaggio enogastronomico, un viaggio cultural-musicale!

 

Barbara Papagno

Il musical, spettacolo tra musica e recitazione

Febbraio 2017

Questo mese vorrei porre l’attenzione su un genere musicale ibrido, tra musica e teatro: il musical. In questa mescolanza di stili, la recitazione e le note si uniscono in uno spettacolo che risulta un unicum.

L’azione viene portata avanti sulla scena non solo dalla recitazione, ma anche dalla musica, dal canto e dalla danza che fluiscono in modo spontaneo e naturale. In questo genere ogni particolare risulta indispensabile per la riuscita dello spettacoli dai costumi dalla scenografia, includendo regia, coreografie e luci, senza dimenticare gli attori, che devono essere in grado di comunicare emozioni ricorrendo, spesso contemporaneamente, a discipline come la recitazione, la danza e il canto.

Dopo questa premessa, con una rapida definizione del genere, vorrei porre l’attenzione su un musical uscito a gennaio in Italia: si tratta di American Idiot, scritto da Billie Joe Armstrong, con le musiche dei Green Day, in scena il 21 e il 22 gennaio a Novara e dal 26 gennaio al 12 febbraio a Milano. Molto giovanile, l’impressione che ha dato è stata di confusione: in uno spettacolo teatrale è fondamentale riuscire a seguire la trama, il filo rosso che trattiene lo spettatore fino alla fine. Questo filo rosso è sembrato mancare, in quanto le parti recitate sono rare e la trama è raccontata quasi solo esclusivamente attraverso le canzoni dei Green Day, itesti delle quali sono, per chi non ha padronanza della lingua inglese, incomprensibili. Questo senso di confusione porta ad una certa noia nello seguire lo spettacolo e di conseguenza ad un’incomprensione generale.

È da aggiungere il tono di voce di alcuni degli attori, fin troppi giovani: per chi conosce i brani originali è stato quasi un trauma sentire gli stessi brani cantati da adolescenti, anche se i Green Day hanno sempre trattato temi adolescenziali.

 

In conclusione, lo spettacolo è stato abbastanza deludente, una serata di una coverband dei Green Day

Green Day

Il senso di libertà del New Age

Gennaio 2017

Cosa volere di meglio, dopo una lunga giornata, di un momento rilassante? Per assicurarsi la distensione di ogni muscolo, la soluzione è un po’ di buona musica di sottofondo. Quale? New Age. Questo stile è un genere musicale che nasce in California negli anni ‘80, secondo l’omonima corrente culturale e spirituale interessata a pratiche e concetti riguardanti la meditazione. Secondo le intenzioni di molti artisti New Age, lo stile avrebbe lo scopo di condurre l’ascoltatore a livelli di coscienza superiori, ma può anche essere ascoltata al solo fine di rilassarsi. Spesso, per rendere l’atmosfera ancora più rilassante e meditativa, vengono aggiunti suoni naturali, come il rumore dell’acqua che scorre o il cinguettio degli uccellini in primavera.

Il genere New Age ha molte sfaccettature, che variano dal jazz alla musica elettronica; in particolare vorrei soffermarmi sulla musica elettronica, che riflette maggiormente il genere musicale del periodo in cui viviamo. Questo non significa che tutti coloro che creano musica elettronica siano classificabili nella corrente New Age, ma sicuramente siamo più vicini e più abituati ai suoni dell’elettronica rispetto a quelli del jazz. Questo stile di musica è spesso senza parole, o molto melodiche, e crea nella mente uno spazio vuoto, che ognuno può riempire a suo piacimento o lasciare vuoto. La sensazione è quella di lasciare libera la mente di viaggiare, muoversi seguendo la melodia, senza limiti di spazio o tempo. Come tutta la musica, anche la New Age può avere accezioni positive o negative, a seconda dei suoni che la compongono e del ritmo, ma nella realtà ognuno vive quel momento a modo suo: chi preferisce viverlo in solitudine, chi in compagnia, chi abbracciato o in altre posizioni. La regola principale è non avere regole: può piacere sdraiati, come seduti in poltrona, può piacere mentre ci si addormenta o mentre si guarda fuori dal finestrino del treno in corsa; liberi. Non resta che prendersi un momento per se stessi, lasciarsi andare ai pensieri, belli o brutti che siano, fare le valige e partire per un viaggio per la mente, liberi da tutto e in compagnia di chi si vuole.

 

Barbara Papagno

Musica in Duomo

Novembre 2016

E questo mese vi propongo un argomento decisamente particolare!

Per il terzo anno è stato riproposta l’iniziativa Il Mese della Musica, organizzata dalla Veneranda Fabbrica del Duomo. Per tutto il mese di ottobre, la Cattedrale si racconterà musicalmente attraverso voci e suggestioni molto diverse tra loro, sempre nel segno delle armonie del Monumento. La rassegna ha proposto al pubblico sette appuntamenti musicali dal 4 al 25 ottobre, ospitati nella splendida cornice del Duomo di Milano, partendo con le voci dei pueri cantores della Cappella Musicale del Duomo, la più antica istituzione culturale milanese, attiva ininterrottamente dal 1402, fino alle maestosità del suono del Grande Organo, il più grande d’Italia.

 

Il programma prevedeva ovviamente musica sacra: citiamo per importanza la Passione di Gesù Cristo di Giovanni Paisiello, sicuramente più adatta ad un pubblico preparato, e il concerto delle arpe della Celtic Harp Orchestra che ha fatto riecheggiare tra le navate le musiche della tradizione irlandese, scozzese e bretone, musiche sacre medioevali e brani inediti, un’esibizione molto suggestiva nella particolare acustica della nostra cattedrale. Infine, a chiusura della rassegna Alessandro La Ciacera e Markus Stockhausen ci hanno offerto l’emozione di un concerto per organo e tromba nel solco della musica intuitiva.

 

L’esperienza della musica ascoltata all’interno delle chiese è già di per sé particolare, ma la suggestione delle sonorità della cattedrale avvolge lo spettatore in una armonia unica legata in particolare al meraviglioso ambiente che, per chi ama la musica nel suo complesso, vale decisamente la pena di essere vissuta. Il costo contenuto del biglietto offre veramente a tutti la possibilità di avvicinarsi a questa esperienza. Inoltre era possibile abbinare al concerto la visita guidata della Cappella Musicale.

 

Ringraziamo la Veneranda Fabbrica del Duomo per l’organizzazione di questa iniziativa che speriamo possa essere ripetuta anche nei prossimi anni.

 

Barbara Papagno

 

I robot nella musica

Maggio 2016

L’intelligenza artificiale somiglia sempre più a quella umana. I robot stanno sostituendo l’uomo in molte delle occupazioni più tradizionali, sfruttando le più varie abilità. Spesso non ce ne rendiamo neanche conto, ma dietro a azioni quotidiane si nasconde una macchina: pensiamo alla metropolitana senza autista, al magazzino che trova e smista i bancali automaticamente o allo smistamento automatico dei prodotti postali; in fondo voi avete soltanto preso il metro o comprato un prodotto online.

Con la soddisfazione degli amministratori delle aziende, che risparmiano sugli stipendi e non devono fare i conti con le ansie dei dipendenti, ma con l’inquietudine di chi si accorge che una macchina è capace di cavarsela in mansioni che una volta erano considerate una prerogativa dell’uomo, la tecnologia avanza a passi da gigante, a volte con lo stesso grado di creatività… come nella musica, dove le macchine riescono ad avere incredibilmente del talento.

 

Le sperimentazioni in questo campo partono negli anni ‘80, quando viene creato il primo pianista robot in grado di leggere gli spartiti e di riprodurli. Anni fa, poco dopo l’entrata nel nuovo millennio, sono state sperimentate alcune band interamente composte da robot. La Toyota ha creato un’intera schiera di musicisti automatizzati: trombettista, batterista e anche il DJ. L’università di Tokyo, invece, ha inciso un disco con le canzoni del gruppo musicale Z-Machines. Ovviamente, nessun essere umano. Lo stesso è successo in Germania: il nome del complesso è Compressorhead.

 

L’ultimo prodotto non ha neanche bisogno di un robot per produrre musica. È un pianoforte che suona da solo e per produrlo ci son volute 9.000 sterline. Basta scegliere la propria composizione preferita sull’iPod collegato e i tasti cominceranno a muoversi su e giù da soli. Stiamo quindi arrivando ad un mondo in cui siamo circondati da macchine, che ci ascoltano e sempre più ci comprendono, parrebbe più dei nostri compagni umani. Questo ci porta a fare una seria riflessione sull’evoluzione della società 2.0: è giusto lasciare che la tecnologia si sviluppi, stiamo attenti a non sostituire anche il rapporto umano, o diventeremo in tanti, ma tutti molto soli. 

 

 

Loredana Berté e le… amiche

Marzo 2016

Quarant’anni di carriera sono molti per tutti: c’è chi non festeggia per non ricordare gli anni passati e chi invece festeggia con un album tutto al femminile! È il caso di Loredana Bertè e il suo nuovo album Amici non ne ho... ma amiche sì!, in cui propone i suoi brani più belli, duettando con le più brave artiste italiane.

E le amiche sono quelle colleghe che non si sono fatte pregare per duettare con lei, rivisitando una parte del suo repertorio nel disco che celebra quarant’anni di carriera: ritroviamo Elisa, Noemi, Nina Zilli e Patty Pravo. Canta anche con Fiorella Mannoia, che le ha prodotto il disco, mentre Ligabue ha scritto per lei l'inedito È andata così.

 

«Non mi aspettavo un entusiasmo del genere; hanno deciso loro le canzoni, stupendomi per le proposte; ora non vedo l’ora di tornare sul palco; quando sono lì sto davvero bene, mi devono portare via con la forza» - è quanto dice Loredana ai microfoni. E ancora continua - «Il tour partirà quest’estate e alla mia band ho fatto provare un’ottantina di brani, ma adesso ne devo aggiungere altri: in ogni tappa voglio fare qualcosa di diverso». Ripetere sempre lo stesso copione non fa per lei.

Anzi, alla Bertè un album di festeggiamento non basta, ha anche pubblicato la biografia Traslocando, già alla quarta ristampa, in cui racconta la sua vita e la sua lunghissima carriera musicale. Festeggiamo ancora una volta le donne!

Barbara Papagno

 

 

Sanremo 2016

Febbraio 2016

Anche quest’anno Sanremo è passato, anche quest’anno un nome in più sarà ricordato tra i vincitori dell’evento canoro nazionale. Il 66° Festival della Canzone Italiana di Sanremo si è svolto  ancora una volta al Teatro Ariston, dal 9 al 13 febbraio , e ha visto per la seconda volta consecutiva Carlo Conti nella doppia veste di presentatore e direttore artistico.

 

Nell’occasione è stato affiancato dall’attore Gabriel Garko, dalla comica Virginia Raffaele (nelle vesti di personaggi diversi in ogni serata: Sabrina Ferilli nella prima, Carla Fracci nella seconda, Donatella Versace nella terza, Belén Rodríguez nella quarta, e nei panni di sé stessa nell’ultima serata) e dalla modella e attrice romena Mădălina Ghenea.

 

I cantanti partecipanti erano divisi in due sezioni: Campioni (composta da 20 artisti) e Nuove Proposte (composta da 8 artisti). Per la categoria Nuove proposte sono arrivate alle sedi Rai ben 648 brani, di cui 282 interpretati da uomini, 249 da donne e 117 da gruppi musicali.  Carlo Conti con la Commissione Musicale di Sanremo Giovani, composta da Giovanni Allevi, Piero Chiambretti, Rosita Celentano, Carolina Di Domenico, Federico Russo e Andrea Delogu, hanno selezionato 6 artisti, che si sono poi esibiti all’Ariston.

 

Si sono aggiudicati la vittoria della categoria Campioni gli Stadio con il brano Un giorno mi dirai, mentre nella sezione Nuove Proposte ha vinto Francesco Gabbani con la canzone Amen. Come già accaduto l’anno precedente con la canzone Grande Amore de Il Volo, i vincitori della sezione Campioni hanno ottenuto il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2016, ma dal momento che i vincitori 2016 hanno rinunciato, tale diritto è stato assegnato alla seconda classificata, Francesca Michielin.

Riguardo alle statistiche, i dati delle puntate di Sanremo 2016 confermano il trend dell’anno scorso, anzi lo migliorano: Carlo Conti sbanca con il 50% di share. La musica cambia, evolve, ma alcune tradizioni rimangono, come un filo rosso che non ci fa dimenticare il passato per vivere il futuro: e il Festival di Sanremo ha proprio questo scopo.

 

Barbara Papagno

David Bowie

Gennaio 2016

Quando si perde il punto di riferimento ci si sente persi, si perde la terra sotto i piedi: questo sta succedendo nel mondo della musica, che ha perso la stella polare: David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones.

Nato a Londra l’8 gennaio 1947, ci ha lasciato pochi giorni fa, il 10 gennaio a New York. Riconosciuto come un cantautore, polistrumentista, attore, compositore e produttore discografico britannico, ha cominciato la sua brillante carriera a metà degli anni ‘60 e per circa cinquant’anni Bowie ha reinventato il suo stile e la sua immagine ed ha influenzato moltissimi artisti.

 

Infatti nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei cento migliori cantanti secondo il periodico Rolling Stone, e tra le sue migliori “tracce vocali” ci sono Life on Mars?, Space Oddity, Starman ed Heroes; nel 2007 è indicato dalla rivista Forbes come il quarto cantante più ricco del mondo.

La sua musica è diventata così popolare da essere utilizzata in molti film, tra cui Noi ragazzi dello zoo di Berlino, e in videogiochi come GTA, Sant’Andreas.

 

David Bowie non è stato solo un cantautore memorabile, ma anche un personaggio di spessore in altri ambiti. Dagli anni ’90 per esempio si occupa di pittura, le sue opere vengono esposte e, grazie alla sua visibilità, fonda un’associazione per far emergere giovani talenti. Durante la sua decennale carriera ha anche sperimentato la carriera di attore e quella pubblicitaria, tanto da essere chiamato come talent in una pubblicità della Luis Vuitton. «We can be heroes, just for one day…» (da Heroes).

 

Barbara Papagno